Storia di una notte di confine, di spiriti vaganti e foglie d’autunno

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Care sorelle, care viandanti,
oggi è un giorno di confine.
Se questa sera attraverserete un bosco, provate a non avere fretta.
Camminate piano.
Oggi attraversiamo l’equinozio d’autunno, quella soglia dell’anno in cui il giorno e la notte hanno quasi la stessa durata. La luce e l’oscurità rimangono per un momento una di fronte all’altra come due sorelle che finalmente smettono di contendersi lo spazio.
Poi qualcosa cambia.
Da domani sarà il buio, poco alla volta, a occupare più tempo.
La terra, naturalmente, se n’è accorta molto prima di noi. Le felci si fanno più scure, i ciclamini compaiono nel sottobosco, le castagne maturano dentro i loro ricci. Al mattino l’erba trattiene più a lungo l’umidità e alla sera le ombre arrivano prima.
Gli alberi, soprattutto, lo sanno.
Stanno cominciando quel loro antico esercizio di separazione. Ritirano lentamente la linfa, cambiano colore alle foglie e si preparano a lasciarle andare.
Nessun albero tenta di convincere settembre a essere agosto.
Questa è una delle cose che amo dell’autunno.
Forse è per questo che nelle valli alpine, proprio quando le sere cominciavano ad allungarsi, si raccontava di strane luci che apparivano vicino ai boschi.
Le chiamavano Lumesìn, Luminotti, Lumicini.
Piccole fiamme vaganti. Luci simili ai fuochi fatui che comparivano là dove finiva il paese e cominciava il bosco, lungo quei confini che noi umane abbiamo sempre creduto così importanti e che alla natura interessano molto meno.
Nessuna sapeva davvero chi portasse quelle lanterne.
C’era chi diceva fossero anime. Chi spiriti del bosco. Chi raccomandava di non seguirle mai perché avrebbero condotto le viandanti su sentieri dai quali era difficile tornare.
A me piace pensare un’altra cosa.
Che i Lumicini non siano qui per indicarci una strada.
Siano qui per ricordarci di fermarci.
Perché ci sono momenti dell’anno nei quali continuare a camminare come se niente stesse cambiando significa non accorgersi di ciò che sta accadendo.
E oggi è uno di quei giorni.
L’equinozio è una soglia.
E ogni soglia ci domanda qualcosa.
Che cosa porti con te?
Che cosa vuoi lasciare dall’altra parte?
Noi donne siamo state educate a trattenere molte cose.
Tratteniamo parole per non disturbare. Tratteniamo rabbia per non sembrare eccessive. Tratteniamo relazioni, responsabilità, promesse, oggetti, aspettative. A volte tratteniamo perfino versioni di noi stesse nelle quali non abitiamo più soltanto perché abbiamo impiegato molto tempo per costruirle.
Gli alberi fanno diversamente.
Quando arriva il momento, lasciano cadere.
Non perché le foglie non siano state importanti.
Proprio perché lo sono state.
Le foglie hanno raccolto luce, respirato, fatto ombra, nutrito l’albero per mesi. Poi il loro compito cambia. Cadono sulla terra, si disfano lentamente, diventano humus. Ciò che era chioma diventa nutrimento per le radici.
La natura non confonde la fine con il fallimento.
Forse è questo che i Lumicini vengono a ricordarci proprio oggi, mentre attraversiamo la porta dell’autunno.
Non tutto ciò che lasciamo andare è perduto.
Alcune cose devono soltanto cambiare forma.
Così, se questa sera vedrete una piccola luce tremare al margine di un bosco, non seguitela.
Fermatevi.
Guardate gli alberi.
Ascoltate ciò che dentro di voi sta chiedendo di cadere.
E poi tornate a casa.
Perché questa volta il Lumicino lo accenderemo noi.
Il rito del Lumicino
Questa sera procuratevi una candela e un piccolo pezzo di carta.
Prima di accendere la fiamma, restate qualche istante al buio. Pensate a qualcosa che vi ha accompagnate fin qui e che sentite di non voler portare oltre la soglia dell’autunno.
Non deve essere necessariamente qualcosa di brutto.
Anche le foglie che cadono sono state amate dall’albero.
Scrivete sul foglio una sola parola.
Poi accendete la candela.
Quella piccola fiamma sarà il vostro Lumicino.
Guardatela e domandatevi:
che cosa desidero far nascere nello spazio che si libera?
Sul retro del foglio scrivete una seconda parola. Poi piegatelo e tenetelo tra le mani.
Prima di spegnere la candela dite:
Lascio cadere ciò che ha compiuto il suo tempo.
Custodisco ciò che vuole mettere radici.
Non tutto ciò che finisce scompare.
Qualcosa torna alla terra.
Qualcosa diventa nutrimento.
Poi spegnete la fiamma.
E restate per qualche istante nel buio.
Non abbiate fretta di riaccendere la luce.
Oggi comincia l’autunno.
E i semi, sorelle, lo sanno da sempre: ci sono trasformazioni che possono cominciare soltanto nell’oscurità.