Bolzano, i concerti rock ci sono. Ma il pubblico dov’è?

02.01.2012
Bolzano, i concerti rock ci sono. Ma il pubblico dov’è?

Bolzano, i concerti rock ci sono. Ma il pubblico dov’è?

02.01.2012

Le rock-band bolzanine crescono e, finalmente, nel 2011, il capoluogo ha avuto un’offerta di musica quasi completa. Oltre al diluvio di concerti di classica e jazz finalmente si è potuto assistere anche a concerti di buono o ottimo livello. Ma perché non finisca tutto subito è necessario che ai prossimi appuntamenti gli organizzatori non vivano con l’incubo del “punto di pareggio” che in diversi casi non viene raggiunto. Possibile che non si trovino 4-500 persone disposte a pagare un biglietto per vedere un concerto?

Come Franz abbiamo stretto degli accordi di partnership con Unclevanja e Poison For Souls, i due principali promoter della scena bolzanina. Il 6 gennaio arrivano alla Halle i Planet Funk (Pfs) e il 27 gennaio le Chicks on speed (Uv). Tolto Zucchero, sono forse i due gruppi più grossi degli ultimi 12 mesi: i primi, per dire, sfiorano i 20.000 “like” su facebook, le seconde hanno un seguito vastissimo soprattutto, ma non solo, nell’area germanica.

Fino a 10-15 anni fa, se un’associazione come Tandem o Los Quinchos organizzava un concerto “con biglietto” era praticamente certa che sarebbero arrivate almeno 4-500 persone. Altra storia per i concerti gratuiti al Talvera, dove le persone sono almeno 1.500 (e anche il doppio) chiunque vi sia sul palco. Ma lì si rientra dalle spese con i contributi pubblici, con le birre e grazie al lavoro dei volontari. Al chiuso, d’inverno, bisogna staccare biglietti a raffica. Altrimenti si va sotto.

I due privati in questione, di fatto, stanno proponendo quello che nessuna associazione è riuscita a proporre: un’offerta continuativa (ma questo è normale, visto che le associazioni avevano o hanno altre finalità). Ora, di seguito, una serie di considerazioni e domande in ordine sparso. Molto sparso.

1) Delle centinaia di musicisti altoatesini solo una parte sembra interessata a vedere concerti dal vivo, salvo poi lamentarsi un giorno sì e un giorno no che a Bolzano non c’è nulla. Vanno magari al concerto degli amici più stretti, ma non a quello di un musicista fondamentale come Damo Suzuki, dei Linea 77, dei Tre allegri ragazzi morti. Come si può spiegare a questi musicisti che sarebbero “moralmente obbligati” ad andare ai concerti? E’come se un giovane violinista non andasse a sentirela Haydnola London Symphony.Come se un’aspirante trombettista non andasse a sentire Fresu perché preferisce Rava. In realtà, mi dicono nell’ambiente, è proprio così: i giovani violinisti e trombettisti, salvo rare eccezioni, non vanno né dall’una né dall’altra parte. Come si può convincere un giovane bassista che non può mancare ai Planet Funk o alle Chicks? Avrà un insegnante dell’Istituto musicale, del Cesfor o di Musica blu che lo invita ad andarci? Gli insegnanti di queste fondamentali agenzie formative, che sanno quanto è difficile vivere di musica, potrebbero invitare i loro studenti ad andare ai concerti? Perché il punto non è se i concerti sono belli o brutti, se uno conosce la band o meno …  Per chi suona, assistere a un concerto dovrebbe essere un momento di crescita a prescindere dalle qualità tecniche dei musicisti sul palco. Conoscendo un po’ l’ambiente, spesso ho la sensazione che gli insegnanti di musica tendano a eccitarsi solo per l’arrivo in città di un virtuoso dello strumento che insegnano. Punto. Se non arriva “il mostro”, zero entusiasmo. In sintesi, oggi che il mercato discografico è in difficoltà come mai prima e la musica dal vivo è una sorta di ultima spiaggia, bisognerebbe forse che almeno i musicisti andassero ad ascoltare i concerti.

