Quando il sole raggiunge il suo culmine e le montagne ricordano il valore della misura

Montagne de la Colonne (Savoie) © Claude Marie Ferrier
Care viandanti, care sognatrici,
il solstizio d’estate è il giorno più lungo dell’anno.
Lo sappiamo tutte.
Eppure le montagne conoscono un segreto che il calendario dimentica di raccontare: proprio quando la luce raggiunge il suo culmine, qualcosa comincia già a cambiare.
Il sole è al suo massimo splendore e, nello stesso istante, inizia il suo lento ritorno.
Forse è per questo che il solstizio non appartiene all’abbondanza, ma alla soglia.
E forse è per questo che questa notte ci accompagna Lujanta.
Il suo nome, in ladino, significa "la lucente", "la radiosa". Ma non immaginate una creatura fatta di sole. Le antiche parole sono più sottili delle nostre. La sua luce assomiglia piuttosto a quella della pietra chiara dopo la pioggia, al biancore delle cime illuminate dalla luna, all’acqua che riflette il cielo senza trattenerlo.
Lujanta non produce luce.
La custodisce.
Nelle leggende delle Alpi ci sono donne che conoscono i segreti delle sorgenti, donne che parlano con gli animali, donne che abitano i confini tra il visibile e l’invisibile. Lujanta sembra appartenere a questa stirpe. Non quella delle eroine, ma quella delle custodi.
La si incontra raramente.
Forse perché vive nei luoghi in cui il troppo diventa abbastanza.
Dove il rumore si trasforma in silenzio.
Dove il desiderio smette di accumulare e comincia ad ascoltare.
Questa notte, mentre il sole indugia sulle creste più a lungo del solito, Lujanta cammina tra i prati alti.
Non raccoglie fiori.
Non accende fuochi.
Non distribuisce doni.
Osserva.
E ciò che osserva non è il mondo.
Siete voi.
Le montagne sanno che gli esseri umani hanno una strana fame. Vogliono sempre più luce. Più riconoscimento. Più amore. Più certezze. Più futuro.
Ma Lujanta conosce una domanda diversa.
Non chiede:
Che cosa ti manca?
Chiede:
Che cosa è già abbastanza?
Il solstizio è la festa della pienezza.
Eppure nessuna coppa può essere riempita all’infinito.
Nessun prato fiorisce ogni giorno dell’anno.
Nessun sole continua a salire senza mai tramontare.
Forse la saggezza di questa notte consiste proprio qui: riconoscere il punto in cui smettiamo di rincorrere e iniziamo ad abitare.
Abitare il nostro corpo senza dichiarargli guerra.
Abitare le relazioni senza mendicare briciole.
Abitare il paesaggio senza volerlo conquistare.
Abitare il tempo senza pretendere che sia sempre altro da ciò che è.
Quando l’ultima luce del solstizio sfiorerà le montagne, immaginate Lujanta seduta accanto a una sorgente.
Non vi offrirà una risposta.
Vi offrirà una pausa.
Perché esistono momenti in cui la trasformazione non nasce dall’aggiungere.
Nasce dal restare.
E dall’accorgersi che, forse, la vita che stavamo cercando è già qui.
Pratica del solstizio | L’oro di Lujanta
Nelle settimane del solstizio, lungo i sentieri e ai margini dei prati, fiorisce l’iperico. Lo chiamano anche erba di San Giovanni. I suoi piccoli fiori gialli sembrano custodire frammenti di sole caduti sulla terra.
Le donne delle montagne lo raccoglievano proprio in questi giorni. Non perché fosse magico nel senso delle leggende ma perché riconoscevano in lui una qualità preziosa: la capacità di trattenere la luce.
Questa sera, se ne trovate un fiore lungo il cammino, raccoglietelo con delicatezza. Se non potete uscire, immaginatelo.
Tenetelo tra le mani e osservatelo.
Poi domandatevi:
Dove, nella mia vita, c’è già luce e non la sto vedendo?
Che cosa continua a nutrirmi, anche quando me ne dimentico?
Quale dono desidero custodire durante la seconda metà dell’anno?
Lujanta non vi chiede di aggiungere altro.
Vi invita a riconoscere.
Scegliete allora una sola parola.
Una parola che desiderate portare con voi fino all’autunno.
Può essere fiducia.
Presenza.
Coraggio.
Tenerezza.
Libertà.
Oppure una parola che nessun’altra persona conosce.
Pronunciatela ad alta voce.
Poi conservate il fiore di iperico tra le pagine di un libro, in un quaderno o vicino al vostro letto.
Lasciate che si secchi lentamente.
Quando, nei mesi futuri, vi sentirete lontane da voi stesse, tornate a cercarlo.
Vi ricorderà ciò che Lujanta insegna nel giorno più lungo dell’anno:
la luce non serve a brillare per gli altri.
Serve a riconoscere la strada di casa.