Contemporary Culture in the Alps
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Leggendarco alpino

Il canto delle Mjanines

Ogni Luna piena del Tuono le piccole custodi del Lec de Lunédes riemergono dalle acque per ricordarci che esistono scelte più grandi della paura e amori capaci di lasciare liberi

29.07.2026
Stefania Santoni

Oberland Bernois. Sauvetage du guide Jean-Michel, tombe dans une crevasse du glacier inferieur de Grindelwald, le 16 Sept. 1863, © Adolphe Braun

Care sorelle, care viandanti,

questa è la notte della Luna piena del Tuono.

Forse, mentre state leggendo queste parole, il cielo sopra le Dolomiti è già attraversato da nuvole scure. Forse un lampo illuminerà le cime e il tuono farà vibrare le rocce, i boschi, i laghi. Non abbiate paura.

Gli antichi abitanti del Regno di Fanes sapevano che il tuono non era una minaccia. Era la voce della montagna che ricordava agli esseri umani una verità semplice: tutto ciò che vive è chiamato, prima o poi, a trasformarsi.

Gli alberi lasciano cadere le foglie. I torrenti cambiano il loro corso. Le aquile seguono il vento.

E anche noi, qualche volta, siamo chiamate a scegliere una strada che non avevamo immaginato.

Per questo la Luna del Tuono è la luna del coraggio. È la luna che ci invita ad ascoltare quella parte di noi che conosce già la direzione, anche quando la mente ha paura.

Gli anziani raccontavano che proprio durante questa luna il velo tra il mondo visibile e quello invisibile diventasse sottile come un filo d'erba.

Ai piedi della Tofana, nascosto tra gli abeti, esiste un luogo che ancora oggi conserva quel mistero.

È il Lec de Lunédes, il Lago delle Apparizioni.

Di giorno sembra un lago come tutti gli altri. Accoglie il cielo, riflette le montagne, custodisce il volo delle libellule e il passaggio dei cervi. Ma quando la Luna piena del Tuono si specchia sulla sua superficie, qualcosa cambia.

L’acqua smette di riflettere il paesaggio. Comincia a riflettere il cuore.

Si racconta che chi vi giunga con intenzioni sincere possa sfiorare il lago con una tjatarùla, una piccola bacchetta magica intagliata nel legno di nocciolo. Non serve a lanciare incantesimi. Non serve a dominare la natura. La tjatarùla ricorda che la vera magia nasce dall’ascolto.

Basta accarezzare l’acqua. Piano., come si accarezza una ferita. Come si accarezza una creatura selvatica.

Allora il lago si apre in cerchi d’argento e dal suo fondo emergono le Mjanines, le antiche silfidi delle montagne. Sono piccole come petali trasportati dal vento, luminose come la rugiada al primo mattino. Custodiscono le memorie della Terra e conoscono le storie degli esseri umani, degli animali, delle rocce e delle foreste perché per loro tutto appartiene alla stessa grande trama della vita.

Concedono soltanto due domande. Ma chi arriva fin lì scopre presto che non sono le risposte a cambiare il destino. Sono le domande.

Una notte di Luna piena giunse al Lec de Lunédes anche Ey de Net. Il suo cuore era colmo di tristezza. Amava Dolasilla con tutto sé stesso. Lei gli aveva promesso che avrebbe deposto le armi. Ma quando il suo popolo ebbe bisogno di lei, la principessa tornò a combattere.

Ey de Net credette che quella promessa fosse stata spezzata. E con essa anche il loro amore.

Le Mjanines lo ascoltarono in silenzio. Poi la più anziana si avvicinò all’acqua e disse:

«Dolasilla non ha scelto contro l’amore».

Ey de Net alzò lo sguardo.

«Ha scelto ciò che non poteva evitare» continuò la piccola creatura. «Esistono momenti in cui la vita ci chiede di essere fedeli a ciò che siamo, anche quando questo ci costa dolore. Alcune strade non si percorrono perché sono facili. Si percorrono perché sono vere.»

«Allora perché mi aveva fatto quella promessa?».

Le Mjanines si sorrisero.

«Perché in quel momento era vera. Ma nessun cuore può promettere di non cambiare insieme alla vita. L’amore non è una gabbia. È un bosco. Cresce, si trasforma, perde foglie, mette nuove radici».

Ey de Net rimase in silenzio. Il vento portò con sé il profumo della pioggia. Fu allora che comprese.

L’amore autentico non chiede all’altra persona di rinunciare a sè. Non pretende. Non possiede. Accompagna come un sentiero accompagna chi attraversa il bosco senza decidere al suo posto quale direzione prendere.

Da quella notte si dice che il Lec de Lunédes non mostri il futuro a chi cerca certezze. Le Mjanines appaiono soltanto a chi desidera imparare a fidarsi della vita. Perché la vera magia della tjatarùla non consiste nel cambiare il destino. Consiste nel ricordarci che apparteniamo alla Terra.

Che siamo fatte della stessa acqua che riempie i laghi, dello stesso vento che attraversa le cime, della stessa forza che permette agli alberi di restare in piedi anche durante il temporale.

E forse è proprio questo il dono più prezioso della Luna del Tuono. Ricordarci che non siamo separate dalla natura.

Siamo natura. Siamo acqua che cammina. Siamo bosco che respira. Siamo roccia che custodisce memoria.

E come Dolasilla, ogni tanto, siamo chiamate a scegliere la nostra verità. Anche quando è difficile.

Incantesimo della Luna del Tuono

Cara sorella viandante,

questa notte esci, se puoi.

Lascia che la luce della Luna piena sfiori il tuo viso.

Respira profondamente.

Se trovi un piccolo ramo caduto a terra, raccoglilo con gratitudine.

Sarà la tua tjatarùla. Non per cambiare il mondo. ma per ricordare che fai parte di lui.

Chiudi gli occhi.

Pensa a quella scelta che il tuo cuore continua a sussurrarti.

Pensa alla sorella che stai diventando.

Poi pronuncia lentamente queste parole:

Luna del Tuono,

custode delle montagne e delle acque profonde,

ricordami chi sono quando il rumore del mondo cerca di farmelo dimenticare.

Fa’ che io abbia il coraggio di scegliere la mia verità,

anche quando il sentiero è ripido.

Che il mio amore sia libero come il vento,

tenace come il larice,

generoso come la pioggia d’estate.

Che io sappia custodire la Terra

come la Terra custodisce me.

Che ogni mia scelta nasca dalla cura

e non dalla paura.

Che io possa camminare accanto alle mie sorelle,

senza competere, senza dominare,

ma intrecciando le nostre radici

come fanno gli alberi nel bosco.

E quando il tuono attraverserà il cielo,

ricordami che anche le tempeste fanno parte della vita

e che ogni fulmine illumina, per un istante, la strada di casa.

Rimani ancora un poco in silenzio.

Forse sentirai soltanto il vento.

O forse, se ascolterai con il cuore, tra il riflesso della Luna e dell’acqua del Lec de Lunédes, vedrai danzare una Mjanina.

Sorridile.

Da secoli aspetta proprio questo.

Che un’altra sorella si ricordi di appartenere alla grande famiglia del vivente.

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Tags

fanes, leggende, leggendarco alpino, amore
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