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January 13, 2021

Angelo Demitri Morandini: tra linguaggio e relazioni sociali attraverso l’ascolto

Francesca Fattinger

L’immensità è in noi, è legata a una sorta di espansione dell’essere che la vita frena e la prudenza arresta, ma che riprende nella solitudine.
Gaston Bachelard, La Poetica dello Spazio

Mi piace iniziare questa intervista con l’artista trentino Angelo Demitri Morandini con questa citazione di Gaston Bachelard, epistemologo e filosofo francese della scienza e della poesia, perché è da questa conoscenza comune che abbiamo cominciato a dialogare e che sono entrata piano piano nel suo mondo. Sempre lui affermava nell’opera “Il diritto di sognare” che occuparsi dell’immaginazione vuol dire agire “al limite fra sogno e pensiero oggettivo, nella confusa regione dove il sogno si nutre di forme e colori reali, e dove, per converso, la realtà estetica trae la sua atmosfera onirica”. Queste parole mi fanno pensare alle opere di Angelo che, raccontandomi il suo lavoro a cavallo tra caos generativo e ordine catalogante,  mi ha aperto il suo atelier facendomi strada nella sua storia.

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Mi ha portato nei meandri dei suoi processi creativi, linguistici e filosofici, facendomi toccare con mano i suoi progetti che l’hanno condotto e lo conducono continuamente dall’arte concettuale a quella relazionale, dalla land art alla digital art, e viceversa, ma sempre attraverso la pratica dell’ascolto di sé, dell’ambiente e delle persone con cui collabora. Uno degli aspetti del suo lavoro che mi ha più affascinato è la sua attenzione al linguaggio.  Negli anni, infatti, racconta “la mia ricerca artistica si è focalizzata sulla relazione tra il linguaggio e i suoi strumenti, alterandone gli equilibri e le funzioni per creare armonie o dissonanze concettuali, attraverso l’accumulo e l’ossessione, creando così una o più nuove realtà.” 

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La tua carriera è ricca, prolifica ed estremamente poliedrica. I tuoi progetti, pur nei diversi media in cui ti sei cimentato, dal disegno al video, dalla pittura all’installazione, dalla steganografia ai progetti relazionali, ruotano attorno a forti capi saldi, tra cui l’attenzione fondamentale al linguaggio. Il tuo è un linguaggio fatto di parole, segni, suoni, oggetti, persone, ambiente. Ce ne vuoi parlare un po’ di più?

Nella mia pratica artistica metto al centro il concetto, e i diversi media che posso utilizzare servono per amplificare l’idea, sono delle lenti attraverso cui osservare il concetto o l’indagine da angolature diverse.
Ti racconto di un lavoro di qualche anno fa che ben spiega questa cosa.  Anagrammando il nome del quotidiano locale “Alto Adige” si ottiene la parola Dialogate. Un invito quindi a parlare e confrontarsi. 
Dialogate è diventato il titolo di un quotidiano utopico attraverso l’utilizzo un oggetto poetico che ho inventato: il “preligrafo”. Il “preligrafo” è un assemblage tra una penna e una siringa. La siringa utilizzata sul quotidiano può prelevare l’inchiostro, quindi il testo e le parole.  Ho realizzato dunque un giornale dalle pagine vuote e l’inchiostro è stato messo in una boccetta. Successivamente diverse copie di questo quotidiano vuoto, fatta eccezione per il titolo “dialogate quotidiano per liberi pensatori”, sono state consegnate a genitori e bambini nelle loro case. La boccetta con l’inchiostro è stata aperta e l’inchiostro, che altro non è che parole allo stato liquido, hanno cominciato ad evaporare. Il video documenta questo tipo di arte relazionale e racconta di genitori che inventano storie ai loro figli e che appunto dialogano in modo conviviale riappropriandosi di uno spazio relazionale occupato prima dai telegiornali. Il tema sono i media e il valore delle informazioni. Un’ indagine che ancora oggi porto avanti e che ho presentato nella mia ultima mostra personale del 2020 intitolata “crazy pink propaganda” presso la Galleria Contempo di Pergine.

