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May 8, 2020

Designers made in BZ 01_Laura Simonati

Claudia Gelati

Illustratori, designer del prodotto, grafici, social designer, fotografi, esperti di comunicazione… Personalità diversissime tra di loro che oggi ‘fanno cose’ e lavorano nei settori più diversi, sparpagliati per tutta l’Europa, con il comune denominatore di aver fatto di Bolzano la propria casa almeno per un periodo, abitando le vie della città, decifrando lo slang locale ma sopratutto progettando e studiando negli atelier e nelle officine della nostra Facoltà di Design e Arti di Unibz. Designers made in BZ, appunto. 

Andiamo con ordine: chi è Laura Simonatida dove viene (e dove va) e cosa fa oggi nella vita per mettere in tavola la famosa pagnotta? 
Sono nata in un paesino della provincia veronese circondato da fabbriche e tangenziali.Mi annoiavo molto ed il disegno si è rivelato subito una perfetta forma di evasione! Ho studiato alla Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano e mi sono laureata nel marzo del 2017, per poi trasferirmi a Bruxelles, dove vivo ormai da tre anni. Qui lavoro part-time come illustratrice e grafica da Oilinwater, uno studio della capitale. Durante il resto della settimana frequento un master in comunicazione visiva a ENSAV la Cambre, dove sperimento e approfondisco le due pratiche che più mi interessano: l’illustrazione e la grafica editoriale. In parallelo sto anche realizzando qualche progetto su commissione, giusto per non farmi mancare nulla! Dove vado? Una volta terminato il master a settembre vorrei avviarmi come illustratrice freelance, pur restando consapevole che l’attuale crisi dovuta al Coronavirus avrà delle ripercussioni sul lavoro e sulle prospettive di tutti, comprese le mie.

Laura-Simonati-2Da ex-studente della facoltà di Design e Arti di casa nostra: come sei approdata a Bolzano e ci sono degli insegnamenti, dei valori o un metodo che hai acquisito in Facoltà e che ancora oggi trovi utili nel tuo lavoro?  
Della Facoltà di Bolzano mi parlavano già dei professori alle superiori, ma inizialmente scartavo questa opzione: ero convinta che si trattasse di una scuola principalmente incentrata sul design di prodotto e nella quale una conoscenza preesistente del tedesco fosse necessaria. Fortunatamente, dopo qualche chiacchierata con alcuni studenti Unibz mi sono subito resa conto che le cose erano ben diverse. Inoltre, se proprio devo dirla tutta, nonostante l’impegno nell’impararlo, il mio tedesco non è mai andato oltre “Zimmer” e “Kartoffel”! 
Gli anni alla Facoltà di Design e Arti sono stati per me estremamente importanti e formativi perché durante gli studi sento di aver sviluppato prima di tutto uno sguardo verso il mondo che mi circonda, prima ancora che sulla pratica progettuale in sé. Della didattica bolzanina apprezzo principalmente l’invito alla sperimentazione e al progettare con un’ottica eco-sostenibile, spesso legata alle peculiarità del territorio.
Oltre a questo, a Bolzano ho appreso innanzitutto come fare ricerca e sviluppare le basi teoriche e concettuali di un progetto, oltre che quelle meramente formali.
Ma ciò che veramente mi manca della Facoltà è la presenza di una comunità di studenti estremamente affiatata e vivace, una sorta di famiglia allargata (a tratti una “setta”, diciamocelo) con la quale ho trascorso intere giornate negli atelier e nelle officine (per non parlare delle serate a Nadamas!).
Da queste frequentazioni sono nate diverse amicizie che tutt’ora resistono alla distanza, e chissà, potrebbe anche nascere qualche collaborazione.

