L’intervista alle artiste Gabi Veit e Dietlind Wolf, in occasione del loro nuovo libro "naturalia et artificialia. A Sicilian Journey" edito da franzLAB

© Dietlind Wolf
© Dietlind Wolf
Viaggiare ha senso solo se si torna con qualche risposta nella valigia.
Due donne, due artiste, un viaggio e il tempo della vita, del confronto, della creazione, dell’arte e del ricordo lì in mezzo, tra loro e con loro. “Non abbiamo visitato molti luoghi, ma abbiamo visto molto”: un intreccio di rimandi e metamorfosi tra i ritrovamenti e le creazioni delle artiste Gabi Veit e Dietlind Wolf, capace di far dialogare tra loro realtà, fede, speranza e immaginazione.
Nello sfogliare il libro fresco di stampa per franzLAB, in uscita all’inizio di marzo, e nel riconoscere questo intreccio, mi ritrovo nel ritmo delle immagini che mi scivolano negli occhi, in un dialogo pulsante e vivo, tra fotografie, opere, documentazioni, disegni, ritrovamenti. Metafora della vita e del suo ordine caotico, un caos generativo da cui scaturiscono continuamente meraviglia e bellezza in una perpetua danza.
Il volume verrà presentato il 10 marzo alle 19 alla Giardineria Schullian di Bolzano, le artiste saranno presenti e dialogheranno con Kunigunde Weissenegger di franzLAB, dopo un'introduzione della storica dell'arte Paola Bassetti.


Le pagine del libro “naturalia et artificialia. A Sicilian Journey” sono isole di carta in cui mi ritrovo rappacificata nelle mie moltitudini: se ha davvero ragione Walt Whitman e “conteniamo moltitudini”, questo libro, che è solo la più recente delle moltissime tappe che questo viaggio ha già alle sue spalle, ne è una bellissima conferma. Ed è proprio qui il senso: entrare in questo gioco significa aprirsi a interpretazioni personali, costruire relazioni autonome con gli oggetti e le installazioni di Gabi Veit e Dietlind Wolf, dove anche il nostro universo di esperienze, in quanto osservatrici e osservatori presi in causa nel solo atto di stare nelle pagine con il nostro sguardo, assume un ruolo attivo, significativo e formativo: un fluire di immagini e ricordi in continua evoluzione.

La Sicilia come sfondo narrativo, ma anche come presenza viva e generatrice: non soltanto paesaggio che accoglie la storia, bensì materia sensibile, memoria stratificata e orizzonte simbolico da cui prendono forma visioni, incontri e trasformazioni.
La pubblicazione, arricchita dai contributi delle storiche dell’arte Schnuppe von Gwinner e Paola Bassetti, che offrono ulteriori chiavi di lettura per comprendere il dialogo tra paesaggio, oggetti e pratica artistica al centro del progetto, sarà presentata al pubblico martedì 10 marzo 2026 alle ore 19.00 presso la Gärtnerei Schullian di Bolzano, in un incontro con le artiste Gabi Veit e Dietlind Wolf insieme a Paola Bassetti, Anna Quinz e Kunigunde Weissenegger.
Ne ho parlato con le artiste.


Due donne, due luoghi, un'isola e un progetto che nasce, cresce, si trasforma e prende forma in opere, mostre e ora anche in un libro. Com’è iniziato tutto?
Schnuppe von Gwinner lo ha riassunto meravigliosamente quando nel 2023 ha scritto della nostra prima mostra: “Esplorare insieme un terzo luogo sconosciuto. Raccogliere e condividere ispirazioni nella reciproca modalità “Oh, hai visto?”. Le due artiste, Gabi Veit di Bolzano e Dietlind Wolf di Lubecca, sognavano un viaggio di lavoro di questo tipo. Già molti anni fa si erano riconosciute come creatrici alla pari e affini. Si sono visitate molte volte nei loro studi, hanno scambiato idee, hanno lavorato con i materiali dell'altra e ai propri progetti. Nel 2022 era finalmente giunto il momento: quattro settimane in Sicilia, due a Modica, due a Palermo. Le viaggiatrici speravano di trovare nell'isola qualcosa di ancora inesplorato e sorprendente, la sua energia e le sue contraddizioni. “Peschiamo a profondità diverse”, dicono le artiste. Ognuna persegue a modo suo un proprio tema. Insieme vivono il flusso in cui danno e ricevono.”
C'è stato un momento in cui avete capito che questo progetto avrebbe assunto la forma attuale?
Fin dall'inizio era chiaro che avremmo realizzato un libro. Inizialmente volevamo che fosse pronto per le mostre del 2023. Considerata la quantità di immagini e lavori, era un obiettivo molto ambizioso e alla fine impossibile da raggiungere. Quello che stavamo già preparando per Caldaro erano dieci libri d'artista con le nostre impressioni fotografiche della Sicilia e interventi artistici. Ora il libro è davanti a noi. Il tempo e la distanza hanno contribuito a plasmarlo.


