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July 7, 2024

Biennale Gherdëina: arte e leggende mettono in dialogo umani e Natura

Silvia M. C. Senette

Mito e contemporaneità si fondono negli ecosistemi narrativi che Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC di Bergamo, ha creato per la nona edizione della Biennale Gherdëina. Avviata il 31 maggio scorso, la manifestazione nata nel 2008 come evento collaterale di Manifesta 7 e promossa dall’associazione Zënza Sëida proseguirà fino al 1° settembre, declinandosi in 36 opere. Altrettanti artisti provenienti da Europa, Nord Africa e Medio Oriente, hanno esplorato il rapporto tra uomo e natura in una visione multispecie ispirandosi alle leggende ladine del Regno dei Fanes. Tra le imponenti vette dolomitiche e gli iconici paesaggi della Val Gardena, va in scena “The Parliament of Marmots”: un luogo dell’anima che invita a immergersi nel dialogo e nell’affascinante intreccio di storie “più che umane”. Il curatore toscano, 47 anni, si addentra lungo le riflessioni che hanno accompagnato la genesi di questa edizione.

Lorenzo, le narrazioni mitologiche – così presenti nell’universo montano e in particolare in quello ladino – possono contribuire a ricostruire il nostro rapporto con il mondo naturale?
La dimensione mitologica rappresenta uno spunto e uno stimolo, ma abbiamo cercato di trasferire quella dimensione nel nostro tempo con lavori – soprattutto le nuove produzioni – che parlano di contemporaneità e di una possibilità per la specie umana di instaurare una forma di dialogo diversa con le altre specie viventi del mondo. Il tema centrale di questa edizione della Biennale Gherdëina, il Parlamento delle marmotte, prende spunto da un mito ladino che svela la rottura di un’alleanza tra un popolo di montagna e le marmotte, simbolo della natura selvaggia, per dargli risonanza contemporanea. La rottura del patto interspecie, trasferita nel contesto odierno, può essere applicata a tutto il contesto globale. Il mito è una possibilità di narrazione, di scrittura nuova.Diana Policarpo, Anguane’s Fountain, 2024

Tra il mosaico di voci esposte, quali incarnano maggiormente questa ricerca di dialogo?
Allestito nel centro di Ortisei, il lavoro di Lin May Saeed, una straordinaria artista tedesca di origini irachene scomparsa in questi due anni di collaborazione, esplora il tema della liberazione animale in un complesso scultoreo che si allarga anche ad altri linguaggi. A breve distanza svetta il monumento equestre che Julius von Bismarck ha dedicato al bostrico: il coleottero rappresenta un devastatore delle foreste ma anche un messaggero del cambiamento climatico. Ingela Ihrman evoca la dimensione geologica delle Dolomiti nella scultura di oltre dieci metri che rappresenta lo scheletro di un pesce preistorico, mentre l’artista portoghese Diana Policarpo ci riporta ai miti delle anguane con una fontana installata nel Castello Gardena. Tra le nuove commissioni, spiccano l’intervento pittorico di Nassim Azarzar e le sculture in legno di Sara Ouhaddou. Nassim Azarzar, The Edge of the Forest, 2024

Quali i punti di continuità rispetto alle edizioni precedenti della biennale e quali gli elementi di novità della tua curatela?
Vedo molta continuità con l’ultima edizione, come sensibilità e come atteggiamento, nell’intenzione di portare nuove produzioni che non fossero monumentali e non dovessero per forza celebrare o apparire come segni forti nel paesaggio. Di diverso c’è l’idea di non volersi necessariamente erigere a modello di sostenibilità: un obiettivo difficile da raggiungere nel momento in cui si realizzano eventi che “spostano” un gran numero di persone. Per noi sostenibilità è tentare di avere una ricaduta profonda e reale, in termini relazionali, nel rapporto con le comunità con cui siamo entrati in contatto in questi due anni per far sì che ciò nasce nasca veramente da un incontro, da interpretazioni sensibili del contesto in cui si opera.Alex Ayed, Untitled (Beit el hmam II), 2023

Ortisei e la Val Gardena sono luoghi che evocano tanto un senso di comunità quanto un certo isolamento montano. In che modo questo dualismo trova spazio nella Biennale?
Questa edizione parte da un cortocircuito: dalla constatazione del contrasto tra la natura meravigliosa, soverchiante, imponente, con questi picchi montani e una rappresentazione quasi ideale della natura selvaggia da un lato e, dall’altro, di una presenza molto forte dell’uomo, con un’organizzazione di tutto il contesto e la sua capitalizzazione attraverso il comparto turistico. Partendo da questo evidente contrasto che si vive e si respira attraversando la valle, abbiamo interrogato gli artisti su cosa fosse per loro il selvaggio. Esiste ancora una dimensione di natura selvaggia? Dove possiamo trovarla? Come possiamo farne esperienza?Ingela Ihrman, The Wandering Spruce, 2015

