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Stefania Santoni

© Alessandro Sala / Cesuralab
Sono nata nel cuore di una fredda notte di gennaio tra il bagliore della luna piena e il candore della neve. Forse è per questo che da sempre inseguo la luce: quella che abita le persone, i luoghi e le storie, quella che affiora quando le parole trovano finalmente il loro nome.
Mi definisco una curandera di parole. Credo che il linguaggio non sia mai neutro: può ferire, ma può anche ricucire, aprire possibilità, restituire dignità, immaginare mondi nuovi. Per questo il mio lavoro si muove tra cultura, femminismo e cura intrecciando progetti che abitano i territori e trasformano le narrazioni nella convinzione che cambiare le storie significhi, poco alla volta, cambiare anche la realtà.
Amo i chiostri medievali, le cupole arabe, la moda parigina e tutto ciò che custodisce un dialogo tra bellezza e memoria. La mia ricerca esplora il genius loci, il mito, le genealogie femminili, il pensiero magico e le visioni che sanno oltrepassare il reale. Scrivo perché credo che ogni luogo custodisca una voce e ogni essere vivente una storia che merita di essere ascoltata.
Per me la scrittura è una pratica di guarigione e rigenerazione, un gesto profondamente politico.
Vivo ricercando l’essenza cristallina delle cose. E, forse, inseguendo ancora quella luce con cui tutto è cominciato.