Laura-Simonati-3Con la fine del percorso universitario come ti sei sentita? Sapevi già cosa avresti voluto fare e quali esperienze hai fatto nel mentre? 
Terminati gli studi a Bolzano mi sentivo – immagino un po’ come – libera e smarrita allo stesso tempo. Sapevo di voler approfondire le mie conoscenze nell’ambito dell’illustrazione e della grafica e sentivo il bisogno di lavorare, di confrontarmi con un universo che non fosse quello “protetto” della scuola.
In tutta onestà, finita la tesi la spinta che avevo era principalmente di carattere sentimentale e non ne volevo sapere di design o progetti: volevo raggiungere il mio ragazzo che da qualche mese si era trasferito a Bruxelles. Così, appena due settimane dopo la laurea sono volata in Belgio, senza un piano preciso.
Dopo un’estate di “ambientamento” e scandita dalle candidature per stage, sono stata presa a Tenue de Ville, uno studio che progetta carte da parati. Alla fine di questo stage, ne ho iniziato un secondo presso Oilinwater, lo studio di grafica dove lavoro tutt’ora.
Questi due stage sono stati per me essenziali prima di tutto per imparare e praticare il francese ma anche per iniziare a conoscere la scena creativa della città.
Come ho accennato prima, frequento anche un master a La Cambre. Gestire studio e lavoro insieme non è per niente semplice, ma per ora me la sono cavata, a discapito della mia vita sociale che già prima del lockdown si è purtroppo ridotta al minimo! In ogni caso Bruxelles per me rappresenta il contesto perfetto dove vivere e lavorare: le dinamiche di vita sono quelle “rilassate” di una città di provincia ma con i benefici di una capitale, prima di tutto una scena artistica e culturale di tutto rispetto in un contesto estremamente multiculturale.

Laura-Simonati-Isola-delle-RoseDai ora puoi anche dircelo, tanto non ci legge nessuno: cos’è il design per te e qual’è la tua visione, il tuo credo progettuale. 
Oddio, a me le chiedete queste cose?! Ho molta difficoltà a definire e delimitare una pratica vasta come quella del design. Per quel che mi riguarda, “design”significa progettualità e metodo. Concepire degli artefatti (siano essi oggetti, grafiche, installazioni…) tenendone in considerazione gli aspetti funzionali, formali e simbolici.  
Per me il design rappresenta anche un mezzo attraverso il quale esplorare e conoscere nuove realtà.
Idealmente penso che dovrebbe “risolvere problemi”, ma sempre più spesso mi imbatto in progetti puramente autoreferenziali, ammiccanti verso la nicchia degli “addetti ai lavori” ma che parlano poco al resto delle persone. Però pure io amo la sperimentazione fine a sé stessa, quindi per me questa questione della progettualità, di come e dove applicarla resta un rompicapo.
Per quel che riguarda la mia ricerca personale, mi sono formata nel campo della grafica e sono molto attaccata all’idea di progettualità. Al contempo però sono sempre più affascinata ed influenzata da tutto ciò che è vernacolare e realizzato da non professionisti: dalle grafiche delle sagre di paese all’Outsider Art. In questi contesti al metodo e alla progettazione si sostituiscono irrazionalità ed improvvisazione.
Vorrei che la mia pratica, specialmente per quanto riguarda l’illustrazione, comprendesse anche questo tipo di approccio.
Disegnando, quello a cui ambisco non è per forza creare storie, quanto creare un universo visivo ed un immaginario nel quale gli altri possano rifugiarsi. 
Mi affascina molto il fatto che ogni immagine porti con sé una serie di riferimenti più o meno voluti ad altre immagini e mondi, talvolta suggeriti dal vissuto di ognuno, altre volte legati ad archetipi collettivi. Mi convinco sempre di più del fatto che quando guardiamo un’immagine, inconsciamente ne guardiamo centinaia.

Laura-Simonati-Le VerTra i progetti e/o collaborazioni che hai seguito, raccontacene uno che ti sta particolarmente a cuore e che non possiamo non conoscere. Progetti futuri o al quale stai lavorando al momento? 
Sono piuttosto “revisionista” con i miei lavori, ciò che realizzo oggi in genere tra qualche mese non mi piacerà più! Un progetto al quale sono però affezionata è “L’Isola delle Rose” un libro illustrato realizzato durante il mio primo semestre a La Cambre. La storia è tratta da un fatto di cronaca avvenuto in Italia nel 1968: a largo della costa di Rimini un gruppo di “sovversivi” guidati dall’ingegner Giorgio Rosa costruirono illegalmente un’isola d’acciaio, per poi dichiararla “Repubblica Indipendente”.
La micronazione durò appena qualche mese, ma in questo brevissimo tempo l’isola si dotò di una bandiera, un inno, francobolli e addirittura di una moneta (seppur mai coniata).Potete ripercorrerne la storia nel bellissimo “Atlante delle micronazioni” di Graziano Graziani.
Ho deciso di sviluppare questo progetto da un lato perché trovavo questa vicenda semplicemente incredibile, dall’altro perché volevo elaborare attraverso il disegno una certa nostalgia che ho dell’Italia. 
Con mia grande sorpresa, “L’isola delle Rose” è stato parte dei 48 libri presentati in “The Unpublished Picturebook Showcase” organizzato da dPictus alla Frankfurter Buchmesse 2019. La mostra doveva essere installata pure alla Bologna Children Book Fair di quest’anno, che per ovvii motivi è stata cancellata.
Parlando invece di progetti futuri, al momento sto lavorando sul mio progetto di tesi, un libro illustrato ispirato ad una vicenda ambientata proprio in Alto Adige, ma per ora non posso dirvi di più!
A parte questo, avrei voglia di ritagliarmi un po’ di tempo per sperimentare qualcosa nel campo dell’animazione, sono anni che desidero impararne le basi ma rimando sempre. 