Le Dolomiti offrono una prospettiva unica sul concetto di tempo. Avete giocato con le intersezioni temporali tra passato geologico e presente culturale nelle opere e negli allestimenti?
È un elemento riscontrabile nella maggior parte dei lavori realizzati per questa edizione. Sono quasi tutti site specific, ma c’è anche una parte di opere prodotte in precedenza e ora esposte nel contesto della biennale per ampliare la narrazione rispetto ai temi sviluppati in questo mosaico molto diversificato dal punto di vista dei linguaggi e delle pratiche artistiche. Non è più una biennale di scultura, né tanto meno una biennale di opere d’arte nel paesaggio: la Biennale Gherdëina è molto altro, ormai. Si è aperta a tutti i linguaggi e molte posizioni sono esposte all’interno di spazi prestati da privati, dentro vecchie cantine, garage, alberghi abbandonati, ma anche meravigliosi contesti storici come il Castello Gardena del Settecento, a Santa Cristina. Abbiamo provato ad attuare un pensiero più sensibile rispetto alla presenza di opere in natura, nel bosco, sugli altipiani: si è cercato di invogliare a un’esperienza estetica di questi luoghi di per sé, piuttosto che andando ad arricchirla ulteriormente con la presenza di sculture.

Arnold Holzknecht, Schwarzweiß  Bianconero, 2024Quali simbolismi mette in luce il percorso espositivo?
L’invito è ad aprirsi a narrazioni “più-che-umane”: secondo l’antropologa Anna Tsing, la capacità di fabbricare mondi non è prerogativa degli uomini. C’è poi il tema dichiarato del rapporto con la cultura mediterranea: la Biennale Gherdëina presenta un ibrido di proposte artistiche, aprendo alla possibilità di un abbraccio culturale che avvolge Alpi e Mediterraneo e al contributo di autori provenienti soprattutto dalle aree del Nord Africa e del Medio Oriente. I miti ladini nati in valli di montagna molto isolate, d’altronde, affondano le radici nella protostoria: li abbiamo restituiti al visitatore in una forma più elaborata e più complessa, che però fa anche sognare perché ci porta molto lontano nel tempo e nello spazio”.

Femmy Otten, The Mountains and the Vulva, 2024E a te, cosa resterà di questa Biennale?
Aver lavorato sul tema del selvaggio, del volerne ancora trovare i segni e la presenza nel mondo, ha amplificato ulteriormente il senso di un necessario cammino su delle rovine. Vado via con la sensazione che, forse, proprio negli spazi residui, di resistenza, in cui la presenza umana c’è stata e poi ha lasciato posto ad altro, si possono ancora trovare i segni di questa dimensione più libera.

 

Photo credits: 

1 Chiara Bersani, L’animale selvaggio, 2024. Mixed media on Paper. Variable Dimensions. Performance on 31.05.2024. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Photo by Tiberio Sorvillo; 2 Diana Policarpo, Anguane’s Fountain, 2024. Mixed media sculpture. 280 x 120 x 120 cm. // Anguane’s Fountain, Stream (COBRACORAL), 2024. 6 multi-channel audio installation. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Photo by Tiberio Sorvillo; 3 Nassim Azarzar, The Edge of the Forest, 2024. Wallpainting. Variable Dimensions. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Photo by Tiberio Sorvillo; Alex Ayed, Untitled (Beit el hmam II), 2023. Clay, Olive Wood, Hay, Steel, Limewash. 280 x 107,5 x 118 cm. Courtesy of the Artist and ZERO…, Milan and Galerie Balice Hertling, Paris. Photo by Tiberio Sorvillo; Ingela Ihrman, The Wandering Spruce, 2015. Performance on 01.06.2024. Courtesy the Artist and Ögonblicksteatern i Umeå, Sweden. Photo by Tiberio Sorvillo; Arnold Holzknecht, Schwarzweiß / Bianconero, 2024. 2 Carved, Planed and Turned Sculptures in Wood, Sheep Wool, Acrylic. 240 x 45 x 100 cm. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Photo by Tiberio Sorvillo; Femmy Otten, The Mountains and the Vulva, 2024. Installation with Three Sculptures in Linden Wood. Variable Dimensions. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Supported by Mondriaan Fund and The Embassy and Consulate General of the Kingdom of the Netherlands. Photo by Tiberio Sorvillo

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