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Nell’installazione “gli 11 principi” che Goebbels non ha scritto, otto luci al neon trovano una collocazione diametralmente opposta al soffitto, dove siamo abituati a vederli e sono ubicati invece sul pavimento. La luce, fredda come la ragione analitica, trapassa i micro-fori del testo impresso sulla carta ciclostile che abbraccia il tubo luminoso. Questo tipo di carta, usata largamente ne XX secolo, permetteva la stampa manuale a basso costo per una tiratura limita. Utilizzata nelle occupazioni studentesche, nei movimenti di protesta nei pamphlet, (breve scritto di contenuto polemico o satirico) o nei “samizdat”, la carta ciclostile ha un valore culturale nostalgico poetico. Per scrivere il testo sulla carta ciclostile ho utilizzato una macchina da scrivere Olivetti dell’epoca. La dura meccanica della macchina, battendo sulla fragile carta ciclostile, leva la pellicola nera creando una matrice inalterabile non manipolabile. L’installazione è un grido d’allarme verso la manipolazione, infatti, cercando in internet gli 11 principi sembra che li abbia scritti Goebbels, ma è un’anomalia dell’algoritmo che anche se evoluto ancora non può essere un garante di verità, un problema che con l’avvento dei Big data dovrà essere affrontato.  

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Leggendo il tuo statement una delle parole che più mi sono rimbombate dentro, creando echi e rimandi, è stata: ASCOLTO. Scrivi: “per quanto riguarda l’arte relazionale mi sono dedicato alla costruzione di spazi di ascolto. Un ascolto dei suoni del mondo, un ascolto della natura, un ascolto dell’altro, un ascolto interiore.” Quale potenzialità racchiude l’ascolto per il tuo lavoro? 

L’ascolto è attenzione. La prima attenzione per un artista è verso sé stesso. È importante un ascolto interiore lontano dai rumori del mondo. Il premio di questa pratica è l’autenticità. Poi c’è l’ascolto verso l’esterno dell’altro e del mondo. L’alambicco sonoro racconta questo tipo di ascolto: è un’istallazione di land art, che il comune di Ledro ha acquisito nel 2013. 4 pali di larice fungono da antenna del mondo attraverso i principi della radio galena, una radio di fortuna fatta con i cristalli di galena durante la guerra dai soldati per rimaner connessi con il mondo. La cosa particolare di questa radio è che è suscettibile al cambiamento atmosferico, è viva. Le persone sentono un fruscio e sono costretti ad avvicinare l’orecchio al palo per ascoltare meglio e sentire conversazioni in zone remote del mondo che l’aria ha portato fino a li. Questo è il punto. Il lavoro è semplicemente un invito a fermarsi e ascoltare.

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Un altro aspetto importante delle tue opere è quello legato al corpo, alla corporeità degli oggetti che crei, smonti e riassembli e alla corporeità tua e delle persone che coinvolgi nei tuoi progetti. Ci puoi parlare, in particolare, dei grandi disegni con la graffite e di Fragile Babilonia?

 Dal 2017 ho approfondito il tema del disegno automatico e ho utilizzato questa tecnica per indagare il tema del trauma e il suo mistero. Una sorta di rinascita, alla ricerca dello stato di trans, una ricognizione approfondita dei flashback.  Uno scongelamento dei ricordi che la memoria congela in seguito ad un’esperienza traumatica. Ho utilizzato grossi pezzi di graffite su carte di grandi dimensioni. I segni sono forti e violenti e a volte la graffite si spezza. Si spezza come quando ti rompi un osso e lo fa all’improvviso bloccando il flusso del disegno. Ad ogni rottura qualcosa emerge come un momento catartico. I movimenti sono ossessivi impulsivi viscerali a volte delicati e impercettibili. Attraverso il di- segno posso prendere appunti in modo veloce e istintivo limitando le incursioni del cervello e le sue prigioni mentali. Il lavoro è una ricerca di libertà e una promessa di dialogo.