2) Per chi non suona, invece, il discorso è diverso. Ci sono migliaia di ragazzi che preferiscono prendersi 3 birre in piazza Erbe che andare a un concerto. Sono irraggiungibili o forse l’1% potrebbe essere coinvolto? Se non altro perché i concerti finiscono in molti casi con dj set di buon livello (mi rendo conto dell’assurdità di questa frase, ma ci si deve appigliare a tutto). Il problema sono i soldi? Un concerto costa come un film + bidone di popcorn al Cineplexx, in fin dei conti. Ma vedere un film mediocre che poi non piace è naturale, mentre il concerto di un musicista poco conosciuto è off limits. Perché?

3) E’ vero che a Bolzano mancano le facoltà umanistiche, ma un po’ di studenti interessati alla musica, almeno a Design, ci saranno? In quasi tutte le città gli universitari tengono in piedi la musica dal vivo. Per gli studenti (e non solo per loro) spesso il problema sono i soldi. Gli organizzatori potrebbero fare biglietti a metà prezzo per chi ha la tessera universitaria?

4) I giornali di lingua italiana sembrano dare agli eventi un buon rilievo, quelli di lingua tedesca, invece, tendono a ignorare i concerti nel capoluogo. In realtà, però, sembra che oggi sia più importante un post sulla pagina Facebook dell’Alto Adige che non un articolo di apertura nella pagina degli spettacoli. Dunque, cosa possono fare di più i media? Le trasmissioni radio della Rai locale si sono già occupate di diversi concerti. E le private? Come fare in modo che alcune delle radio locali contribuiscano “naturalmente” programmando almeno le band più note e “ascoltabili” e riservando almeno qualche piccolo spazio per i gruppi più “sperimentali”? In una città abituata alla musica questo avviene anche al di là degli scambi commerciali (io ti compro tot spot e tu parli del mio concerto). Per un’emittente dovrebbe essere normale, che ne so, cercare di avere un’intervista con un cantante in arrivo a Bolzano. Oppure programmare un pezzo dicendo che quel gruppo sarà domani sera alla Halle. Ma forse lo fanno già e io non lo so.

5) Lo zoccolo duro dei 40-50enni che da sempre segue la musica sembra essere presente ai concerti con regolarità. Chi della “vecchia guardia” non è presente è perché ha cambiato interessi o è frenato da impegni familiari.

6) Per questo tipo di concerti non è previsto e forse non è neppure giusto un intervento diretto dell’amministrazione pubblica. Ma cosa possono fare Provincia e Comune per sostenere un ambito culturale fondamentale? Mettere a disposizione il famoso nuovo Kubo, questo è sicuro. Visto il successo che ebbero le 5 giornate del jazz con Fresu, mi chiedo se potrebbe avere senso provare a proporre una cosa del genere: http://www.auditorium.com/eventi/rassegne/1340198. Con le lezioni di rock Assante e Castaldo qui a Bolzano non muoverebbero le folle come è avvenuto a Roma, ma, magari, coinvolgendo qualche “gloria” del rock locale, una sorta di “supergruppo” che si presti, come fece Fresu, a ripercorrere la storia del rock, la cosa potrebbe funzionare. L’idea non è originalissima, me ne rendo conto, ma l’effetto traino delle 5 giornate sui concerti jazz è durato per qualche anno (ora pare essere finito). Fare una cosa del genere sarebbe come ammettere: siamo alla canna del gas.

7) esistono due pubblici, uno italiano e uno tedesco. Pubblici che si riescono a far convergere nella stessa sala in poche occasioni. Ci vorrebbero band anglofone con un buon seguito. Ma spesso anche questo non basta. Qui però entriamo nel paranormale, ci vogliono poteri soprannaturali per immaginare come sia possibile saltare i muri

8) Per le band italiane qualche speranza potrebbe venire dal pubblico trentino, ma si sa, i50 kmche separano i due capoluoghi corrispondono a circa 500 “percepiti”. La sensazione è che fino a un decennio fa le cose andassero diversamente (i travasi da una Provincia all’altra erano forse più frequenti). Ma potrebbe essere solo una sensazione e, in realtà, gli ultimi pellegrinaggi di massa risalgono ai mitici anni Ottanta del Joy.

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