Il vostro libro è come un'enorme camera delle meraviglie che si apre e si chiude in mille meravigliosi cassetti: ogni pagina diventa un'occasione di stupore e di viaggi inaspettati.
In che misura il tema "naturalia et artificialia" vi ha guidato nella scelta dei materiali, nella concezione delle vostre opere e infine nella progettazione del libro, tra documentazione e reinterpretazione artistica?
La nostra mostra a Lubecca nel 2023 si è intitolata per la prima volta “naturalia et artificialia”, ispirandosi al testo di Paola Bassetti e rendendo omaggio alla sede espositiva, dove operavano processi alchemici di trasformazione e conoscenza, proprio come nel nostro lavoro artistico. La natura è una fonte essenziale della nostra creazione. Ne osserviamo il linguaggio formale, ne ricaviamo il materiale. Gabi disegna e taglia, unisce parti che non si appartengono, strania e crea qualcosa di nuovo. Dietlind stratifica, modella, cuoce ceramiche e sviluppa immagini con la luce del sole.
Il viaggio in Sicilia non sembra essere solo uno sfondo narrativo, ma diventa un vero e proprio metodo di ricerca artistica; sfogliando il libro si crea inoltre un’immagine che è allo stesso tempo realistica ed estetizzata: dove sta il confine tra queste dimensioni?
Esatto: il viaggio in Sicilia è per noi una vera e propria ricerca artistica. Ognuna di noi ha portato con sé un tema specifico e si è lasciata ispirare dal proprio modo di lavorare: ricerchiamo, raccogliamo, esploriamo e mettiamo in scena. Il confine è più una zona di transizione che una linea netta: non è un'intenzione deliberata, ma un processo intrinseco.


Siete due donne, due artiste, due menti, quattro occhi e quattro mani che pensano, osservano e si muovono in modo diverso, anche se in armonia. In che modo le vostre pratiche artistiche dialogano tra loro e in che modo le differenze hanno contribuito al risultato finale?
Veniamo da direzioni diverse, facciamo lavori diversi. Ciò che ci unisce è il confronto con la natura, la memoria e le tracce culturali. Raccogliamo, esploriamo e trasformiamo i materiali in oggetti. Il nostro dialogo è complesso e i nostri lavori si completano a vicenda nella loro rispettiva peculiarità. Un buon punto di partenza per un viaggio insieme.
Ci sono altre due donne che hanno arricchito il vostro viaggio con le loro parole e la loro immaginazione. Qual è il loro ruolo? E come dialogano tra loro parole e immagini nel libro?
Abbiamo cercato un'esperta di lingua tedesca e una di lingua italiana per la nostra messa in scena del viaggio ed entrambe hanno accettato con entusiasmo. Schnuppe von Gwinner, storica dell'arte, curatrice e autrice con una particolare competenza nell'artigianato artistico e nel design europei, apporta una prospettiva di lingua tedesca. Paola Bassetti, storica dell'arte, guida culturale, curatrice di mostre, autrice di saggi e ricerche, apporta la prospettiva italiana.
A Caldaro, Gabi e io abbiamo visto per la prima volta i lavori l’una dell’altra e li abbiamo uniti in sette giorni. Questo è stato il nostro processo di messa in scena. Schnuppe e Paola ci hanno osservate mentre interagivamo e mentre ciascuna di noi lavorava individualmente, ampliando lo spettro, trovando le parole per descrivere il nostro lavoro e diventando così parte integrante del viaggio.