Fotografare le Alpi #29. Intervista ad Arturo + Bamboo

Red, yellow and blue sunloungers © Arturo + Bamboo
Un rullino analogico dimenticato in un vecchio loden, il riverbero accecante della neve fresca e quell'eleganza un po' snob che solo le Dolomiti sanno indossare senza sforzo. Arthur Groeneveld e Bamboo van Kampen, per tutti Arturo + Bamboo, sono una coppia olandese - nella vita e dietro l'obiettivo - che ha fatto della nostalgia a trentacinque millimetri una vera e propria dichiarazione d'amore visivo. Se i loro esordi avevano abituato il pubblico alla salsedine del Mediterraneo, tra pelli ambrate dal sole e la libertà spettinata delle estati greche di "Summer Diary" e "Privé", il loro ultimo progetto lo scaraventa senza sconti a milleduecento metri d'altitudine. "Cortina", pubblicazione a tiratura limitatissima di cento copie che fa seguito al fortunato "Snow", spoglia la Regina delle Dolomiti dai cliché del lusso ostentato e dei cinepanettoni anni Ottanta. Al loro posto emergono il silenzio ovattato dei paesaggi d'alta quota, l'architettura modernista di Edoardo Gellner e l’attesa elettrica delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. È un diario di bordo invernale intimo e silenzioso in cui la neve non è un semplice fondale bianco, ma una materia viva capace di ridefinire il legame ancestrale tra l'uomo e la natura selvaggia.


Arturo + Bamboo, come nasce questo progetto fotografico?
Cortina fa parte di una collana a metà tra il libro e la fanzine che stiamo dedicando ai luoghi del cuore che abbiamo immortalato. Attualmente stiamo lavorando a un nuovo volume incentrato sulla nostra isola greca preferita.

Come si declina il vostro progetto alpino?
Il libro raccoglie immagini realizzate nel corso di diversi anni, tutte rigorosamente su pellicola. Questo approccio ci ha permesso di ottenere una grande ricchezza cromatica e una varietà di soggetti e luci che, insieme, restituiscono ciò che Cortina rappresenta per noi.

Quali le due immagini più “estreme”, i due poli agli antipodi che lo racchiudono?
Un'immagine ritrae tre sciatori professionisti alle Cinque Torri: una scena estremamente dinamica, sportiva e moderna, che cattura il lato più energico e performante di Cortina. Eppure, i colori si armonizzano perfettamente con il resto della serie. Si tratta di uno scatto che ci viene richiesto molto spesso come stampa, segno che in qualche modo riesce a colpire nel segno. All'opposto troviamo l'immagine di una donna molto elegante in centro città, che indossa un bellissimo cappotto di loden: un'icona senza tempo che rappresenta l'anima più classica e mondana di Cortina. Insieme, queste due foto mostrano quel contrasto che, ai nostri occhi, definisce l'identità del luogo.


Cosa rende riconoscibile il vostro stile fotografico?
Scattiamo esclusivamente in analogico cercando di documentare storie oniriche e senza tempo. Il nostro obiettivo è cristallizzare l'estetica profonda e la bellezza intrinseca di un luogo.

Come nasce il desiderio di indagare le Alpi?
Gli sport invernali sono parte integrante della cultura olandese, un paradosso affascinante se si pensa a quanto sia piatto il nostro territorio. Entrambi frequentiamo le montagne fin da piccoli e ci torniamo ogni anno; è sorprendente osservare come la neve riesca a risvegliare in chiunque il proprio lato infantile.



Riconoscete un’evoluzione nei vostri scatti alpini?
Sì, con il passare del tempo il nostro lavoro è diventato più intuitivo e personale. All'inizio eravamo concentrati soprattutto nel catturare la bellezza del paesaggio. Ora siamo molto più interessati all'atmosfera, ai dettagli e alle personalità che conferiscono a un luogo il suo carattere distintivo. Siamo diventati anche più pazienti nel nostro approccio – aspettando la luce giusta o la situazione ideale – e abbiamo maturato una maggiore sicurezza nel permettere alle immagini di essere imperfette, il che, dal nostro punto di vista, rende il lavoro ancora più intramontabile.

Con quale approccio avete scelto di immortalare l’arco alpino?
Cerchiamo di far emergere la bellezza prorompente della natura, lo stile di vita dei villaggi, la cultura sportiva e l'architettura tipica. Sono tutti elementi che concorrono a definire l'identità unica di un territorio come quello alpino.


Cosa avete scoperto in questa vostra indagine fotografica?
Abbiamo capito che l'unico modo per documentare autenticamente l'essenza e il respiro di un luogo è diventarne parte integrante, interagendo profondamente con ciò che lo abita.

Com’è, oggi, il vostro rapporto con la montagna?
Ogni anno, non appena arriva dicembre, sentiamo l'impulso irrefrenabile di partire, esplorare nuove vette e tradurre queste sensazioni in immagini attraverso l'obiettivo.

Quale considerate il vostro scatto migliore?
Crediamo che ogni singola immagine sia un frammento necessario di un racconto più ampio. È proprio l'insieme di questi sguardi a rendere il ritratto di Cortina così potente e completo.


Sentite il desiderio di catturare un’immagine ancora mai scattata?
Siamo mossi da una curiosità viscerale verso i luoghi che non abbiamo ancora visitato e continueremo a viaggiare per scoprirne di nuovi. Tuttavia, esistono posti come Cortina che richiedono di tornare ancora e ancora, capaci di sorprenderti con sfumature inedite a ogni visita.
