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July 31, 2020

Guida per otto passeggiate nel bosco #05: investigazioni

Anna Quinz
“unlearning categories” è la mostra curata da BAU attualmente in corso a Museion che presenta alcuni dei lavori di artisti altoatesini acquistati dall’Assessorato alla Cultura Tedesca della Provincia di Bolzano. Queste ed altre opere si trovano nel volume “Arbeiten - Lavori in corso”. Per muoverti in questa selva complessa di posizioni artistiche, visioni ed estetiche, JOSEF ti guida lungo 8 passeggiate metaforiche – tra bosco, spazi museali e carta stampata.

Aspirante esploratore e cercatore di funghi, rieccoci insieme nel nostro bosco. Come sta andando il tuo percorso di diseducazione? Stai iniziando a percepire il modo diverso in cui ci muoviamo nello spazio selvatico, lo sguardo con cui guardiamo le cose e i sensi grazie ai quali le interpretiamo? Bene. Allora proseguiamo. 

Questa volta ci avventureremo in un percorso investigativo. Il bosco è pieno di tracce, indizi, orme e segni che si distribuiscono qui e là. E come esperti Sherlock Holmes, andremo alla loro scoperta, in cerca di ciò che nascondono, che spesso non è davvero ciò che sembra…

close up mappa 5INVESTIGAZIONI

“Non esiste ramo della scienza investigativa tanto importante e tanto trascurato quanto l’arte di riconoscere le orme”[1].

Ecco, partiamo proprio da qui. Da quelle orme appena accennate che puoi vedere là, sotto quell’abete a sinistra.   

Riesci a riconoscere di che animale si tratta? Quali segni ha lasciato sul suo cammino? Sta inseguendo o è inseguito? È in cerca di cibo o semplicemente vaga senza meta nel suo habitat? Puoi identificarti nel suo andare e nel suo lasciar orme dietro di sé?
[Annemarie Laner, senza titolo, dalla serie Ich spur ein Tier]

“Certi animali, per non essere scovati, confondono le loro orme intorno alla tana: devi fare lo stesso, altrimenti non mancheranno i seccatori”[2].

Segui per un po’ i segni lasciati dalle zampe di questo animale misterioso e cerca di lasciarne altrettanti proprio accanto ai suoi, come se steste passeggiando insieme e dialogando amabilmente. Immagina che questo percorso, forse lineare, forse a zig zag, ti conduca nella sua tana. Tieni a portata di mano la bussola, per non perderti mentre procedi in compagnia del tuo animale fantastico.  

bussola KompassA un certo punto, incontrerai un grande masso incastrato tra alberi e muschio. Si chiamano boulder e c’è chi ama arrampicarvisi. Ma non è quel che faremo ora. A noi interessa invece osservare i segni lasciati dal tempo sulla roccia, per fantasticare sulle storie che ci possono raccontare sul passato millenario di questo bosco. Ai piedi del masso dovresti trovare alcune pietre più piccole, cadute nell’ultimo secolo o nell’ultima ora. 

Cercane con attenzione una che ti sembra ti assomigli, perché ricorda la forma particolare del tuo naso o la struttura del tuo cranio. Avvicinala al viso, sentine la ruvida freddezza, scova tutte le sfumature cromatiche piene o quasi trasparenti, analizzane ogni micro dettaglio, come fosse davvero una parte di te. Poi portala via e conservala come testimonianza del tuo passaggio in questa natura. 
[Michael Fliri, My Private Fog, dalla serie di opere My Private Fog]

Continua a camminare, questa volta procedendo verso l’alto finché non incroci un mucchietto di aghi caduti a terra.  

“Con quanta bellezza essi muoiono, dando con allegria il loro contributo annuale al suolo. Cadono per risorgere. Quasi sapessero che non è stato un solo deposito annuale a creare questo ricco terriccio in cui crescono gli alberi di pino. Vivono nel suolo di cui accrescono la fertilità e il volume, e nelle foreste che da esso spuntano”[3].bastone Wanderstock

Smuovili un po’ con il tuo bastone, per scovare quel che stanno così accuratamente nascondendo. Non è incredibile che dal loro precipitare suicida, rinasca ancora e ancora la vita del bosco? Sono indizi così piccoli, eppure così preziosi…

Inginocchiati e inizia a disegnare con le minuscole linee degli aghi altre forme di vita e altre figure della natura, bi- o perfino tridimensionali. Magari una montagna fatta di infinitesimali tratti, come tracciati sulla carta da una matita ben appuntita? 
[Michael Höllrigl, Jenn, das Gebirge aus Marmor, edizione in cartella con 6 acqueforti]

Seguendo il nostro sentiero, dovresti essere arrivato a una radura, nella quale si trova una piccola capanna. Bussa e se non c’è nessuno entra e fermati per un po’ ad osservare questo spazio chiuso, in cerca di tracce di passaggi umani, di trasformazioni avvenuti nella materia e di segni di vita.

È davvero quel che sembra, questa costruzione nel bosco? Di quale materia è veramente fatta? È piccola o grande? È leggera o pesante? È vuota o piena? È abitata o abbandonata?
 
