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May 30, 2011

Artmaysound, il racconto emotivo

Armin Barducci

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Walther von der Vogelweide ha vegliato su di noi. Con sguardo impassibile e con postura inflessibile. Ci ha guardato faticare come delle bestie, ci ha guardato mentre la piazza a lui dedicata s’è trasformata in una foresta pluviale nella stagione dei monsoni, ci ha guardato gioire come dei fanciulli che ricevono quel particolare regalo che non hanno mai osato desiderare.

ArtMaySound 2011 è concluso.

Cosa andrò mai a raccontare di questa 5 edizione di ArtMaySound? Sinceramente non lo so bene, credo un po di tutto e magari anche in maniera un po’ confusa dato che in me albergano una miriade di sentimenti, che per una volta tanto, non sono contraddittori ed autoannullanti.

Dai, inizio precisando una cosa:

ArtMaySound 2011 è andato bene.

Molto bene.

Partiamo col raccontare una storia che inizia, come di consueto, almeno 6 mesi prima. Non serve lanciare un flashback, ma basta sapere che tutti quei mesi son stati spesi nell’organizzare l’evento. Un po come in Star Wars facciamo scorrere il preambolo narrativo solo per catapultarci al giovedì scorso, un giorno prima dell’inizio del festival. Giovedì abbiamo montato e sistemato tutto e qualunque cosa che era visibile in piazza. Abbiamo sudato sette camicie, sette canottiere e qualche braga. Diciamo una grande fatica. Dovuta e calcolata, quindi tutto nella norma.

Il Venerdì:
Alle 4 di notte un boato coglie alla sprovvista il gatto (la MimiMao) che si artiglia in un mio braccio ed io, urlando, mi sveglio di soprassalto. Un temporale furioso illuminava la notte oscura. Fuori pioveva come se dovesse piovere per l’ultima volta nell’esistenza della Terra. Mi metto le mani nei capelli e mi dispero per tutte le cose che abbiamo montato per il festival. Già m’immagino scene catastrofiche, uraganiche, cose devastanti. Rimango sveglio invocando un entità superiore qualsiasi. Alle 8 arrivo in piazza e alla fine non è successo nulla di che. Aveva smesso di piovere. Ha rincominciato due ore più tardi per non smettere più. Una giornata di festival rovinata.

“Non è colpa nostra, è destino.”, pensavo.

Tante volte.

Tante.

La pioggia non smetteva e verso sera si prende la decisione di non far suonare i gruppi musicali e di spostarli il giorno seguente. La gente e gli ospiti sono migrati in luoghi più caldi ed asciutti, mentre noi del team eravamo intenti a soccorrere gli gazebo che volavano via per colpa di un improvviso vento che furiosamente ha intaccato qualunque cosa (tipo la mostra, le tovaglie i bidoni, i tavoli). Torno a casa con un immagine di devastazione tornadica della piazza in mente e svengo stanchissimo nel letto.

Il Sabato:
Alle 8 il cielo era nuvolo, ma splendeva il sole. Il tipico tempo che non da fiducia a nessuno. Quello che non ti fa intraprendere la classica gitarella fuori porta, ma un giretto in centrocittà te lo fai. Per noi, per il festival, un giorno perfetto. Risistemiamo tutta la piazza, puliamo tutto, rimontiamo tutto il crollato ed accogliamo ospiti, commercianti e le prime timide persone venute a curiosare.

Avete presente cosa succede cosa succede nel sottobosco giusto dopo una copiosa pioggia? Succede che crescono i funghi. Ecco… i funghi erano le persone che pia piano (ma neanche tanto piano) hanno invaso la piazza centrale di Bolzano. Stava succedendo qualcosa di strano, veramente strano. Il festival annuale delle pratiche di nicchia (fumetto, gdr, cosplay, musica) giovanile era popolato da persone di tutte le età (pure turisti che acquistavano fumetti).

Erano tanti… molto di più di quanto io potessi mai immaginare.

Che cos’era successo? La città ha risposto. Il circondario ha risposto. Le 250-300 persone che tutte contemporaneamente occupavano la piazza l’hanno dimostrato. Mi veniva quasi da piangere. 10 anni fa non c’era nulla. Niente di niente. Niente fumetto per nessun interessato.

Qui scatta il blackout nella mia testa. Sono cose, sono risultati che devo ancora analizzare bene, devo elaborare (quasi come un lutto al contrario). Quando sarò pronto lo vorrò raccontare e lo farò quì, in questo posto virtuale, nel mio canale di comunicazione quotidiano.

Epilogo:
Siamo arrivati ai ringraziamenti, che per adesso non voglio ancora fare. I ringraziamenti li farò in un post adeguato nei prossimi giorni. Questo racconto è puramente emotivo, intimo (quasi), pervaso da sana gioia ed ignorantissima felicità.

ArtMaySound 2011, lo ripeto, è andato bene.

Molto bene.

Sappiatelo!

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