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October 23, 2023

Italo Bressan e lo spazio della pittura tra colore e luce

Francesca Fattinger

Amare questa tecnologia non solo non tanto amplificante, piuttosto rivelante.
Porta rivelazione in quell’enigma di versi che solo per squarci viene a noi, 
e si lascia intendere da un organo sconosciuto: lo portiamo nel dentro del dentro.

Mariangela Gualtieri

Prima di immergermi e portarvi con me in un affondo tra acqua, luce, vibrazioni cromatiche e sentimenti geometrici, nel ricordo della chiacchierata che mi ha portato dentro e intorno all’arte di Italo Bressan, maestro storico trentino che della pittura aniconica ha fatto e continua a fare la sua ricerca di una vita, vi chiedo di sostare un breve istante sulla soglia delle parole di Mariangela Gualtieri. Lo faccio perché per me mettersi a osservare un’opera di Bressan significa assistere a quella stessa rivelazione. Non sono versi fatti di parole, ma ne hanno la stessa corporeità, ambigua e illuminante: sono versi fatti di macchie di colore, di stratificazioni, di vuoti, di ritmi sensibili e profondità alternate, che in un corpo a corpo si sfidano tra loro e insieme sfidano il nostro sguardo. Il colore e la luce fusi insieme, mai fermi, mai in pace, tra abbraccio passionale e lotta costante, sono germogli di vita: dalla loro unione lo spazio della pittura viene al mondo.  

BRESSAN Italo, artist - © BASSO CANNARSA

È proprio da questa immagine del curatore e storico dell’arte Nicolò Faccenda, che parlando della pittura di Bressan dichiara “il tentativo è quello di dipingere non nello spazio, ma lo spazio della pittura”, che cominciano molte delle nostre riflessioni. Ci troviamo nell’atelier dell’artista, “uno spazio in cui raccogliersi”, un atelier che trasuda la sua storia, la sua esperienza, ma anche il rigore e l’ordine di un’arte che fa del “sentimento della geometria” una guida fondamentale. Ma non solo di rigore si tratta, anzi, proprio di tutto ciò che dentro la parola “sentimento” è racchiuso: di unione tra raziocinio e passionalità, tra preparazione e improvvisazione, tra controllo e liberazione, tra confini e sconfinamenti, tra concretezza tattile e corporea e leggerezza eterea e impalpabile. Un ossimoro costante insomma quello trattenuto in ogni lavoro del maestro trentino, che mette insieme qualità sensibili e materiche apparentemente inconciliabili, ma che proprio da questo loro contrasto traggono sempre nuova vita. Pur rimanendo sempre coerenti a se stesse, nella reiterazione di sé quelle qualità cambiano forma, natura, spessore, così come, in quello stesso ri-partire e ri-tornare ininterrotto, ha fatto l’artista nel corso della sua lunga carriera.

4-Bagliore

È un enigma quello che il nostro occhio e con lui il nostro intero corpo si trova a percorrere sulle sue superfici vibranti che, come la poesia, è giocato sui vuoti, sugli “a capo” della pittura, attraverso cui l’opera respira, sui ritmi interni ed esterni, attraverso cui l’opera si muove e cresce, e su una musicalità intrinseca attraverso cui “per squarci” ci viene incontro. Sta a noi fermarci e concedere all’esperienza dell’opera “una temporalità altra”, un tempo lento di ascolto attivo. Spesso davanti a un’opera che non ci dà un appiglio figurativo a cui aggrapparci, che non ci fa vedere oggetti, paesaggi, corpi riconoscibili, ci possiamo sentire smarriti. Di qui ancora la metafora poetica: quante volte ci siamo sentiti persi alla lettura di un verso che ci fa semplicemente vibrare per la sua musicalità? Forse dovremmo accogliere l’enigma, lo smarrimento, senza limitarlo a spiegazioni sterili e limitanti, e paragonare quel verso, così come le opere di Bressan, come mi invita l’artista stesso a più riprese, a un’improvvisazione jazz. Accoglieremmo allora nel nostro occhio le vibrazioni cromatiche così come accogliamo quelle musicali, e, abbandonando qualsiasi scudo razionale, saremmo invasi dalla musicalità timbrica del colore che sui diversi supporti suona in modo diverso, così come accade se suoniamo una stessa musica su più strumenti musicali. La luce poi cambia anch’essa in continuazione, cosicché le sue opere sono in continua evoluzione, pur rimanendo sempre loro, un po’ come noi che a questo punto della lettura e della scrittura siamo diventati altro in continuazione. Allora l’invito è quello di lasciarci “cadere nell’inganno della pittura che crea sempre un’altra realtà” e nel caderci farci abbracciare dal tempo di esecuzione dell’opera, facendo così lo uniremmo così al nostro e in quello sguardo ci faremmo noi stessi tempo consapevolmente attivato e vissuto.  

