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February 6, 2012

10 buone ragioni per vivere in Alto Adige: pausa di riflessione

Anna Quinz

È ormai da 12 settimane che ogni lunedì racconto, in modo molto personale, come ho vissuto i sette giorni precedenti da abitante dell’Alto Adige. 10 buone ragioni ogni settimana, per cui, secondo me, è valsa la pena vivere in questa terra. 12 settimane, 120 ragioni ad oggi. Pare però che questo mio decalogo sia stato frainteso. E dunque vorrei oggi fermarmi un momento, per fare una piccola pausa di riflessione, un inciso per spiegare meglio, per tutti coloro a cui forse le mie motivazioni non sono chiare, il senso di questa rubrica.

Voci di corridoio sono giunte in redazione, voci che dicono che la rubrica, deve per forza essere “pagata”, se riporta un quadro così lusinghiero del territorio, senza mai una critica, un giudizio negativo, una lamentela. Ma pagata da chi, mi chiedo? Dall’azienda turistica forse? Ma non è una rubrica dedicata ai turisti (anche se sulla fanpage facebook di SMG le 10 ragioni sono molto apprezzate da tanti non-altoatesini che in Alto Adige vorrebbero trasferirsi anche domani), visto che parla di cose, curiosità, piccolezze decisamente poco rilevanti per chi non vive qui. Dagli enti culturali forse? Dagli enti pubblici? Dagli esercizi commerciali? No, direi di no, anzi affermo che no, la rubrica non è pagata da nessuno. Ciò che racconto (anche con una non velata ironia, forse non sempre percepita?) in questi 10 punti settimanali, sono riflessioni assolutamente soggettive, pensieri e osservazioni di Anna Quinz, che, forse a torto, ama – e molto – la sua terra e che vorrebbe trasmettere questo amore ai lettori di Franz.

La mancanza di punti negativi e di critiche è una scelta, la rubrica nasce per raccontare aspetti positivi, piccoli e grandi, del territorio, per far pensare a ciò che di bello abbiamo e a come prestarci attenzione. Un giorno forse (e un giorno vicino anche) inizierò a raccontare anche i difetti di questa terra, e ce ne sono, non pensiate che io viva con fette di speck sugli occhi. Ma per ora la scelta è andata sugli aspetti positivi, e vi garantisco che dovendo cercare ogni settimana almeno 10 cose belle, mi sono ritrovata ad osservare con più attenzione la vita altoatesina, a cogliere con più acutezza dettagli che prima mi sfuggivano, ad allargare i miei punti di vista, per poter archiviare sempre nuovi stimoli e nuove curiosità.

La rubrica è nata per i “lamentosi” che dicono che qui non c’è mai niente da fare, ma è ovvio che in Alto Adige ci sono anche persone curiose e sensibili, che sanno la ricchezza del territorio e che non se ne lamentano, e che forse potrebbero prendere con leggerezza questi 10 punti, e magari, dato che su Franz il commento è più che gradito, aggiungere di volta in volta i propri punti o le proprie critiche.

Io, Anna, con queste 10 ragioni, ma anche Franz tutto, non siamo affatto acritici, osserviamo e anzi spesso mettiamo in risalto problematiche del territorio, così da poterne discutere e forse, pian piano trovare soluzioni. Non era però questo l’obiettivo di questa rubrica. L’ironia vorrebbe essere la chiave di lettura, il non prendersi troppo sul serio la via giusta per  cogliere le mie riflessioni semi-serie. Forse il titolo “10 buone ragioni per vivere in Alto Adige” può apparire fuorviante, forse “10 cose che mi sono piaciute la settimana scorsa” sarebbe più calzante e meno a rischio di fraintendimenti. Resta il fatto che io, e sottolineo, io (che non vuol dire tutti, né Franz, né i miei amici, né nessun altro al di fuori di me), penso che nel bene e nel male valga la pena vivere qui, e lo dico. Poi naturalmente ognuno è libero di vivere e vedere le cose come crede, e continuare a pensare che, per scrivere questi 10 cose, io incassi un sacco di soldi.

Non è vero, non è per soldi né per servilismo verso ignote istituzioni, che scrivo questa rubrica. Tra parentesi, ho spesso pensato che l’azienda turistica dovrebbe assumermi come PR dell’Alto Adige, perché qui e fuori di qui ho sempre avuto parole positive per la mia terra, ma non sono stupida né cieca, i problemi li vedo. Ma li lascio, per ora, a una rubrica su Franz a venire.

Quindi, questa settimana,  niente buone ragioni, ma solo una piccola pausa di riflessione, se ci sono suggerimenti, eventualmente per un nuovo titolo della rubrica, o per una nuova rubrica da affiancare a questa, sono a disposizione.

