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October 26, 2012

People I know. Franz Viehweider: una vita sulle due ruote. Pimpate, please

Anna Quinz

L’Alto Adige, si sa, è una terra a pedali. Nel senso che è pedalando che la maggior parte degli altoatesini si muovono e si spostano. Qui la bicicletta non è solo un mezzo, ma un vero oggetto di culto, un’amica fidata, una compagna di vita. Ma le bici non sono tutte uguali. Lo sa bene Franz Viehweider, 56enne Bolzanino, che della personalizzazione delle biciclette ha fatto il lavoro della vita. Dopo studi commerciali e una serie di esperienze lavorative nell’ambito delle spedizioni, del commercio e dell’import di arredi bagno, Franz ha scoperto la bici (ma prima, nel suo cuore, c’era già l’altra due ruote per eccellenza, la moto), e non l’ha lasciata più. Il suo PimpGarage è un luogo magico per i bikers, che qui possono portare le loro amate e vederle trasformate in bici uniche, magari elettriche, magari con caratteristiche tecniche ed estetiche mai pensate prima. Un lavoro manuale, ma anche creativo che Franz fa con passione, continuando però anche l’attività commerciale nel settore degli arredi bagno. E così, tra vasche e bici “pimpate”, Franz vive e lavora con leggerezza, serenità e curiosità verso gli altri, qualità scoperte, anche, nei tanti viaggi fatti al di là delle montagne altoatesine. In sella alla sua moto o alla sua bici personalizzata, naturalmente.

Come è nata la sua inedita attività di “pimper”?

Nel 2000 ho comprato le prime biciclette elettriche in commercio. Erano poco affidabili e poco ergonomiche e così, avendo a disposizione un laboratorio, mi sono messo a tagliarle, smontarle, modificarle. All’inizio “pimpavo” a tempo perso, ma pian piano le persone hanno visto i miei modelli modificati e hanno iniziato a richiedermeli. Nel 2008 la passione è diventata una professione, ed è nato il PimpGarage.

Riceve spesso richieste strane? Qualcuna che l’ha colpita?

Ne riceviamo ogni giorno, è il nostro lavoro in fondo. All’inizio sembrano follie, poi ci si pensa un po’ su e le soluzioni arrivano. Le bici non possono fare miracoli (50 km senza pedalate, ad esempio) e nemmeno noi, ma spesso siamo riusciti a soddisfare anche richieste davvero curiose. Abbiamo fatto di tutto: tricicli, bici da carico, tandem…

Cosa rappresenta per lei la moto? E la bici invece? Passioni, passatempi o stili di vita?

Per noi la moto non è un mezzo di trasporto per andare da un punto x a un punto y. Il bello è che ci dà l’opportunità di vivere i viaggi in un modo diverso, ci dà libertà, ci permette di girare il mondo e apprezzarlo anche durante il momento del viaggio. All’inizio usavamo moto sportive, poi siamo passati a modelli più calmi come le Harley Davidson, che non viviamo però come una dipendenza o uno stile di vita. Non facciamo parte di gruppi di appassionati. Semplicemente ci spostiamo in giro per le strade, entriamo in relazione con il paesaggio, viviamo il tragitto in modo più lento, ci fermiamo dove ci va ed entriamo in relazione diretta con luoghi e persone. E la bici, in piccolo, dà le stesse soddisfazioni. Sono a prima vista due mezzi diversi, ma entrambe trasmettono il senso di libertà. Certo sulla bici il paesaggio scorre più lento, vedi ogni verme, mucca o uccello che ti passa sopra la testa, ma come con la moto permette di vivere la dimensione del viaggio in modo coinvolgente, come piace a noi.

Parla continuamente al plurale… chi è “noi”?

Noi siamo io e Sonia, mia compagna da 36 anni, mia moglie da 26. Io e lei facciamo tutto insieme, siamo due buoni amici e credo sia questo il segreto del nostro successo nel tempo, come coppia. Ci siamo conosciuti da giovanissimi a un corso di ballo, pian piano abbiamo scoperto e condiviso molti interessi comuni. Viviamo, lavoriamo e ci divertiamo insieme, e questo ci piace molto. È importante, per me e per lei, poter fare le cose in due. Certo il non avere figli ci dà maggiori libertà. Come appunto andare in moto o in bici. E proprio per uno spirito di condivisione, siamo passati dalla moto sportiva ad altri mezzi più tranquilli. Perché ognuno di noi aveva a cuore la sicurezza dell’altro. O lo sci, passione che avevamo in comune ma che per vari motivi non possiamo più praticare. E così abbiamo smesso e trovato altro da fare. Insieme.

Qualche desiderio per il futuro?

Innanzitutto devo dire che sono molto felice di quello che faccio. E dunque, il primo desiderio è quello di poter continuare, salute permettendo, a lavorare nel nostro negozio. Anche perché c’è un bel po’ da divertirsi. È bello avere ogni giorno lo stimolo a cercare nuove soluzioni per nuovi problemi. Se penso però a un desiderio più “in grande”, mi viene in mente quello di andare a vivere – un giorno – in un posto dove la vita sia più calma, e dove ci sia maggiore rispetto per le persone.

Dunque, questo luogo, non è l’Alto Adige… cosa le piace e cosa no della sua terra?

Non mi piacciono le montagne. Se potessi scegliere, vorrei fosse tutto più “piatto” e con un clima più mite. Ma sono consapevole di vivere in un posto baciato dalla fortuna. Però, se qualcuno pensa che questo sia il luogo migliore al mondo, significa che il mondo proprio non lo conosce.

 Pubblicato su Corriere dell’Alto Adige del 21 ottobre 2012

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