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March 31, 2016

Anita QuattroEver #20: Cubo D’Oro®, l’unica salvezza per noi genitori

Felix Lalù

Bonucci ha scavallato i due anni e mezzo. E’ stata una sbatta condita di grandi soddisfazioni e sonno, grande sonno. Dall’essere un “essere fondamentalmente inutile” (il che si evince da alcune delle precedenti disquisizioni: qui, qui e qui), adesso Bonucci (sul perchè mia figlia venga chiamata così, leggasi qui) è una piccola bambina: si muove liberamente, coniuga tanti verbi (il migliore è “vieno” per “vengo”), esprime desideri con garbo, descrive il mondo e prende in giro. Certo è ancora molto corta, come è giusto che sia. Non differenzia ancora bene la F dalla Q (dice “afua”, per acqua, così come “fuà”, “fuando”, “fuattro”), per lei “ieri” è un momento indefinibile nel passato e sono sempre le dieci a qualunque ora del giorno (fino a qualche settimana fa erano le “setteotto”, tuttattaccato). Ma ci sono stati momenti in cui ho rimpianto la solitudine.
In quei casi avrei fatto volentieri come mia zia. Mia zia era una casalinga/sarta degli anni Settanta. I genitori erano distanti e portarsi due criature a far la spesa voleva dire metterci un’ora e mezza invece che venti minuti. L’unica soluzione era piazzare le criature nel box, sgattaiolare a far la spesa e rientrare il più in fretta possibile, sperando fossero ancora sane/intere/vive. Per una cosa del genere, oggi ti mettono in galera (e/o ti levano i figli). Non è solo una questione legale, quanto di cultura. Ho fatto anche qualche test: lasciavo Bonucci in macchina (ben legata, al sicuro, a temperatura vivibile) e uscivo per fare una breve commissione. Tutte le volte qualcuno mi ha indicato e richiamato all’ordine, così ho sempre dovuto rosicare cogli occhi bassi e caricarmi il bagaglio mobile. E si trattava di massimo cinque minuti. Con la  sensibilità di oggi, mia zia stessa si chiede se fosse una madre irresponsabile, sconsiderata o addirittura stronza. Io posso risponderle che no: ai suoi tempi i minori non erano ancora insorti e la tecnologia non era semplicemente ancora pronta per le esigenze del paparismo.
Per fortuna oggi la soluzione c’è. La Provincia autonoma di Trento, sempre ai primi posti in Italia per qualità della vita e da sempre vicina alle famiglie, ha una nuova meraviglia da offrire ai genitori bisognosi di tempo da dedicare a loro stessi. Si chiama Cubo D’Oro® ed è un contenitore di forma cubica in una criatura può alloggiare per un breve periodo. A brevettarla è stato il chimico e designer Gualtiero Berfaiter, luminare altoatesino, padre di sette figli, noto anche per il famoso (o famigerato, per alcuni) spray anti-orso che porta il suo nome. Il nome originale dell’invenzione sarebbe Children Safety Device (CSD), ma si è ormai diffuso tra i genitori come il Cubo D’Oro®, perché il colore di serie somiglia all’oro. “In realtà il colore di serie sarebbe un rilassante color senape” spiega Berfaiter “ma l’acronimo inglese è troppo complesso e qualcuno ha cominciato a chiamarlo così, tanto che ormai lo chiamiamo così anche noi, un po’ come è successo col premio Oscar. Il nome è ormai condiviso a tal punto che quasi nessuno chiede più gli altri colori, per poterla chiamare per nome”. Berfaiter ci illustra le caratteristiche del Cubo D’Oro® con verve invidiabile (per uno scienziato) e insolite scelte linguistiche. “Gli interni di Cubo D’Oro® sono morbidi e divanosi, in tutte le pareti” si entusiasma e sbraccia per farmeli toccare con mano. “E’ dotata di un sistema di aerazione, poiché respirare è importante per la salute della criatura. Una cannula collegata a una borraccia esterna e un dispensatore di zuccheri forniscono alla criatura l’apporto necessario per l’attesa del ritorno del genitore.” esclama mentre succhia succo di mela biologico dalla cannuccia. “Cubo D’Oro® è anche totalmente insonorizzato” prosegue ” in questo modo è possibile usarlo anche rimanendo in casa. La criatura non avvertirà la presenza del genitore, e viceversa”. I modello base presenta di serie di un sistema di videosorveglianza interna monitorabile attraverso una app (scaricabile dal sito www.provincia.tn.it/CuboDOro:app/download), “così puoi tenerla d’occhio mentre sei in un’altra stanza”.
Alcune associazioni parentali hanno definito Cubo D’Oro® “una cella inumana”, “una camera di tortura”, “una giustificazione per l’irresponsabilità”. Il sito della Provincia Autonoma di Trento riporta che “Cubo D’Oro® è stato testato e approvato dalle autorità competenti, non presenta alcun rischio evidente per la vita o il benessere psicofisico del neonato”. Il dr. Berfaiter rincara la dose: “I miei sette figli sono cresciuti nelle versioni alfa di Cubo D’Oro®, e ora sono degli adolescenti coscienziosi e consapevoli. E quelle versioni non avevano neanche il distributore di zuccheri, nè la videosorveglianza. E io ho potuto portare avanti i miei brevetti con più cura”. E’ proprio su questo che Berfaiter insiste “Dei genitori schiavi dei propri figli vivono una vita miserabile. Prendersi del tempo e dello spazio per se stessi è importante per noi genitori quaanto per il benessere dei figli stessi”.
Cubo D’Oro® viene fornito in comodato d’uso a tutte le famiglie trentine con criatura, (solo se residenti sul suolo provinciale da almeno tre anni) fino al raggiungimento dei 30 mesi. Noi l’abbiamo appena restituita ma posso garantire che si tratta di uno strumento irrinunciabile per chiunque sia affetto da questa specie di malattia venerea chiamata paparismo. Senza il nostro Cubo D’Oro® io e la Fra non saremmo mai potuti uscire per un cinema o una cena, tantomeno per una sbronza o per un concerto dei Kuru. Anche i nostri compagni di (s)ventura, padri e madri coscienti e responsabili, lo usano fin dai primi mesi e ne tessono continuamente le lodi, mentre quelli fuori dal Trentino lo bramano come la manna. Purtroppo solo i più abbienti se la possono permettere.
Bonucci è così contenta del suo Cubo D’Oro® che gli ha addirittura dato un nome. La chiama Pèsso, come Precious il cane dello psicopatico de Il silenzio degli innocenti (da quando l’ha visto c’è rimasta sotto) (Ho provato a spiegarle che l’attribuzione del nome è impropria, ma è corta e ho desistito). Si è presa così bene che a volte ci entra di sua sponte.
Alcuni la chiamano “gabbia dorata” ma penso che questo le sarà utile per il futuro. Questo pazzo mondo è pieno di gabbie. La migliore gabbia è quella che non percepisci come gabbia, ma come casa tua. Non c’è prigioniero migliore di quello inconsapevole. E contento di esserlo.

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