BRESSAN Italo, artist - © BASSO CANNARSA

Per fare questo nel corso degli anni, e fin dagli esordi, la pittura di Bressan, ha voluto scardinare l’equivalenza immediata tra tela, quadro e pittura stessa. Per farlo ha cominciato a dare spazio all’”incidente”, nel senso etimologico del termine: l’etimologia della parola va infatti ricercata nel latino “incidens”, participio presente del verbo “incidere” che significa “accadere, sopravvenire”. Spazio quindi alla sfida: di sé come artista, a partire dai materiali e soprattutto dai supporti usati, e dei materiali stessi che sono sfidati nelle loro qualità e capacità, resi liberi di agire lo spazio della pittura per crearne uno nuovo liberato e liberante. Bressan ha così sperimentato e continua a sperimentare, in una ricerca di nuove dinamiche cromatiche e luministiche mai sazia e mai conclusa, supporti di materiali diversi, passando dal legno, al tulle, alla tela non intelaiata fino ad arrivare al vetro. L’artista vuole testare così la loro capacità di creare nuovi spazi della pittura “al di là del percepito”, più profondi o più superficiali, più espansi o più densi, più leggeri o più materici, più volatili e più stabili, sondando principalmente la loro natura assorbente e riflettente. Inoltre questa loro differente capacità è messa alla prova anche dal confronto che, messi insieme in una stessa opera, sono condotti a produrre in un cortocircuito sensibile sempre attivo: cosa succede se si affianca in una stessa opera legno e vetro, come reagisce il colore, come la luce, come noi che lo osserviamo? E se invece la domanda si espande sommando assieme più opere su una stessa parete? Allora è messo in crisi e quindi scardinato anche il nostro punto di vista. Noi osservatori e osservatrici partiamo a guardare un’opera quasi appoggiata al pavimento per poi ruotare occhi, corpo e pensiero alla ricerca di quella dopo un po’ più in alto e più in alto ancora. Sono “lavori asimmetrici”, come li chiama l’artista, che espandono e contraggono lo spazio della pittura, proprio come noi che respirando contraiamo ed espandiamo polmoni e addome. Alla parete quindi troviamo uno spartito musicale di ritmi, vuoti e respiri cromatici, che si distribuisce sul piano e lo sfida in aggetti e affondi continui. 

6-Cuore di tenebra

Un’immagine infine non riesco a togliermi dagli occhi ed è quella dell’acqua: l’artista mi racconta che è impossibile per lui dipingere in verticale, perché il suo lavoro è molto liquido. Ecco la rivelazione più grande per me, ecco perché le sue opere, anche quelle apparentemente più pesanti e stabili, anche quelle che di quell’amore per l’architettura si fanno esplicitamente foriere e segnalatrici, hanno dentro di sé la leggerezza e la mobilità dell’acqua: un’acqua cangiante, viva, in continua trasformazione, che ci collega tutti e tutte, che è fiume e mare, dolce e salata e che tutto contiene nei suoi riflessi e nelle atmosfere trascendenti che emana. 

7-BRESSAN 10

Eccomi allora riemergere dai miei ricordi, avvolta tra acqua, luce, vibrazioni cromatiche e sentimenti geometrici.

Se anche voi siete pronte e pronti all’immersione nell’arte di Italo Bressan, in questi giorni trovate alcune sue opere, tra nuove creazioni e opere più o meno recenti, alla Sala Espositiva di Laives in occasione della mostra “Italo Bressan. Sentimento della geometria, trascendenza del colore” curata da Nicolò Faccenda, fino al 28 ottobre.

Credits:(1,3,5) Samira Mosca ; (2,4,6)  Basso Cannarsa

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