Intervista a Helena Gough, manipolatrice di “suoni concreti”, questa sera al Museion

04.05.2012
Intervista a Helena Gough, manipolatrice di “suoni concreti”, questa sera al Museion

Scandagliare la materia sonora alla ricerca della struttura più profonda dell’ “essere suono”. Raccogliere e manipolare i rumori che abitano il “mondo reale” per scoprirne la trama più nascosta e inespressa e sorprendersi dell’infinita ricchezza custodita al di sotto della superficie abituale. Un preciso progetto estetico, figlio della grande tradizione della “musique concrete”, guida l’arte di Helena Gough, ospite questa sera della rassegna MuseRuole (Museion, ore 21). Alla base un lavoro paziente e certosino, un modo di sentire e di creare profondamente contemplativo e, a allo stesso tempo, “artigianale”.  Un invito a “coltivare la qualità dell’attenzione”. Il suo ultimo album solista, uscito per l’etichetta londinese Entr’acte, è stato considerato uno dei migliori album del 2010 dalla rivista The Wire. L’abbiamo intervistata.

“Helena Gough’s sound art makes you feel in need of a password in order to access her world, and it’s not a given that you’ll be able to identify with what’s really meant in there” (The Wire Massimo Ricci). Ti ritrovi in questa descrizione? Ci puoi suggerire una password per accedere nel tuo mondo musicale?

Vorrei che la musica rimanesse aperta, senza un singolo significato fisso. Quindi per me non è molto importante essere d’accordo o meno con le opinioni che riguardano il mio lavoro. Sono contenta che il lavoro di descrizione della mia musica sia lasciato a giornalisti, musicologi e ascoltatori… L’unica password che ho da offrire è molto semplice: ascoltare.

Qual è la relazione tra la tua arte e la “musique concrete”?

Alcuni anni fa ho studiato “musique concrete” come parte del mio diploma in musica. Quando ho sentito per la prima volta il lavoro di compositori come Bernard Parmegiani e Francois Bayle ho sentito che mi si stava spalancando davanti un nuovo universo. Quel momento è stato fondamentale per il mio sviluppo come compositrice e mi ha incoraggiato ad entrare nell’ambiente dello studio per la prima volta: prima ero una violinista e componevo solo musica strumentale. Penso che il mio lavoro mantenga forti radici nella tradizione della “musique concrete”, ma quello che sto facendo ora sta crescendo in molte direzioni differenti.

Quali sono le tue principali influenze? Nel campo delle arti, del cinema, della vita quotidiana..

Trascorro il tempo con i suoni con cui lavoro e continuo a coltivare la qualità dell’attenzione. Le possibilità e gli orizzonti che si aprono quando trasformo i miei materiali sonori sono grandissima fonte di ispirazione. In generale ho bisogno di spazio e silenzio nell’ambiente circostante, ho bisogno di tempo per raccogliere, riciclare, rifiutare e ricominciare ancora.

Nella musica sperimentale le donne sembrano essere ancora una minoranza. Pensi sia necessario promuovere esplicitamente questa particolare “forma femminile” di espressione?

Le donne sono ancora una minoranza nella musica sperimentale come in molte altre sfere della vita. Sotto molti aspetti penso quindi sia necessario promuovere il lavoro delle donne. Una rete dominata dagli uomini può essere difficile da scogliere, così alcune compensazioni possono essere importanti per controbilanciare. Se il lavoro interessante e inusuale delle donne rimane ignorato, allora è una mossa positiva se qualcuno prende l’iniziativa per farlo conoscere. Ad ogni modo, personalmente, preferisco che la qualità del mio lavoro sia discussa prima del mio genere. Faccio musica perché sono un essere umano.

Parlando dell’equipaggiamento tecnologico, qual è la differenza tra come si suona e si compone oggi e come si suonava e componeva anni fa? Come il medium influenza la tua arte?

Posso parlare solo dalla mia personale esperienza… Utilizzando il laptop per le performance dal 2007, posso dire che l’equipaggiamento hardware e software che utilizzo non è cambiato. Forse ci sarà un cambiamento radicale nelle tecnologie che io non riesco ad immaginare… Io amo i suoni, ma non mi piacciono i computer e spero che le loro interfacce si trasformeranno gradualmente in qualcosa di meno rigido, più adatto al corpo.

www.helenagough.net

museruole.tumblr.com

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