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November 6, 2017

Roberto Tubaro e i suoi (im)probabili racconti

Franz

Questioni come la nascita, la morte, le “identità” e l’amore hanno a che fare in maniera decisiva con il caso. Nessuno sceglie dove nascere e, di rado,si  ha la possibilità di decidere dove morire. La tessitura del destino di ognuno contiene un gran numero di nodi la cui soluzione dipende da noi e, allo stesso tempo, anche dagli altri.
Con le dovute proporzioni ciò avviene anche con i fatti storici, che non sono frutto del caso, ma tanto delle volontà quanto delle coincidenze.

In “Bolzano Caput Mundi“, in uscita in questi giorni per i tipi di Morellini Editore, Roberto Tubaro trasloca eventi e personaggi storici collocandoli nella provincia di Bolzano. L’esito è senz’altro comico, ma anche curioso e stimolante, come il gioco di “fare la storia coi se”.

A rendere per franzmagazine interessante questo libro è anche il fatto che le nostre pagine siano state l’incubatrice dei primi racconti di Roberto. A Kunigunde Weissengger e ad Anna Quinz, fondatrici e pilastri di franz, è spettato l’onore di introdurre Bolzano Caput Mundi. Di questo rapporto con il nostro magazine e della genesi di questo libro parliamo con l’autore…

Prima che “Bolzano Caput Mundi” spicchi il volo dalle librerie di tutto il globo terraqueo, diamogli le coordinate per l’atterraggio, ovvero un genere che gli permetta di trovare collocazione.

 Senza dubbio il genere di riferimento è quello delle verità storiche nascoste per sminuire la potenza della nostra terra. Sono state quindi raccolte delle testimonianze che per troppi anni sono state insabbiate e che faranno impazzire gli amanti delle teorie dei complotti. Pare infatti che, verso la fine dell’800, l’Alto Adige stesse prendendo troppo peso a livello globale e che la lobby capeggiata dall’invidioso trentino Ettore Tolomei abbia iniziato un’accurata azione di falsificazione. Per questo motivo fino ad ora siamo stati convinti che Michael Jackson fosse americano e non di Gargazzone, che la Gioconda fosse di Leonardo da Vinci e non di Leonardo da Vinschgau e avanti così.

Cosa ha ispirato la creazione delle tue utopie ed ucronie?

Ho sempre cercato di immaginarmi come sarebbero le cose se fossero andate in un modo diverso o se fossero inserite in un contesto differente. Una sera, passeggiando per i mercatini di natale a Bolzano, in mezzo ad una vagonata di turisti innamorati delle lucette, dei baracchini, degli alberi addobbati e perfino del formaggio puzzone, un milanese con in mano una tazza di vin brulé e le corna da renna ha dichiarato al suo gruppo di voler lasciare tutto per trasferirsi tra le montagne altoatesine. Così mi sono immaginato un Hitler che nel dicembre del ’33, cancelliere da neanche un anno, decide di andare in vacanza a Bolzano con Speer e Giesler per visitare il famosissimo mercatino di natale e che, dopo un colpo di fulmine per la nostra terra, decide di mollare la politica e di trasferirsi in un maso. Quello è stato l’inizio.

Bolzano Caput Mundi

La mania altoatesina di pensarsi il centro del mondo credi abbia alimentato i tuoi racconti o l’abbia in qualche modo derisa?

Non si tratta di una mania altoatesina, ma di un’assoluta verità che, ci tengo a dirlo, non ho mai avuto intenzione di deridere. D’altra parte non mi sono inventato niente: già Aristotele e Tolomeo sostenevano la teoria südtirolcentrica che poneva l’Alto Adige al centro della terra e dell’universo. Era quindi chiaro che il Trentino, le altre regioni, gli altri stati e pianeti non facessero altro che ruotare attorno alla nostra provincia. Purtroppo poi sono arrivati quegli eretici di Copernico, Galilei e Keplero e hanno rovinato tutto.

Nel tuo lavoro hai adattato fatti o esistenze allo scenario altoatesino. Nella tua ricerca, quali vicende credi siano accadute “per sbaglio” altrove e non nella nostra provincia?

Effettivamente nel libro si parla esclusivamente dei fatti avvenuti a livello locale senza considerare quegli eventi mondiali collegati alla nostra terra. Per esempio nel 1980 un gruppo di neofascisti locali precursori di Casapound stava manifestando l’orgoglio italico su un ponte di Chicago quando è stato costretto a buttarsi nel fiume per non essere investiti da una macchina della polizia guidata da due fratelli musicisti. Oppure la vicenda della rana crocifissa esposta al MoMa de New York, che ha portato migliaia di persone a manifestare lungo le strade della Grande Mela, chiedendo di toglierla dalla loro città al grido: “Non siamo mica al Museion di Bolzano!”.

Parte dei tuoi racconti sono stati pubblicati sulle nostre pagine. Dovendo “rivedere” l’identità di franzmagazine, di quale testata, oppure libro, potrebbe prendere l’identità?

Franzmagazine è la rivista fondata dall’imperatore Franz Joseph I von Österreich per tenere aggiornati i visitatori dell’esposizione universale di Bolzano del 1889. Da subito è diventata un punto di riferimento per la cultura sudtirolese.

Dei fatti storici accaduti realmente nella nostra regione ce n’è qualcuno che ricordi perché più audace di ciò che la tua creatività potrebbe immaginare?

C’è una vicenda storica che avrei voluto scrivere io. È quella del famoso re Laurino, del suo mantello dell’invisibilità, della sua cintura che lo rendeva fortissimo e del suo giardino di rose trasformato in pietra osservabile ancora ora solo al tramonto. Quando la realtà supera la fantasia!

Foto: ©Roberto Tubaro

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