E comunque, poter parlare di questo, sapere che la cosa crea scompiglio, che fa discutere, significa che ci sono tante persone attente in Alto Adige (cosa peraltro già a me nota) a quello che si fa e che si dice. E questa, per me, è una buona ragione per vivere qui.

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There are 20 comments for this article.
  • elena · 

    Da un’altoatesina che non ama particolarmente l’Alto Adige e che non lo percepisce come terra totalmente sua dico che Franz è una bella dimostrazione di quello che, potenzialmente, questa terra potrebbe offrire. Il nostro tanto decantato plurilinguismo, la nostra multiculturalità sono spesso formule stereotipate che hanno come sottotesto “tu stai al posto tuo che io sto al posto mio. Ma siamo civili, diciamolo in italiano, tedesco e ladino”. Franz è un esempio di un plurilinguismo e una multiculturalità reali e vissuti, senza gabbie, senza dichiarazioni di appartenenza, senza immagini stereotipate da vendere ai turisti. Direi che è una buona ragione. Indipendentemente dall’Alto Adige.

  • Jimmy Milanese · 

    Concordo Lucia, e aggiungo. L’interesse è tutto nel contenuto della critica, non nel suo autore.
    Chi decide (anche per hobby) di scrivere per un qualsiasi pubblico, ha l’obbligo morale e deontologico di essere… informato sui fatti -chiaro nell’esposizione -esauriente nelle riflessioni. Quindi, ciò implica l’obbligo di accettare le critiche, anche se sconfinano nella cattiveria. Da queste è possibile difendersi, controbattere, argomentare, indipendentemente dalla fonte, e al limite ammettere errori/leggerezze/incompetenze o rilevare le lacune della critica, MAI questionare l’autorevolezza di chi CI critica.

    Atteggiamenti di strafottenza o superiorità verso il lettore denunciano, anzi, demarcano l’inadeguatezza di chi scrive, non certo i limiti di chi critica.
    Purtroppo, nel giornalismo italiano, sia questo professionista o dilettante, le critiche o le osservazioni vanno tutte a colpire la pancia e l’autostima personale, innescando classici e ormai consueti battibecchi mediatici che più durano più irrigidiscono le posizioni di partenza.

    Venendo al merito, la rubrica di Anna non è uno spot turistico e non vuole indurre qualcuno a trasferirsi in Alto Adige. E’ una specie di madrigale moderno, delicato, delizioso e senza alcuna connotazione moralistica, velleità profetica o tentativo di predica.
    Il lettore “Anonimo”, che Franz ringrazia per il suo intervento, ha dato la sua interpretazione, soggettiva, criticabile, ma “ACCETABILE”: ci mancherebbe altro! Lo invitiamo ad elaborare ulteriormente la sua critica, ben accetta.

    Anna ha elencato (per ora, solo) 120 buone ragioni per vivere in una terra che ad occhio e croce ne offre almeno il doppio. Per questo, cara Anna, ti invito a continuare per altre 12 settimane, almeno. Penso che arrivati a 240 ragioni, tra tutte quelle, il lettore “Anonimo” troverà almeno una buona ragione, non superficiale, non banale, dal contenuto culturale, per la quale possa valere la pena vivere in Alto Adige. In quel caso, sarebbe carino da parte sua comunicarcelo.

  • Luca Sticcotti · 

    Lunga vita dunque ai critici anonimi e ai collaboratori di Franz che li lusingano, ringraziando a nome di Franz (?) e facendo invece il contropelo ai loro colleghi che mai si sognerebbero di fare altrettanto.
    Tutti hanno diritto di esprimere la loro opinione che in quanto tale è senz’altro accettabile, per carità.
    Ma con due “t”, per cortesia.
    In merito chiedo l’intervento dell’editore per sapere cosa ne pensa.

    @Lucia: in facebook ho 1700 contatti appunto perché mi piace incontrare persone nuove, dialogare, confrontarmi serenamente con persone che la pensano anche in maniera diametralmente opposta alla mia… ma so sempre di chi si tratta… e ciò naturalmente avviene in un contesto in cui il dialogo si svolge in maniera rispettosa…

  • Fabio Gobbato · 

    dunque, confesso che sono stato tentato dal cancellare di imperio tutta la discussione nata dal post di Anna perché credo che le tensioni e le frizioni interne siano pochissimo interessanti per il lettore. Lascio tutto al suo posto, ma inviterei chi non ha cose da dire sul post di Anna a continuare in privato.
    Dunque, ho suggerito io ad Anna di fare un post del genere perché le voci di cui parla sono arrivate pure a me. L’unico difetto della rubrica, lo sostengo da tempo, è il titolo. Ed è quello che può aver ingenerato le immancabili voci maligne. Quello di Anna è una sorta di diario della settimana, tutto qua. Se quelle descritte fossero davvero ” buone ragioni per vivere in Alto Adige” in realtà le ragioni per vivere in Alto Adige sarebbero pochine. L’Anonimo su questo ha parzialmente ragione. Anna ha spiegato molto bene l’intento della rubrica e ha chiesto suggerimenti per un nuovo titolo o nuove idee. Diamoglieli. Io, ad esempio, vorrei continuare a leggere le sue riflessioni e nello stesso tempo far sapere a tutti che non bisogna per forza essere pagati da qualcuno per cercare di diffondere un po’ di ottimismo.

