Il grande ritorno della 99 Posse (venerdì a Trento). Zulù: “Una rinascita”

13.06.2012
Il grande ritorno della 99 Posse (venerdì a Trento). Zulù: “Una rinascita”

Il grande ritorno della 99 Posse (venerdì a Trento). Zulù: “Una rinascita”

13.06.2012

Con Cattivi guagliuni (2011) è ritornata sulla scena, dopo dieci anni di assenza, la 99 Posse. Un ritorno clamoroso, come clamorosa è tutta la storia del gruppo raggamuffin più potente della penisola. Il ritorno di un combo esplosivo, sia dal punto di vista musicale che politico. Con il loro sound pulsante e meticcio, all’incrocio tra reggae, rap, rock ed elettronica, e la potenza incendiaria dei loro messaggi, figli della controcultura antagonista dei centri sociali, hanno segnato profondamente l’immaginario italiano della musica pop, uscendo dalla nicchia underground per guadagnare un posto di primo piano nelle classifiche, nelle vendite, sui giornali, nella programmazione radiofonica e televisiva. Con una fortissima esposizione mediatica a cavallo dei 2000, inconsueta per chi proviene da quegli ambienti della periferia culturale. Segno della solidità artistica del progetto. Da allora tante, tante cose sono cambiate. Quello che non è cambiata, a quanto pare, è la voglia di 99 Posse: live venerdì 15 giugno sul palco di Upload (ore 21, Palatrento di Ghiaie, Trento). Ne abbiamo parlato con Luca Persico, meglio conosciuto come ‘O Zulù, frontman del gruppo sin dalle origini. Un fiume in piena!

2000 La vida que vendrà – 2011 Cattivi guagliuni. Sono passati più di 10 anni, un lungo periodo durante il quale la Posse si è anche sciolta. Cosa è successo?

Eravamo arrivati ad un punto in cui le differenze tra di noi, che erano state sempre il motivo della nostra unicità, rappresentavano una sottrazione e non più una moltiplicazione. Le discussioni erano improduttive, la posta in gioco era altissima… Teniamo conto che il momento in cui abbiamo deciso di sciogliersi è corrisposto con il momento di massima esposizione mediatica. Abbiamo pensato che prima di fare una brutta figura era meglio separare per un po’ le carriere e vedere dove si andava a finire. È andata così e dopo 8 anni circa ci siamo rincontrati, nell’unico posto dove poteva avvenire un ritorno dei 99 Posse, cioè in una situazione di movimento. Ci siamo ritrovati dietro al palco a Napoli di un concerto per raccogliere fondi per le spese processuali di alcuni compagni di Napoli arrestati a Torino durante il G8.

E come andò in quell’occasione?

In quel momento, essendoci stato il pretesto di un’occasione politica per suonare insieme, capimmo che i problemi personali erano superati. O quantomeno erano superabili grazie alla musica. Abbiamo ritrovato un brivido, un’emozione che non provavamo più da tempo. Così abbiamo dato vita alla reunion della 99 Posse, ma sarebbe più giusta chiamarla ripartenza, o rinascita. Infatti noi siamo ripartiti con i concerti, come fa un gruppo alle sue prime armi che si misura direttamente con la gente per vedere se le cose che ha da dire riscontrano interesse. Abbiamo cominciato dalla Campania, poi lentamente ci siamo spostati un po’ in tutta Italia, e abbiamo visto che c’era voglia. Soprattutto abbiamo visto che c’era un grande ricambio generazionale, un sacco di ragazzini ai nostri concerti troppo giovani per averci visto quando eravamo i primi 99 Posse.

Un buon segno per un progetto appena “rinato”, no?

Certo! È un segno del fatto che in giro ci sia sete di qualcosa come i 99 Posse, in un’epoca in cui sembrerebbe invece che i giovani siano alla ricerca di tutt’altro, rifuggano l’impegno preferendo la superficialità. Sembra un po’ la situazione dei primi anni ’80 italiani. Ma anche allora, accanto a quelli che noi chiamavamo “paninari” c’era un casino di altri giovani che si rinchiudevano nelle loro stanzette ad ascoltare altra musica, c’erano i compagni che stavano chiusi nei centri sociali a smaltire le botte prese alla fine degli anni ’70. C’era insomma tutta un’Italia che non si riconosceva nell’edonismo reaganiano, pur non avendo ancora gli strumenti per farsi sentire, per auto-rappresentarsi nella società. Penso che per molti versi la situazione di oggi sia la stessa. C’è in giro un mondo di giovani molto vario e colorato che viene ignorato, che non è rappresentato né dalla destra né dalla sinistra.