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“Fragile Babilonia” invece ha avuto una Nomination in “Premio Combat Art Prize, nella sezione installazioni. Si tratta di un concorso internazionale che quest’anno ha visto la partecipazione di 1400 opere iscritte da 46 paesi diversi.  “Fragile Babilonia” è un’installazione di misure variabili, formata da un accumulo di 4000 elementi metallici disposti in un reticolo di grafemi.  Sono partito da una riflessione sul linguaggio e sulla natura ambigua delle parole, ne è emerso un “tappeto linguistico” frutto di automatismi meccanici e umani. Un riflesso della cultura mutevole e dinamica dell’era contemporanea che ci parla con il linguaggio della contraddizione. Le parole che “dicono” nascondono mentre quelle che nascondono sono proprio quelle che rivelano. Ogni elemento è stato generato da una graffettatrice che “sparava” le sue graffette su un sasso (guarda il video). Con il lento consumarsi della pietra ad ogni colpo mutava la superficie su cui impattava la graffetta, che in modo casuale ha assunto forme sempre diverse. Lo scopo della graffettatrice è ancorare una superficie ad un’altra ma il tentativo ossessivo di unire la cambretta con il sasso ha generato un fallimento, anzi 4000 fallimenti. L’impatto infatti deformava il metallo generando dei simboli unici che sono stati raccolti e disposti come nella pagina del quaderno di un bambino che sta imparando a scrivere. Ci tengo a dire che io non ho modellato nessuna graffetta e che la forma è semplicemente frutto del caso e dell’impatto.  Queste forme sono come una scrittura antica, quasi sumera, e le lettere sono dei vagiti primordiali. In un mondo in cui siamo sommersi da informazioni e i mezzi di comunicazione proliferano, rischiamo di naufragare in una solitudine esistenziale, incapaci di comprenderci in una sorta di “Babilonia contemporanea”. 

I try to draw a flight

Sinestesia e immagini video, corporeo e digitale, reale e virtuale, casualità e controllo. Come hai fatto a unire questi opposti per creare arte ed esperienze? E poi sono davvero così opposti come crediamo?

Nel 2013 ho cominciato una ricerca che indagava il rapporto tra immagine e suono e che ancora oggi sto esplorando. Mi sono domandato se fosse possibile ascoltare le immagini anziché guardarle e basta, e creare quindi un lavoro sinestetico. Ispirandomi all’acqua ho immaginato di considerare l’elettricità come fosse un liquido e ho pensato che se avessi cambiato il contenitore avrei anche cambiato la forma del liquido stesso. Il cavo è il letto del fiume. L’acqua, cioè l’elettricità, va dal computer al monitor, come un piccolo fiumiciattolo. Ho creato una deviazione e ho diretto l’elettricità in un nuovo contenitore cioè in un box audio.  L’elettricità ha preso la forma di quel contenitore ed è diventata inaspettatamente suono, forse più rumore, cioè suono disorganizzato.
Utilizzando questi principi ho realizzato nel 2015 Il progetto “I Try to draw a flight” che ha fatto parte del progetto “Der blitz”. Tale progetto nasce all’interno del MAG, Museo Alto Garda, come strumento per rappresentare le ricerche legate all’arte contemporanea e metterle a confronto con il territorio. E’ stato un progetto a cura di Denis Isaia, Federico Mazzonelli in collaborazione con MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Il lavoro era composto da un video che dialogava con una lastra vetro. Il segnale video è stato utilizzato sia per visualizzare l’immagine che per alimentare una sorta di box audio rudimentale il quale, vibrando sulla lastra di vetro, generava dei suoni. Chi assisteva vedeva quindi l’immagine, ma ne ascoltava anche i contenuti attraverso il suono. 
Il volo in parapendio di quattro amici sul lago di Garda si intrecciava con un mio tentativo fallimentare di disegnare una rotta utopica sopra un elemento instabile: una pallina da ping pong sospesa in un flusso d’aria e segnata da un pennarello. Prospettive, paure, speranze e fallimenti sono le emozioni e gli elementi che caratterizzano I try to draw a flight. 