    Ps non amo i commenti anonimi, ma fino a quando non sono gravemente offensivi rimangono al loro posto

    • Critico Trentino · 

      @tutti: non vi sembra che tutto il problema stia nel titolo? Se la rubrica si chiamasse “Ho assaggiato il vento sul Talvera” potrebbe contenere la Biokistl, la ricetta del Bauerngrostl e persino un commento sulla Maffei Spritz Band recensita da Giudiceandrea al GR regionale delle 12e10. Ci pensate? No, d’accordo, ho chiesto troppo, persino troppo per la mia immaginazione. Mi prenderò anch’io una “pausa di riflessione” sulla terrazza della Prastmannalm di Kasern.

  • lucia munaro · 

    @ tutti e @CT in particolare: non so se sia una questione di titolo, certo una soluzione sarebbe cambiarlo e alleggerirlo; aldilà delle intenzioni dell’autrice che la rubrica nasca invece con questo nome mi porta a delle considerazioni non proprio superficiali. Qui in AltoAdige -Südtirol abbiamo a mio avviso due peccati originari (nel senso che per quanto ammenda vogliamo fare non cambiamo le cose). Uno, l’annessione del ’18, per le nuove generazioni del 1918, all’Italia e a seguire la politica fascista che ha falsato ogni idea di convivenza civile. Secondo, l’accettazione, a mo’ di riparazione del gruppo tedesco, del sistema Südtirol basato sulla dichiarazione di appartenenza ad uno dei gruppi linguistici. Il pensiero diventa forse contorto ma prendete per esempio, se io dicessi che una buona ragione per vivere in Alto Adige fosse che in questa terra è nato Alexander Langer, ecco io penso che aver ridotto a utopia il suo pensiero (me compresa che qui sono nata in una famiglia italiana e lavoro nella PA e quindi ho fatto il compromesso di dichiararmi appartenente etc.) sia una delle pessime facce dell’Alto Adige, Südtirol o Sudtirolo, eguale dietro quale nome vogliamo nasconderci o in quale identificarci. Inevitabile forse, ma lascia pur sempre tracce di scontento, se non di lacerazioni, di disagio da colmare con buona volontà e tanti delicati contentini, come quelli proposti da Anna Quinz. Senza volerli sminuire mi sembrano tanti bei fiori colti in un prato necessariamente ben concimato.
    In concreto invece il pregio della rubrica , ovvero la caparbietà dell’autrice di proporre le sue impressioni ottimistiche settimana per settimana, è a mio avviso anche la sua debolezza, perché voler trovare ad ogni costo con una cadenza fissa dei punti illuminanti, a volte suona un po’ forzato nel risultato.
    @C.T: per la pausa riflessiva alla Prastmann Alm penso dovrai aspettare, mi sembra che sia aperta solo da metà maggio ad ottobre..

    • Critico Trentino · 

      @LuciaMunaro – non è male la tua analisi, anche se un po’ Bignami sul riepilogo delle estremizzazioni etniche. Vedo nel frattempo che la rubrica è ripresa con numerose premesse e alcuni distinguo sul titolo. E la Prastmannalm è aperta nelle domeniche se non c’è bufera. Magari ci vediamo là, per riconoscermi: sono sempre vestito come Hans Kammerlander (senza il busto di gesso che si è procurato sciando a Speikboden). ciao!

