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June 17, 2014

Economia della conoscenza: fare impresa creativa e culturale, anche in Alto Adige. Progresso possibile?

Anna Quinz


Un progetto di ricerca che già dal titolo lascia aperti scenari interessanti e prospettive importanti: “Economia della conoscenza. Studio sui modelli di sviluppo e di imprenditorialità delle imprese appartenenti all’economia della conoscenza come nuove risorse per una competitività territoriale innovativa e sostenibile“. Serve aggiungere altro? Sì, forse qualcosa ancora da dire su questo tema c’è e ci sarà, sopratutto in Alto Adige, dove ancora si fatica a far entrare nelle teste – anche degli addetti ai lavori – il concetto di impresa creativa e culturale, quando imprenditoria ed economia sembrano mondi diametralmente opposti e profondamente distanti da quelli creativi e culturali. Eppure, il mondo ci insegna che tutto questo è fortemente legato, a doppia mandata, e se cultura e creatività non si danno all’impresa, forse la crescita e lo sviluppo del paese, sarà ancora più duro e difficile. 
Lo studio di cui stiamo parlando è stato implementato da Giorgio Tavano Blessi e Federica Viganò, intercettando imprese creative del territorio, studiandone modi e modelli, cercando di capirne obiettivi e progettualità. Il tutto verrà presentato oggi alle 16 nella sede bolzanina di Confcooperative. Noi intanto abbiamo chiesto a Federica Viganò, qualche informazione in più. 

1Federica,  di “impresa creativa e culturale” si parla sempre più spesso, nell’ottica – anche – della possibilità di ripresa e crescita del paese. È solo una moda o c’è un effettivo potenziale dietro a queste imprese? Se sì, puoi dare qualche indicazione e spiegazione a riguardo, visto che ancora per molti è difficile pensare a creatività e cultura in termini imprenditoriali?

Il comparto delle ICCC ha per sua natura interdipendenze strutturali che rendono il funzionamento delle filiere culturali e creative molto complesso. La creatività mutua processi, contenuti e competenze proprie di altre forme, così il cinema ha bisogno di fotografia, costumi, design, capacità di scrittura, sceneggiatura; la musica ha bisogno di allestimento tecnico, capacità organizzative, supporti informatici e digitali; il design si intreccia naturalmente con i settori di applicazione, intervenendo in soluzioni anche di tipo funzionale e non solo estetico, e si potrebbe continuare.

Il senso di questa affermazione è un’indicazione di metodo per questo comparto, che sempre più deve orientarsi allo scambio e alla fertilizzazione incrociata tra sfera prettamente culturale e creativa e altri industries, producendo non solo valore aggiunto, ma anche forme di sviluppo del settore con il quale si instaura una collaborazione. Sono ormai note le interazioni positive tra settori manufatturieri e arti visive, attraverso le esperienze di residenze d’artista, che hanno dimostrato i benefici in termini di innovazione, contaminazione di idee, soluzioni funzionali.

Il potenziale c’è, ma va adeguatamente sostenuto e costruito in modo non sporadico e improvvisato.Si dovrebbe infatti andare nella direzione di creare cluster di imprese creative e o sistemi a filiera.

2In Alto Adige, com’è il panorama dell’imprenditoria creativa e culturale? Si muove qualcosa a riguardo? E l’ente pubblico, che fino ad ora è stato praticamente unico sostenitore economico del sistema culturale, come si pone o si dovrebbe porre?

Su questo aspetto, credo, questi progetti sondano il terreno e preparano alcune tracce di percorsi percorribili. Di conclusioni e policy ne abbiamo scritte varie, e l’attore pubblico avrà un ruolo sostanziale in questo. Per quanto riguarda l’ingresso di privati come sostenitor/investitori, in molti paesi questa è realtà, anche in Italia esistono esempi in tal senso, anche se sono veri e propri pioneers.

Le policy per l’attore pubblico toccano tutti i punti di quello che abbiamo denominato un ecosistema per le imprese culturali e creative, ossia un terreno fertile dove esse possono crescere e consolidarsi.

I punti sono:

1. Disponibilità di spazi insediativi dove è possibile la co-location e la co-produzione di conoscenza
2. Incubatori di sviluppo
3. Formazione e coaching all’imprenditorialità
4. Promozione degli effetti crossover attraverso la creazione di occasioni di contaminazione
5. Accesso al credito e nuove forme di funding.

Per ognuno di questi sono state date indicazioni.

Il progetto di ricerca economia della conoscenza, che obiettivi si è posto? Qualche risultato? Sorprese? 

Il progetto ha lo scopo di verificare le modalità di nascita e sviluppo delle Imprese e Culturali e Creative, insieme alle condizioni ecosistemiche in grado di alimentare la crescita di questo comparto economico produttivo che, come rilevato da numerosi studi, diviene sempre più importante per la competitività sociale ed economica di un territorio.

Le dimensioni d’interesse rispetto alla definizione di una strategia con possibile azioni prende quindi in considerazioni le due principali dimensioni di interesse del progetto, ovvero la dimensione interna alle organizzazioni appartenenti alle ICC della Provincia Autonoma di Bolzano, e la dimensione esterna, quella ecosistemica. Nel primo caso, l’attenzione è indirizzata a presentare le alcuni suggerimenti sulle possibili modalità di aggregazione e di sviluppo delle imprese/cooperative (livello delle organizzazioni), affinché sia possibile incrementare le opportunità di crescita dell’intero settore; per ciò che riguarda la dimensione esterna, si tratta di alcuni policy recommendations rivolte principalmente all’attore pubblico (livello del territorio) per  implementare iniziative atte a costruire un ambiente favorevole in termini sociali, economici, culturali e di imprenditorialità innovativa.

4Le sorprese non molte, tranne qualche esempio virtuoso emerso nei vari momenti di incontro che il progetto ha previsto. Ma come dicevo, se la parte pubblica decide che questo è un settore su cui investire, che è ciò che concretamente è successo ovunque questi settori sono cresciuti, allora qualcosa si può fare, in modo intelligente, senza finanziare alla cieca, ma attuando meccanismi virtuosi che peraltro molti altri territori stanno sperimentando con fatica ma anche con successo.
Non sono il tipo di persona che andrà mai a dire che ci sono risultati sconvolgenti, perché non è nei miei modi falsare i risultati, ma sono profondamente convinta del potenziale di questo territorio, se adeguatamente seguito e sviluppato. Il potenziale per sua definizione è in potenza, occorre farlo passare all’atto.

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