Un mondo in cerca di rappresentazione, di riferimenti, di simboli, di poeti e cantori…

Il nostro gioco è sempre stato quello di trovare un’adeguata auto-rappresentazione, una rappresentazione originale di questo mondo “emarginato”. L’abbiamo fatto con il nostro primo disco, una rappresentazione delle periferie culturali e politiche che avevano trovato nel movimento una sponda, una ragione per lottare contro la propria condizione di marginalità­. Con Cattivi guagliuni disegniamo una situazione differente: laddove raccontavamo allora di un soggetto che aveva trovato la sua forma di auto-rappresenrazione, oggi mostriamo quella forma di diffuso malcontento che si sente fortissimo in tutto il paese, quel malcontento di chi non ha ancora trovato una forma di auto-rappresentazione, non ha ancora capito qual è la sua collocazione. La situazione di chi si dice “Ma io chi sono, di destra, di sinistra, un grillino… non lo so, però so che vivo male, pago le tasse, sono a posto con la legge, però in cambio non ottengo niente. Non ho un’assistenza sanitaria adeguata, non ho scuole, parchigioco, momenti di socialità per i miei figli, non ho sbocchi di lavoro per me stesso, non ho la possibilità di progettare un futuro per la mia famiglia… Allora vivo questo malcontento e riesco a trovare forme di organizzazione solo quando l’attacco arriva, proprio geograficamente, a casa mia”. E infatti gli unici momenti di movimento che abbiamo visto in questi anni sono quelli contro la Tav in Val di Susa o contro le centinaia di discariche che hanno tentato di aprire per continuare a favorire il connubio tra Stato e Camorra…

Quindi, in sostanza, quale differenza rintracci tra il movimento di allora e quello di oggi?

Quello che abbiamo notato è la mancanza di un collante tra i diversi movimenti. L’assenza totale di quella, che tempo fa, chiamavamo coscienza di classe. Ma questa ricerca di una coscienza di classe appartiene alla gente dei nostri quartieri e appartiene a noi. Siamo alla ricerca di una collocazione per far sentire in maniera più forte la nostra voce.

Ed è di questi giorni l’affermazione, a livello elettorale, del movimento di Beppe Grillo. Che idea ti sei fatto a questo proposito?

La mia idea è quella che ti ho appena espresso. C’è il bisogno diffuso di qualcosa di nuovo, di sentire dei politici che dicano qualcosa di attinente alla vita reale della gente. E Grillo questo lo fa e per questo ha successo. Il problema però, anche qui, è la completa assenza di un discorso di classe. Dice che i politici rubano e, contemporaneamente, dice che i figli di due marocchini che stanno in Italia da trent’anni non possono essere cittadini italiani… Quando fai fare la politica ai comici si rischia di aumentare la confusione piuttosto che dissiparla.

Tornando col discorso al vostro progetto, ho letto che in questi lunghi anni di silenzio sei stato anche coinvolto in seri problemi di tossicodipendenza. Non voglio farmi i cazzi tuoi, né tanto meno speculare su un problema serio come questo…. Però forse, se ti va, raccontare questa tua esperienza può essere d’aiuto ad altri ragazzi che vivono questo problema.