[Aron Demetz, Tragedia dell’univocità, dalla serie Burning]

Una trasformazione dell’esistenza non può che essere un processo radicale e il quadrilatero delle capanne il punto più estremo di questa radicalizzazione: nelle nuove forme di vita, attraverso dei nuovi spazi per la vita[4].scarponi Wanderschuhe

Proprio accanto alla nostra capanna scorre un piccolo ruscello. Libera i piedi dagli scarponi pesati e dai calzettoni e immergiti fino alle caviglie. L’acqua è gelida, ma non siamo qui per refrigerarci. Quel che dobbiamo fare è scorgere i cambiamenti che succedono ai nostri piedi. Ma non osserviamo solo il fluire naturale dell’acqua che non smette mai di modificare e modificarsi, ma soprattutto i sintomi più o meno tangibili, visibili e artificiali generati dal passaggio dell’uomo. 

L’acqua ha un colore diverso, non trovi? Le sfumature non sono le stesse che siamo abituati a vedere in natura. C’è qualcosa di strano, di fittizio, di innaturale… Di certo qualcuno è passato di qui e ha lasciato un segno… 
[Philipp Messner & Walter Nidermayr, Kunstschnee Nr. 10, dal Gruppo di opera omonimo in 15 parti]

Ma torniamo nel cuore verde della nostra selva, per cercare indizi nel sottobosco. Concentra l’attenzione sulle foglie cadute a terra, cogline alcune e riponile con cura nel tuo cesto e porta via con te questo ricco bottino, per creare, a casa un tuo personale erbario.

cestino KorbQuale storia ti racconta ogni foglia? A quale albero apparteneva, prima di appartenere a te? Quali geometrie puoi ottenere sommando i singoli elementi a formare un insieme? Organizzale meticolosamente, analizzale, assemblale e scopri quali segreti hanno da svelare. 
[Karl Unterfrauner, Ohne Titel (Gummiband)]

Ora invece dirigiti a est, seguendo le ombre disegnate dal filtrare del sole tra gli alberi e i segni lasciati da chi è passato prima di te. Vedrai che il prato è segnato dai passi, la terra affonda dove hanno camminato altri scarponi e gli arbusti sono un po’ stropicciati. 

Continua a seguire queste vie tracciate spontaneamente, percorrile in lungo e in largo, torna indietro, ricomincia, metti i piedi dove trovi un solco. Quali linee pennellano queste incisioni involontarie? Quali intrecci, incroci, rette, curve? Li senti gli scalpiccii di altri esploratori che erano qui un attimo fa, o forse ieri? 
[Erich Kofler Fuchsberg, spur 1 b] 

La prossima tappa del nostro andare, è invece uno stare. Fermati, sdraiati a terra proprio qui dove ti trovi, cercando magari un punto piano nelle escrescenze delle radici e nel velluto dei muschi. Dopo aver seguito le tracce degli altri, è la tua sagoma che ora devi imprimere nel terreno. 

binocolo FernglasAppiattisciti come fossi un piano bidimensionale. Allarga braccia e gambe in modo simmetrico e dai al tuo corpo forme eccentriche e strane, come fossi un intrico di rami che si biforca. Poi cerca con il tuo binocolo altre presenze, animali o vegetali, tridimensionali e prova a instaurare un muto dialogo.  
[Urban Grünfelder, Housing]

Gli ultimi indizi che andremo a cercare hanno dell’incredibile. Ma non li troveremo questa volta, saremo noi a lasciarli invece. Ad uso e consumo del ciclo simbiotico e straordinario della natura, e dei prossimi cercatori di funghi che arriveranno dopo di noi. Guarda laggiù, sotto quel grande pino, c’è un allegro gruppetto di finferli dorati che sembrano aspettare proprio te. Raccogli i più grandi, prendi il tuo coltellino e pulisci bene il gambo terroso.  

coltellino TaschenmesserLe spore che lascerai precipitare da questa certosina operazione sono cellule che potremmo definire magiche. All’apparenza rifiuti che lasci indietro per igiene del tuo futuro risotto, sono invece il vero fulcro vitale dei funghi del futuro. e se fra qualche tempo tornerai proprio qui, potrai trovare i nuovi finferli che hai contribuito a riprodurre. 

Tra gli esempi di generazione equivoca visibili a occhio nudo, il più quotidiano è quando i funghi spuntano dovunque un corpo vegetale morto, sia un tronco, un ramo o una radice, marcisce; […] sicché, evidentemente, non un seme (spora) gettato qua o là dal caso che ha determinato il luogo, bensì il corpo putrescente che vi si trova, il quale offrì un materiale appropriato all’onnipresente volontà di vivere, che subito ne ha fatto uso[5]”.

La nostra passeggiata investigativa finisce qui. Abbiamo seguito e distribuito tracce, abbiamo indagato, scrutato e rovistato. Sopra, sotto, dentro. Ogni indizio ci ha svelato qualcosa che ancora non conoscevamo. Ora inizia a far buio, è tempo di tornare a casa. Ma ci rivedremo presto, aspirante esploratore e cercatore di funghi. 

“Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia[6]”.

 

Graphic design by Claudia Gelati


[1] Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, Feltrinelli Editore, Milano, 2015
[2] Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, ca. 62/65
[3]
 Henry David Thoreau, Ascoltare gli alberi, Garzanti, Milano, 2018
[4] Leonardo Caffo, Quattro capanne o della semplicità, nottetempo, Milano, 2020
[5] Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851
[6] Ralph Waldo Emerson

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