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October 14, 2015

Anita QuattroEver #18
Le criature appena nate sono brutte

Felix Lalù

In trentacinque anni visto nascere quindici bestie. Quattro cagnolini (in una volta), sette gattini (in una volta), tre vitelli (da vacche diverse) e mia figlia. In confronto a un allevatore sono pochissime, in confronto a un umano metropolitano standard sono una cifra. Tutte le volte la stessa domanda: come può una bestia uscire da un’altra bestia e da lì in avanti essere una bestia diversa dalla bestia in cui era prima? C’è chi lo chiama magia, chi lo chiama miracolo, ma se lo fanno anche i ragni, come si può chiamarlo così? Alla fine si tratta di un atto totalmente naturale. Forse il più misterioso, il più carico di significati e paure, di certo il più pericoloso tra gli atti naturali. Presuppone una serie di condizioni e di abilità che la bestia in questione non sa neanche di avere. Lo fa e basta, come vedere, sentire, defecare, solo che ogni volta rischia di morire. Una di quelle tre vacche è morta, tentando di cacciar fuori una bestia più grande del pertugio da cui doveva uscire. Un’altra, spingendo fuori il vitello, s’è spinta fuori anche le viscere, e allora mio padre e mio zio gliele hanno ricacciate dentro, come un sacco a pelo nel suo sacco.

Mentre la Fra partoriva io pensavo a tutti gli eroi che in qualche modo si erano fatti strada a pugni e pistolettate nel mio pantheon immaginario: c’erano Rambo, Danny Trejo, il Van Damme di Senza esclusione di colpi, Crystal il Cigno, Blanka di Street Fighter, Hulk Hogan, lo Schwarzenegger di Commando. Stavano lì svaccati in mezzo ai loro muscolazzi su poltrone comodose, in un ambiente infinito tipo Matrix. Chi curioso, chi preoccupato, chi annoiato, seguivano la scena della sala parto da una tele scassata. Mentre li guardavo uno per uno, ho realizzato che in confronto alla Fra erano delle fighette, che in quel momento la Fra li avrebbe stesi come Bud Spencer quando gli saltano addosso in venti e lui li spara in aria come se fosse esploso loro addosso. La Fra, la creatura più dolce che io abbia mai conosciuto, senza menare alcun calcio volante, ha fatto il culo a tutti e in quel momento è ufficialmente diventata la mia eroina preferita. Non un’eroina da temere, una a cui dovere devozione.

Forse è per via della magia, del miracolo, del dolore che sta intorno al parto, che poi quando la tua bestiola esce ti sembra la cosa più bella del mondo, a qualunque condizione. Io lo capisco, l’ho provato, per Bonucci (per scoprire perché la mia criatura venga chiamata Bonucci, leggasi qui). Eppure anche lei, come i vitelli, i gattini e i cagnolini che avevo visto negli anni Ottanta, è uscita che faceva schifo. Una bestia cianotica, spaventata a morte dall’aria e dalla luce, unta di sangue e umori non suoi, una creatura al limite dell’inguardabile. Poi è migliorata con le ore, si è umanizzata coi giorni, s’è abbellita coi mesi. In quel momento lì comunque mi pareva bellissima, ma se guardo le sue foto fino ad arrivare ad adesso che ha due anni e passa, vedo che in realtà anche lei era brutta come tutte le criature appena nate.

Diciamocelo una volta per tutte: quando escono (e nel periodo immediatamente successivo) son delle bestie che definire guardabili è dura. Le criature son brutte forte e chi sostiene il contrario mente.

La prossima volta che incontri una coppia felice e soddisfatta dopo la nascita, non mentire. Dì loro che la loro criatura è brutta, ma nel senso che è più brutta delle altre: è brutta esattamente come tutte le altre criature appena nate del regno animale. Ti odieranno, ma almeno non avrai la coscienza sporca della menzogna.

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