Il prossimo anno un lavoro più complesso che esplora maggiormente la dimensione della parola e porta in grembo le ricerche iniziate nel 2013, sarà presentato presso La SLUB, Biblioteca universitaria del Land di Sassonia, (nome originale: Sächsische Landesbibliothek) di Dresda che è la biblioteca statale (Staatsbibliothek) della Sassonia nonché la biblioteca universitaria dell’Università Tecnica di Dresda.
Spesso elementi che sembrano distanti trovano una vicinanza quando proviamo a guardarli da una nuova prospettiva. L’arte lo insegna: la prospettiva è un principio cardine per lo spazio, e vale anche nella filosofia per le dimensioni del pensiero.

 Angelo Demitri Morandini è nato a Trento, in Italia, nel 1975. È un artista concettuale multidisciplinare concentrato sul linguaggio e sulle relazioni sociali.  Laurea in Filosofia, Università di Verona 2005; ottiene diverse certificazioni in Information Technology presso importanti aziende quali Microsoft, Oracle e Vmware. Le opere d’arte e i progetti concettuali di Morandini sono stati presentati in Italia e all’estero, di seguito le recenti mostre, festival e progetti selezionati: progetto Atlas Curae, a cura di Francesca Piersanti e Veronica Bellei (Palazzo ExPoste, Trento, Italia, 2020) ; “Crazy Pink Propaganda”, a cura di Dora Bulart, mostra personale presso Galleria Contempo (Pergine di Trento, Italia 2020); Fragile Babilonia, Combat Art Prize 2020 (nomitation; catalogue); “Robotic Man”, video installazione a Villa Brentano (Milano); Progetto personale “Il Germogliatore”, a cura di Annalisa Casagranda (MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto), Palazzo Albere; Trento, 2018); “I TRY TO DRAW A FLIGHT”, progetto di video installazione, a cura di Federico Mazzonelli (MAG – Museo dell’Alto Garda, Riva del Garda (Trento), 2015); “Dialogo d’identità” (dialogo sull’identità), progetto di una tela sociale presso l’Università delle Arti di Bahia, Brasile; progetto di video arte per MANIFESTA 7 (collateral; Trento, 2008) ecc. Dal 2019 Angelo Demitri Morandini è presentato dalla galleria Contempo (Pergine di Trento, Italia). Vive e lavora a Caldonazzo (Trento), Italia.

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Foto:
In copertina un dettaglio dell’opera 11 principi , photo by courtesy of Angelo Demitri Morandini; 
Dialogate, inchiostro su carta di giornale, cm 48 x 62, 2008, photo by courtesy of Angelo Demitri Morandini; 
11 principi, luci al neon, carta ciclostile, misure variabili, 2020, photo by courtesy of Angelo Demitri Morandini; 
Alambicco Sonoro, larice, rame, trasduttore di superficie, radio galena, pannello solare, cm 4 elementi 230 x 25 x 25, 2013, photo by courtesy of Ledro Land ART;
Fragile Babilonia, 4000 cambrette metalliche, m 4 x 4, 2020, photo by courtesy of Angelo Demitri Morandini;
I try to draw a flight, video installazione, pennarello, pallina da ping pong, phone, lastra di vetro trasduttore di superficie, amplificatore, cavo vga, misure variabili, 2015, photo by courtesy of Angelo Demitri Morandini;
Foto dell’atelier di Angelo Morandini e Francesca Fattinger.

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