In Triennale a Milano: Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity – la prima grande retrospettiva che celebra la carriera e la vita di due tra più grandi progettisti di sempre

Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity, exhibition view Foto/Photo Delfino Sisto Legnani DSL studio, © Triennale Milano
Tutti giorni, tutti noi abbiamo a che fare con una quantità esagerata di oggetti e artefatti innumerevole, dentro e fuori casa. Forse i più non lo sanno o ci pensano, ma tutti questi oggetti o artefatti, anche i più banali e noiosi che ci aiutano a navigare la vita di tutti i giorni, sono stati progettati da qualcuno. Dalla sedia della cucina al packaging degli spaghetti al bugiardino dei medicinali; ma anche lo spremiagrumi, la piastrella del bagno da ristrutturare o la copertina del libro che stai leggendo, eccetera, eccetera…
Persino la segnaletica ferroviaria è stata progettata da qualcuno. I cartelli sfondo blu e futura bold con i nomi delle stazioni, ma anche i pittogrammi che ci indicano dov’è il bagno, l’ascensore, il deposito bagagli o l’uscita. Migliaia di persone che si spostano in treno ogni giorni, magari di lingua o culture diverse, riescono ad orientarsi nelle stazioni e suoi binari su e giù per la penisola, grazie al lavoro rigoroso di qualcun altro capace di rendere questi non-luoghi più familiari. Quando facevo su e giù dalla pianura ai monti e viceversa, mi piaceva sentire il treno rallentare, guardare fuori dal finestrino e tenere il conto della stazioni che attraversavo. Che si trattasse di Mezzocorona o Dossobuono, Bolzano o Mantova, questi cartelli erano in un certo senso rassicuranti, perchè sapevo che stavo comunque tornando a casa, in una direzione o nell’altra.
Ebbene, quel qualcuno che ha ridefinito la segnaletica delle Ferrovie dello Stato nel 1999 è, anzi, sono Lella e Massimo Vignelli, una delle coppie più influenti e prolifere nella scena del design internazionale, ambasciatori del saper fare italiano in America, unito ad una personale interpretazione del razionalismo d’ispirazione elvetica. Dagli arredi, alla grafica alle identità visive, hanno progettato di tutto e se oggi torniamo a parlare di loro è proprio perchè lo scorso 25 Marzo in Triennale a Milano è stata inaugurata Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity, la prima grande retrospettiva dedicata alla loro carriera. Curata da Francesca Picchi con Marco Sammicheli e il bolzanino Studio Mut (Martin Kerschbaumer e Thomas Kronbichler), la mostra ripercorre cronologicamente la loro storia umana e professionale ed è stata concepita con il supporto del Vignelli Center for Design Studies del Rochester Institute of Technology (USA) che, proprio su volontà di Lella e Massimo Vignelli, conserva oltre 750.000 documenti e artefatti relativi ai diversi ambiti creativi esplorati da due creativi in sessant’anni di attività.
L’allestimento, curato da Jasper Morrison Office for Design con David Saik, accoglie oggetti, arredi, disegni, modelli, bozzetti, fotografie, packaging, gioielli, marchi, libri, copertine e riviste che contribuiscono a ricostruire la storia di due progettisti eclettici, appartenenti a una generazione di architetti e designer a cui si deve l’immagine di un paese moderno e culturalmente all’avanguardia degli anni del miracolo italiano. Lo stile lineare e senza tempo, unito alla forte potenza comunicativa, hanno permesso ai Vignelli di creare una comunità creativa internazionale tra Italia e Stati Uniti. Da un lato la Milano della rinascita culturale ed economica post bellica, e dall’altro New York, la metropoli dalle infinite possibilità dove i Vignelli scelsero di stabilirsi.
Qualunque sia la tipologia di appartenenza, i loro progetti sono il risultato di un processo logico riconducibile alle caratteristiche di purezza ed essenzialità.




Negli anni della Unimark International, i Vignelli progettano le identità visiva della casa automobilistica Ford (1965), la grafica aziendale della Knoll (1967), l’identità visiva dell’American Airlines (1967), rimasta invariata fino al 2013, ovvero quasi mezzo secolo. E poi, naturalmente lei: la segnaletica della metropolitana di New York (1966) con l’iconica mappa che dividerà il pubblico e critica a metà: una sintesi grafica troppo all’avanguardia per l’epoca. Eppure se oggi riusciamo più o meno ad orientarci sulle mappe delle metropolitane di mezzo mondo, lo dobbiamo proprio a Lella e Massimo Vignelli. Arrivano gli anni ’70, la coppia d’oro lascia la Unimark International e fonda lo studio Vignelli Associates a New York, la città a cui forse erano destinati da sempre e che contribuiscono a plasmare nel gusto e nell’estetica, attraversando come luminose comete decenni, mode, cambiamenti culturali, sociali ed economici.
Ma in questo miracoloso sogno americano, l’Italia è sempre stata professionalmente presente per i due. Oltre ai già citati, i Vignelli progettano per Benetton, Cinzano, Lancia, Poltrona Frau, Ducati, il Tg2 e le Ferrovie dello Stato. Insomma, probabilmente fino ad ora non lo sapevate, ma almeno una volta nella vita avete visto, toccato, interagito con un qualcosa progettato da Lella e Massimo Vignelli i quali, attraverso i loro progetti sono riusciti a comunicare in maniera efficace con un numero incredibile di persone in tutto il mondo.



Quella di Lella e Massimo è una storia d’amore, vita e design speciale che merita di essere conosciuta e celebrata, non solo per l’eredità progettuale che continua ad essere punto di riferimento anche oggi, ma anche per l’immagine di un’Italia e di un mondo carichi di fiducia e slancio e aspettative verso il futuro, qualcosa che oggi forse manca profondamente. Lella e Massimo Vignelli nel corso della loro carriera hanno davvero incarnato il senso più nobile e profondo del design e della progettazione più in generale, ovvero il progettare a servizio degli altri. Massimo sosteneva che il design fosse uno solo, sia che si trattatte di un pezzo di arredamento che di "architettura dell'informazione". Lella diceva “Se lo fai bene, durerà per sempre”. Insieme si completavano. E in un’epoca di iper-consumismo, fatta di corsi sempre più specializzanti da un lato ed esaltazione del fai-da-te a basso costo dall’altro, le loro parole echeggiano forti, una lezione da recuperare veramente una volta per tutte.