I “tre anni di corsa” della Nuova Libreria Cappelli

Il libraio di corso Libertà Marcello Landi, © Nuova Libreria Cappelli
C’è un ponte, a Bolzano, che non unisce solo due quartieri e due sponde del fiume, ma separa due “mondi” mentali. Attraversare il Talvera, per chi abita in centro storico, è spesso un blocco psicologico, un confine invisibile che relega Corso della Libertà a una periferia della mente. Eppure, proprio dietro il Monumento alla Vittoria, dove il commercio storico sembrava destinato all'estinzione e i locali chiudevano per fallimento, tre anni fa qualcuno ha calato una cima dal primo piano per trasferire oltre la strada mobili pesantissimi e ridisegnare la geografia culturale della città.
Marcello Landi, imprenditore della cultura con vent’anni di mestiere sulle spalle, ha scommesso sull’incognita, trasformando la sua Nuova Libreria Cappelli nel motore inarrestabile del quartiere Gries-San Quirino. Oggi quella macchina performante, che nei primi mesi sembrava travolgere il suo stesso ideatore, festeggia il terzo compleanno con quattro giorni di eventi capaci di dimostrare che una libreria indipendente non è un negozio, ma un faro che tiene viva l'anima della città.

“Questi tre anni sono stati un’intensità pazzesca - racconta Marcello Landi, con lo sguardo di chi ha barattato il sonno con la tenacia di vincere una sfida -. Un’apertura del genere non si improvvisa, ma gli imprevisti non sono mancati, malgrado la mia preparazione nel settore. Non ci siamo scoraggiati: siamo partiti in due, mantenendo fin da subito un livello altissimo di incontri e presentazioni, e oggi la squadra è cresciuta. Siamo tre dipendenti e io come socio lavoratore e siamo cambiati moltissimo rispetto all’inizio”. Fortunatamente le cose funzionano ma, ammette il libraio, sempre sul filo del rasoio. “La libreria non è un’attività economica che apri per fare utili o arricchirti; serve a guadagnarsi lo stipendio e poco altro. Appena si crea un piccolo margine, lo reinvesto subito per assumere qualcuno, perché il lavoro aumenta a dismisura e c’è bisogno di forze fresche. Questa è la vita che mi sono scelto; lo stress è alto ma non posso e non voglio lamentarmi”.


La scommessa di Landi ha il sapore del rischio non sempre calcolato e dell'azzardo puro. In una zona commerciale che vedeva storici marchi spostarsi per sopravvivere, la Nuova Cappelli ha occupato lo spazio di un fallimento precedente offrendo al corso una restituzione identitaria. “Nessuno aveva mai investito ex-novo una cifra così importante in questa parte della città senza avere uno storico alle spalle - sottolinea Landi -. Spero che le persone siano consapevoli di cosa significhi avere una libreria sotto casa: è un arricchimento sociale, una difesa contro lo “svuotamento”. Per noi è una scommessa vinta. Il 2026 è iniziato con un calo diffuso degli scontrini che ci ha messo subito in difficoltà, perché le marginalità sono bassissime: siamo indipendenti, paghiamo i libri quando li ordiniamo, non abbiamo il paracadute del conto vendita dei franchising, che saldano solo il venduto. Questo impatta pesantemente sulla liquidità. Fortunatamente, dopo quattro mesi complessi, maggio sta registrando una ripartenza. Non stiamo perdendo rispetto allo scorso anno, ed è già un ottimo segno”.

La vera novità di quest'anno, però, sostituisce le performance musicali notturne con la magia del grande schermo: nasce il "Cinemino" curato da Moreno Trisotto. Tre proiezioni serali all'aperto, tre traduzioni visive di grandi romanzi - “Lacci” di Starnone, “L’Arminuta" di Di Pietrantonio e “Le otto montagne” di Cognetti - accompagnate da un rito comunitario democratico: popcorn liberi e caldi per tutti i presenti.

Dietro la macchina organizzativa, che lo scorso anno ha sfiorato i trecento eventi distribuiti sul territorio, c'è un'ossessione che oscilla tra il desiderio di espansione e il dovere della cura quotidiana. “Il mio obiettivo personale sarebbe recuperare un minimo di qualità della vita - ammette Landi con ironia - ma ho sempre la smania di crescere, di fare, di allargarmi. Vorrei che questa libreria diventasse ancora più visibile, conosciuta anche fuori dalle mura cittadine. Al tempo stesso, i progetti troppo dispersivi rischiano di farti dimenticare la cosa più importante: le persone che entrano ogni giorno, comprano un libro e ci danno da vivere. Il servizio al cliente deve restare altissimo”. C'è un sogno che il libraio audace continua a inseguire: “Portare i residenti del centro storico a frequentare abitualmente questa sponda del fiume. Quel ponte sul Talvera è un muro invisibile nella testa dei bolzanini: il mio progetto più grande è trovare il modo di abbatterlo definitivamente con la forza delle storie”.