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October 15, 2019

Matematica e arte: 4 chiacchiere con Federico Giudiceandrea, collezionista di Escher

Abram Tomasi

Ho sempre pensato che matematica e arte fossero due affari diversi. Personalmente ho sempre odiato la prima e amato la seconda. Ma mi sbagliavo. Ieri ho incontrato il più grande collezionista del grafico olandese Maurits Cornelis Escher. Si chiama Federico Giudiceandrea, è un ingegnere e vive a Bressanone. Abbiamo preso un caffè nel suo ufficio e mi ha raccontato la sua passione e la sua esperienza, aprendomi gli occhi su come matematica e arte, siano in fondo due vasi comunicanti.

Quando ci siamo lasciati, nella mia testa aleggiava una grande domanda, di quelle esistenziali, di quelle da non dormirci la notte: cos’è davvero la realtà? Quella che vediamo con i nostri sensi o quella che pensiamo con l’intelletto? 
Nel frattempo, in attesa di darmi delle risposte (o forse di non darmele mai) ho raccolto qualche riflessione, di Giudiceandrea e anche qualcuna mia, sulla storia e sul personaggio Maurits Cornelis Escher, sul senso del collezionismo e sul legame che intercorre tra arte e matematica. 

146 Rossano 5300“Ho visto le opere di Escher per la prima volta a 16 anni. Mi piacevano le materie scientifiche e leggevo la rivista ‘Le Scienze’. In un numero mi sono imbattuto nella rubrica ‘Giochi Matematici’ curata da Martin Gardner e ho letto un approfondimento sul grafico olandese. Le sue opere mi hanno subito affascinato. Quando poi ho acquistato ‘On the Run’ dei Pink Floyd e sulla copertina c’era l’immagine di una sua opera, quello è stato il momento in cui ho iniziato ad innamorarmene”.

Negli anni ’60 e ’70 la comunità hippie ha scoperto Escher e ha iniziato a copiare e colorare con tinte psichedeliche le sue opere. Il grafico olandese odiava che producessero copie dei suoi lavori, anche perché il più delle volte, accadeva senza averne il permesso. Ma è anche grazie a loro che il grafico e incisore olandese è diventato noto e riconoscibile, lanciando dietro di sé un fortissimo “hype” ancora molto presente: l’eschermania. Forse pochi sanno che prima che le sue opere iniziassero a parlare di mondi psichedelici e paradossali, Escher dipingeva paesaggi italiani. L’Italia ha rappresentato per l’artista il periodo più felice, per questo quando ha lasciato il Bel Paese – in cui ha vissuto per un periodo – ha rinunciato completamente alla paesaggistica e ha iniziato ad esplorare il suo mondo interiore.

“Inizialmente vedevo solo le opere più famose di Escher, quelle che oggi riconosciamo subito come sue. Poi sono andato a una sua mostra a Firenze, era il 1978, e lì ho visto la prima produzione dell’artista. Paesaggi italiani. Prima del 1936 viveva a Roma e passava ogni estate con altri artisti in Sud Italia. Nel 1930 si è fermato in Calabria e qui ha realizzato 13 opere. Tra queste, una rappresenta Murano Calabro, dov’è nata mia madre, e un’altra Rossano, il paese natale di mio padre”.

Una coincidenze sensazionale.

435 Ascending and Descending 2500“Ora colleziono arte e matematica. Escher è il rappresentante più noto. Ma ho sempre collezionato. Da ragazzo, figurine, fiori, sassi, conchiglie, francobolli e monete. Mi è sempre piaciuto trovare un ordine alle cose, e quando non lo trovavo, lo creavo”.

Mi balza in mente un’immagine. Una scena dal film ‘La migliore offerta’ di Giuseppe Tornatore (peraltro, in parte girato a Bolzano). Il protagonista è un collezionista di quadri e li tiene tutti in una stanza-cassaforte. Ogni tanto entra nella stanza e si ferma a osservare le sue opere, appese alle pareti, ammirandole a una a una.

“Le opere originali di Escher non possono essere esposte alla luce, perché le invecchia, le rovina. Le tengo al buio, ognuna all’interno di un cassetto. L’unico quadro originale che ho appeso a casa è ‘Le Metamorfosi’. Questo è il motivo per cui organizzo anche mostre. È un’occasione per riprendere in mano le opere, appenderle, studiarle e riscoprirle. Ogni volta imparo qualcosa. La prossima esposizione inizierà a dicembre e sarà a Trieste”.

Perché un ingegnere dovrebbe collezionare opere d’arte? Mi chiedo e chiedo a Giudiceandrea.359 Stars 2400tif

“In Escher, almeno dopo il primo periodo italiano, c’è l’idea ricorrente e molto matematica di staccarsi dai sensi e rappresentare il paradossale. Il termine paradosso deriva dal greco ‘para doxa’: andare oltre l’apparenza. È interessante anche dal  punto di vista filosofico: per l’idealismo l’apparenza non è la realtà. La realtà sono le idee. L’acqua che scorre sempre e a un certo punto si ritrova al punto di partenza è un paradosso, un’idea, ma non per questo meno reale. E i matematici fanno lo stesso, disegnano l’impossibile. Escher era considerato un matematico dagli artisti e un artista dai matematici. Un completo pesce fuor d’acqua”.423 Whirlpools 5700

 

Foto ©: The M.C.Escher Compangy, Baarn, The Netherlands

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