Premio alla carriera per Lorenzo Delladio e il design La Sportiva

Lorenzo Delladio, Presidente e Ceo de La Sportiva, © La Sportiva
La Val di Fiemme si conferma una culla di innovazione e design d’alta quota capace di imporsi a livello globale. La XXIX edizione del Premio Compasso d’Oro conferito dall’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale, ha celebrato il territorio trentino con due importanti riconoscimenti: un traguardo che ribadisce come la cultura del progetto, in queste valli, non sia legata a una logica estetica fine a se stessa ma rappresenti una sintesi ideale tra armonia formale, utilità sociale e legame con il territorio.

Istituito nel 1954 grazie a un'idea di Gio Ponti, il Compasso d’Oro nasce inizialmente per valorizzare i prodotti del neonato Made in Italy attraverso la selezione dei consumatori. Gestito dal 1964 dall'Associazione per il Disegno Industriale, il premio ha ampliato i propri orizzonti andando oltre il concetto classico di prodotto per includere servizi e processi complessi, affermandosi come il più autorevole riconoscimento del settore a livello mondiale. Nel corso della sua storia ha celebrato icone firmate da maestri come Gae Aulenti e Angelo Mangiarotti, mentre l'edizione recente ha visto protagonisti designer del calibro di Philippe Malouin e Alberto Meda.

Il successo fiemmese si articola attraverso due diverse espressioni del design contemporaneo. Il primo riconoscimento è andato a Model Zero, una cassa acustica sviluppata da Alberto Grassi e Gian Luca Patini per la storica azienda Enrico Ciresa. Realizzato in abete rosso di risonanza, il medesimo legno impiegato nella liuteria classica per i violini Stradivari, il dispositivo supera la concezione dell'altoparlante tradizionale per diffondere il suono attraverso la vibrazione naturale della materia, richiedendo un'esperienza d'ascolto ravvicinata e diretta.
Accanto al successo di questo oggetto d'avanguardia, l’ADI ha conferito il Compasso d’Oro alla Carriera a Lorenzo Delladio, presidente e amministratore delegato di La Sportiva. La giuria ha inteso premiare “la capacità di elevare gli attrezzi tecnici da montagna a icone del design internazionale, mantenendo salde le radici produttive a Ziano di Fiemme” (ricordiamo che un paio di iconiche scarpette da arrampicata La Sportiva sono attualmente in mostra nella sezione "Altaquota" della mostra "Sciscioré. Il gioco come gesto alpino" curata da Anna Quinz all'ADI Design Museum a Milano, fino al 28 giugno) . L'imprenditore trentino è sempre stato un pioniere sui temi della progettazione, dell'identità territoriale e delle nuove dinamiche di mercato.

Presidente Delladio, il design d’alta quota richiede un rigore assoluto, poiché l'efficacia del prodotto incide direttamente sulla sicurezza dell'utilizzatore in condizioni estreme. In questo contesto, come si definisce il rapporto tra canoni estetici e necessità funzionali?
La tecnicità e la sicurezza rappresentano per noi elementi centrali e non negoziabili. La nostra attività si sviluppa a partire dall'eredità di una bottega artigiana cresciuta ai piedi delle Dolomiti, una storia che impone la massima affidabilità per chi affronta la montagna. A quote elevate o su pareti verticali l’attrezzatura non ammette margini d’errore; pertanto, la funzionalità guida costantemente il processo progettuale. La forma non è un elemento a sé stante, ma scaturisce da valutazioni precise su ergonomia, movimento, protezione e durata. Una linea efficace dal punto di vista tecnico si rivela, di conseguenza, corretta anche sotto l'aspetto estetico.
La Sportiva ha scelto di mantenere la produzione a Ziano di Fiemme, distante dai principali distretti calzaturieri nazionali. Quali dinamiche comporta questa collocazione geografica nello sviluppo del prodotto?
Operare in Val di Fiemme comporta complessità logistiche che abbiamo scelto di trasformare in un'opportunità strategica. La vicinanza alle Dolomiti garantisce un confronto immediato con il terreno di gioco. Avendo concentrato a Ziano di Fiemme la produzione, il design e la ricerca e sviluppo, abbiamo la possibilità di verificare i prototipi direttamente sul campo con i nostri atleti, raccogliendo feedback e applicando modifiche in laboratorio nell'arco della stessa giornata. Questa consuetudine con l'ambiente montano si traduce in un codice progettuale specifico.

La transizione della calzatura tecnica verso i contesti urbani è un fenomeno ormai consolidato. Come valuta l'adozione di questi prodotti da parte di culture estranee alla verticalità?
Si tratta di una dinamica interessante, che evidenzia come i principi legati alla cultura della montagna riescano a comunicare anche in contesti differenti. L'apprezzamento in ambito urbano di un prodotto nato per l'alpinismo indica la trasversalità di quei contenuti tecnici. Il nostro nucleo operativo resta comunque focalizzato sulle esigenze di chi vive la montagna, ed è in quell'ambito che continuiamo a cercare l'ispirazione per i nuovi progetti.
ll premio ha evidenziato anche il profilo etico della gestione industriale. Quali sono i parametri per uno sviluppo sostenibile nelle terre alte?
La gestione industriale in un territorio montano impone un confronto costante con la fragilità dell'ecosistema. Questo scenario richiede decisioni ponderate, supportate anche da strumenti di trasparenza come il bilancio di sostenibilità. Sul piano del prodotto, l'impegno si traduce nella ricerca della durabilità e nella possibilità di riparazione delle calzature, elementi che riducono l'impatto ambientale nel lungo periodo. Parallelamente, la responsabilità sociale si concretizza nella tutela delle competenze interne, nel welfare aziendale e nel consolidamento del legame con la comunità locale.