Questo risale a circa cinque anni fa. Ho tentato di affrontare questo problema varie volte e da cinque anni l’ho completamente superato. Uno dei posti che mi hanno aiutato a superarlo è stata la Val Passiria. Un mio caro amico, che fu fondatore con me dei 99 Posse e ora non suona più, PapaJ, un vero fanatico delle valli a nord di Bolzano, mi fece conoscere la Val Passiria sette-otto anni fa, quando io avevo appena preso un cane e avevo il problema di trovare un posto dove fare le vacanze, portando dietro anche lui. Così ho cominciato a frequentare questa valle che, oltre ad avere dei prezzi molto accessibili, ha una vera e propria simpatia per gli amici a quattro zampe. Così ho scoperto una cosa, molto diffusa anche nelle cliniche di disintossicazione, che è l’uso e l’abuso di saune, passeggiate, bagni turchi ecc. (risate) Tutte cose che la Val Passiria offre senza dover essere rinchiusi in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Io ho sempre avuto questa attitudine ad autogestire la mia vita… L’idea è nata dopo aver frequentato da esterno un programma che si svolge a Sasso Marconi, che si chiama “Weekend fuori dalla righe”, che offre la possibilità di affrontare un discorso sulle tossicodipendenze non solo quando hai deciso di smettere, ma anche durante il consumo. Si trascorre un weekend insieme agli operatori e a persone che come te hanno problemi con la sostanza, venerdì sabato e domenica, e poi il lunedì torni alle tue abitudini. Ma dopo aver passato tre giorni in questo contesto, ritrovi una serie di forze che la droga uccide. Quindi ho capito che quello era il percorso e poi me lo sono autogestito, insieme a un amico, alla mia famiglia, a mia moglie. Adesso è un ricordo del passato e mi fa piacere la tua domanda perché mi dà l’occasione di mettere la mia esperienza a disposizione di chi in questo momento ha un problema con la droga.

Arriviamo all’oggi. Grande ritorno, disco bello potente. Dopo il primo singolo “Cattivi guagliuni”, che ha conquistato la vetta della classifica della Indie Music Like (i brani indipendenti più trasmessi dalle radio italiane) con videoclip firmato nientepopodimenoche da Abel Ferrara, ora è la volta di “Tarantelle pe’ campa'”, il nuovo singolo con la collaborazione di Caparezza. Come è nato questo pezzo?

“Tarantelle pe’ campa'” riprende un gioco linguistico napoletano: la tarantella è un genere musicale, ma l’espressione a Napoli si usa anche per dire “ho affrontato grandi difficoltà”. Se vai a Napoli all’ora di punta, ad esempio, dici “ho dovuto fare una tarantella ma alla fine ho parcheggiato”. È come dire “ho fatto i salti mortali”. Ebbene, noi della 99 Posse facciamo tutti e due: facciamo tarantelle per vivere, nel senso che viviamo di musica, ma facciamo tarantelle per vivere anche nel senso che stentiamo ad arrivare alla fine del mese come gran parte degli italiani al giorno d’oggi. Così, forti di questa ambivalenza, abbiamo deciso di scriverci una canzone. Il fatto è che quando scrivevo le parole di questa canzone non riuscivo a togliermi dalla testa né la melodia né la metrica di “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza. Insomma, essendo fortemente influenzato da questa canzone e rispettando molto il lavoro di Michele, uno dei pochi artisti italiani di cui sono fan, l’abbiamo incontrato in occasione di un suo concerto a Napoli, organizzato proprio dalla nostra agenzia, per proporgli una collaborazione. E lui non solo ha accettato, ma è stato più veloce di tutti. Ci ha mandato una mail con la sua parte già registrata e mixata, dicendo “Io ho fatto questa cosa, ditemi se vi piace se no la rifaccio”. La dimostrazione della verità, a dire il vero non molto praticata, che i grandi più sono grandi più sono umili.

E come è stata l’accoglienza da parte dei media?

Abbiamo realizzato un video con una casa di produzione napoletana che si chiama The Jackal, una sorta di film con la collaborazione preziosissima di Caparezza e Patrizio Rispo, uno degli attori di Un posto al sole, ambientato nella periferia nord di Napoli. Il riscontro nei network non è stato molto buono: MTV ha fatto finta di niente, Rock TV ci ha cagato poco e così hanno fatto tutti i programmi musicali. Quello che un po’ ci atterrisce è che non ci è arrivata alcuna richiesta di partecipazione né da Santoro, né dalla Dandini, né dalla Guzzanti. La sinistra che sempre si lamenta della mancanza di pluralismo, poi quando ha un piccolo spazio non si comporta molto differentemente da Berlusconi. Per fortuna che c’è il web da un lato e i nostri circuiti dall’altro, centri sociali, Radio Popolare, Radio Sherwood… E poi devo dire che anche il gruppo editoriale di Repubblica non si è tirato indietro, abbiamo avuto tutti i video in homepage sia di Repubblica sia di XL per un lungo periodo e questo ci ha regalato un centinaio di migliaia di visualizzazioni a video.

www.uploadsounds.eu

SHARE
//