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April 11, 2019

Una comunicazione magnetica con la natura: Luca Ruali con Centrale Fies

Maria Quinz

Metti un montaggio dal vivo di immagini, video e grafiche legate alla ricerca di matrice estetica/urbanistica, chiamata il paese nero, curata da Luca Ruali (i suoi contributi per franzmagazine qui).

Metti l’allestimento di uno spazio inedito progettato con Nicola Di Croce e Mata Tomasello Trifilò, dal nome suadente e misterioso: Sonic hypothesis in a pleasure ground. Metti la curatela del progetto da parte della fucina creativa-artistica di Centrale Fies con Virginia Sommadossi e Filippo Andreatta.

Metti Milano infine, ma non da ultima, con il quartiere di Lambrate durante il Fuori Salone e avrai A magnetic communication with nature / Una comunicazione magnetica con la natura: evento/performance in scena l’11 aprile in Viale delle Rimembranze di Lambrate 7, alle ore 18.

Il progetto/evento si presenta particolarmente ambizioso e articolato e propone, oltre alla performance, anche la possibilità di “abbandonarsi” all’ambiente sonoro e visuale avvolgente, nell’arco di tutto il periodo del Fuori Salone milanese, dal 10 al 14 aprile.

Durante l’apertura di Sonic hypothesis in a pleasure ground sarà possibile consultare e acquistare anche la pubblicazione Il paese nero/ Black Italy edita da bruno.

Il paese nero è il primo documento pubblicato da Loc. Fies 1, collana editoriale che segue il percorso di progetti artistici nati a Centrale Fies.

Protagoniste della ricerca teorica/visiva è il territorio italiano nelle sue le aree interne più abbandonate. “Il paese nero – usando le parole di Luca Ruali – è un archivio di immaginari legati ad un territorio abbandonato dove piante e rami, strutture abbandonate, non sono le quinte di azioni umane, ma gli autori che le provocano, un paesaggio autore.” Luca Ruali 02

Senza pretendere di “svelare” troppo, ho alcune domande che vorrei rivolgere a Luca.

Luca, c’è un’immagine o una suggestione iniziale che ha dato il via al tuo progetto e alle successive collaborazioni?

Sì, direi che l’immagine c’è. Ed è una foto satellitare notturna dell’Italia che mi è stata mostrata per illustrarmi quanto più grande fosse Milano, rispetto a Roma, dal punto di vista dell’area notturna illuminata. Perché se è vero che Milano è una città molto più piccola di Roma, è vero anche che la città lombarda ha una sua presenza notturna luminosa più estesa. Arrivando al Veneto, senza soluzione di continuità.

In quest’immagine io però ho letto il nero della catena Appenninica e delle Prealpi, che ne evidenziava l’abbandono, in una nuova distribuzione urbanistica che non era, quella degli anni passati. Negli anni cinquanta questa luminosità, prima dell’urbanizzazione, sarebbe stata più uniforme su tutto il territorio.

L’attenzione al nero, è anche altro: un fattore legato alla composizione dell’immagine e al disegno, quindi un fattore grafico. E ancora il nero mi tocca per altri versi, perché soffro i continui tentativi di censura, anche autoimposta da parte dei progettisti, di ogni aspetto ambiguo, morboso, fuori formato dei progetti.

Luca Ruali 03

La riflessione sull’interazione uomo-natura è oggi particolarmente attuale. Penso al mondo del design e alla mostra Broken Nature, per esempio, adesso in Triennale. Qual è nel tuo progetto l’idea di natura che emerge?

Quanto a definizioni correnti, immagini o teorie frequenti io non so inclinarmi verso l’una o verso l’altra. Le sento distanti e sono altri i significati e temi con cui invece mi piace dialogare continuamente: il territorio, le strutture abbandonate e le figure femminili. Mi interessa una lettura più classica, legata alla natura, che parte ancora da figure femminili, come la Fanciulla Fiore o la Potnia Theron. Nello spazio che allestisco a Lambrate, ho disegnato e animato un dialogo tra due ragazze in un bosco che allude a queste relazioni esprimendole secondo un senso contemporaneo.

Il tuo libro mi sembra sia un progetto particolare: a metà tra testo teorico e oggetto d’arte. Qual è, secondo te, lo sguardo che vorresti avesse il lettore/fruitore ideale?

Il paese nero – libro ha in effetti, queste attitudini differenti che tu registri. Sono forse connesse al processo di revisione e alle persone che vi hanno contribuito. Sono i problemi questi, dell’identità multipla e allo stesso tempo, i vantaggi di un oggetto che comunque, reclama di far parte di un campo teorico e di azioni che escludono a priori di riferirsi a un formato standard. Mi piace che tu abbia sentito queste differenti nature. Un atteggiamento di lettura/accesso potrebbe essere proprio quello. Così come in un progetto/evento si va a mettere a fuoco in successione i differenti aspetti che la ricerca offre e ci si può lasciar confondere da queste differenze e cercare – più che riconoscere delle logiche e degli aspetti precisi – di abbandonarsi alla sua natura, allo stesso modo, anche per il libro, si potrebbe forse ritrovare nella lettura e nel pensiero personale, la pratica del lasciarsi andare.

Luca Ruali 04

Luca Ruali 05

Immagini: Luca Ruali

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