Attualmente stiamo vivendo una situazione molto particolare, che forse mai avremmo pensato di dover fronteggiare allalbadi nuovo decennio. Una situazione in cui, ci sono lavori più urgenti, più necessari di altri. Come ècambiato il tuo lavoro a causa del Covid19? Pensi che anche il design possa dare un contribuito importante? Se si, quale? 
Il mio lavoro al momento non è cambiato troppo, mi piace molto lavorare da casa! Realizzando la base dei miei disegni a mano la mia scrivania è una sorta di campo di battaglia dominato dallo scanner e pieno di matite, pennarelli, gouache, righelli, stampini e fogli volanti, tutte cose fastidiose da trasportare. 
Per quanto riguarda il ruolo del design nel contesto attuale, confesso che all’inizio di questa emergenza provavo un certo senso di inadeguatezza rispetto a quello che è il mio mestiere. Avevo l’impressione che la mia categoria non fosse in grado di dare alcun contributo alla lotta contro il virus ma per fortuna alcuni episodi ed iniziative mi hanno convinto del contrario.
Primo esempio virtuoso e concreto, la stampa 3D di valvole per respiratori operata in diversi ospedali e laboratori ha mostrato a tutti le potenzialità di queste nuove tecnologie (delle quali si speculava molto in università), anche e soprattutto in in contesti di emergenza. 
Delle iniziative a mio parere molto belle sono state “Covid Uncovered” e “L’asta di Pasquetta”, due aste benefiche dove illustratori e artisti hanno donato i proventi delle vendite di alcune opere ad organizzazioni come Emergency e Croce Rossa Italiana.
Non dimentichiamoci infine il fondamentale contributo che l’industria creativa ha dato e sta dando in questo periodo di lockdown: ve la immaginate una quarantena senza libri, film, podcast, serie e graphic novel?
Tutte queste cose ci stanno aiutando a mantenerci “sani” e curiosi in un momento in cui deprimersi è estremamente facile.

Laura-Simonati6
Ti lasciamo tornare al tuo lavoro, o a guardare Netflix o magari ad annaffiare le piante, ma prima dicci un po’…

Quel libro che non può mancare nella libreria di un designer o di un creativo: 
Sarò banale: un qualsiasi libro di Bruno Munari. Nel mio caso, un libro che mi ha profondamente affascinato è “Nella nebbia di Milano”. Da un lato vi è l’uso intelligente ed innovativo di un materiale “povero”, dall’altro la poesia. 

In ogni caso penso che un designer dovrebbe essere “onnivoro” e portato a nutrirsi di tutto: quindi di fianco ai libri “del mestiere”, nella mia biblioteca ideale stanno anche libri di narrativa, manualistica, cucina, atlanti e fumetti. 

Due strumenti, attrezzi o aggeggi che non possono mai mancare nel tuo astuccio o zaino: 
Il mio sketchbook e una serie di pennarelli colorati con i quali realizzo gli schizzi!

Tre account Instagram must-follow: 
Molto difficile consigliarne solo tre ma eccoli qui:
1) Il mio preferito in assoluto, @stoppingoffplace: Frammenti, dettagli, diagrammi collezionati dall’artista Michael Dumontier.
2) Un profilo made in Belgium, @toeristmodernist: Gerlin ci porta a scoprire chicchette di architettura modernista in Belgio, ma non solo. 
3) Un po’ di illustrazione d’altri tempi, @olyolyoxenfreebooks: Una bellissima selezione di libri per l’infanzia vintage.

 

Photo & illustrations by Laura Simonati

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