  • stefano zangrando · 

    Da sradicato di origini altoatesine e fuggito da Bolzano dopo la maggiore età, confesso che questa rubrica non mi ha mai convinto: non perché l’autrice non scriva in modo simpatico, ma per l’equivoco di fondo che sta alla base del suo intento. «La rubrica è nata per i “lamentosi” che dicono che qui non c’è mai niente da fare», scrive lei, ma da tempo ho l’impressione che il vero problema sia che in Alto Adige-Südtirol ci sia invece molto, troppo da fare: troppi sono i pubblici denari sperperati in tutte le iniziative senza respiro, piccole, autoreferenziali, velleitarie, prive di ambizioni sovraregionali che si affollano nel calendario culturale locale, spesi male sono spesso quelli per importare eventi culturali esterni, non di rado sovrapposti, il cui passaggio non sortisce l’effetto duraturo di generare un dibattito, un fermento, uno scambio con il resto del mondo (e il compiacimento sempre frivolo, fine a se stesso di questa rubrica nel segnalare tali eventi è una conferma, volente o nolente, di questa sorte effimera). Ciò che fiorisce in ambito privato, d’altra parte, dico al di fuori dei circuiti di pubblico finanziamento, viene valorizzato a malapena, quando non visto con diffidenza o, peggio, indifferenza. La caratteristica qualificante dell’Alto Adige-Südtirol, cioè dei suoi abitanti e governanti, è la sua impermeabilità a ogni intrapresa culturale che miri a rilevarlo entro un orizzonte sovralocale, europeo, cosmopolita. E la sua peggior arroganza è che gli va benissimo così. Del resto è una questione demografica: quattrocentomila abitanti sono pochi, e come è stato da irresponsabili viziarli al punto da farne degli irragionevoli lamentosi, allo stesso modo è impensabile che un così ben pasciuto popolino possa costituire chissà quale fucina – e chissà quale “bacino d’utenza”. Ma questa, naturalmente, è solo l’opinione personale di un transfuga incapace di apprezzare i pregi del localismo.

  • Fabio Gobbato · 

    Stefano, grazie per il tuo intervento che mi permette di chiarire due cose. Franz ha un’identità multipla, è un contenitore ed è anche una piattaforma tendenzialmente aperta. E’ vagamente democristiano in quanto ospita diverse anime, ma, lasciamelo dire anche se suona presuntuoso, ha un che di rivoluzionario nel fatto di essere l’unico mezzo di informazione plurilingue in una terra che si fa vanto di essere plurilingue e, secondo elemento, nel cercare di vivere e di dare da vivere (per ora, forse, sopravvivere) a delle persone, parlando di una cosa fuori moda come la cultura.
    Con queste premesse, l’entusiasmo che programmaticamente cerca di trasmettere Anna, è uno degli elementi che compone l’identità di Franz. Il nostro Sven Koe, per dire, è spesso un fustigatore dei costumi sudtirolesi. E io, commentando un vecchio post di Anna, ho anche detto di sperare che si facesse vivo qualcuno per fare una rubrica che dicesse cose come quelle che dici tu nel tuo commento. Cose che in parte condivido, o meglio, condividevo pienamente fino a qualche anno fa. La mia sensazione è che qualcosa stia cambiando. Lentamente. Molti limiti rimangono, ma credo che si stia facendo qualche sforzo per superarli. Una delle ragioni per cui Franz, ad esempio, ha accettato di buon grado incarichi legati alla candidatura del Nordest con Venezia a capitale della cultura nel 2019 è legata in parte a ciò che dici nella tua analisi. Il progetto deve ancora configurarsi per bene ed è quindi presto per giudicarlo, ma se questa cosa permetterà di avviare anche un solo, piccolo, insignificante progetto “transfrontaliero” (perché le frontiere, purtroppo, ci sono) se anche per un’ora di qui al 2019 un burocrate altoatesino-sudtirolese o il responsabile di una piccola associazione, penserà a cosa è possibile realizzare in comune con Venezia o Trieste o Portogruaro, per me ne sarà valsa pena.
    Per tutte queste ragioni l’ambizione di Franz è di diventare un punto di riferimento per chi è interessato alla cultura in regione (oggi facciamo la prima riunione ufficiale a Trento, se ti va di partecipare fatti vivo …). L’obiettivo è informare, ma anche, e forse soprattutto, discutere, anche dei temi sollevati da te. Tolti neofascisti, neonazisti e fondamentalisti religiosi, c’è più o meno spazio per tutti quelli che vogliono informare o affermare o discutere. Io ad esempio, molte delle cose che rilevi sull’Alto Adige, lavorando da 15 anni con un occhio sul Trentino, oggi le imputerei maggiormente al Trentino (a un certo punto ho pensato che la trentinite fosse una patologia vera e propria :-) ) piuttosto che all’Alto Adige (nonostante i megaprogetti museali e un”università “vera”).

  • stefano zangrando · 

    Fabio, grazie della replica. Sono d’accordo con te sul fatto che qualcosa, seppur lentamente, stia cambiando, e forse proprio grazie al progetto Capitale della cultura. Del resto interventi come il mio sopra, uniformi nel tono e nella tesi, hanno lo scopo o almeno la speranza di provocare una reazione – quale è appunto la tua, per esempio, anche se poi in concreto c’è bisogno di tutta una comunità ben disposta a favorire il processo che auspichiamo. Certo Franz può fare la sua parte, e c’è da augurarsi che ci riesca con successo. Ma la provincia resta provincia, da questo non si scappa. A questo proposito: mi aspettavo un appunto sul Trentino e non so come darti torto. Chissà, forse la salvezza minima è nel potersi muovere tra le due terre, tra i loro pregi e i loro difetti, attingendo agli uni e cercando di sfuggire agli altri in una sorta di pendolarismo virtuoso.