Contemporary Culture in the Alps
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Books, I’ve never read: “Radici Narranti. Zigzagando in Alpe Cimbra e Vigolana”

17.03.2026
Claudia Gelati
Books, I’ve never read: “Radici Narranti. Zigzagando in Alpe Cimbra e Vigolana”

Radici Narranti; © MarameoLab

Radici Narranti; © MarameoLab

Quando ero piccola la montagna per me è sempre stata sinonimo di vacanza, di fuga dall’afa estiva padana. Prima ancora dell’Alto Adige, l’Alpe Cimbra è stata la montagna della mia infanzia. Se chiudo gli occhi, posso tornare ancora a quei giorni di sole tra Folgaria e Lavarone. Per questa ragione quando sono venuta a conoscenza di questo progetto editoriale ero molto curiosa. “Radici Narranti. Zigzagando in Alpe Cimbra e Vigolana” è forse il primo caso di “Books, I’ve never read” che non si può trovare in libreria, in quanto si tratta di un progetto promosso da Azienda per il Turismo Alpe Cimbra, con il prezioso contributo dei Comuni di Folgaria, Lavarone, Luserna, Altopiano della Vigolana, della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri, e con Agenzia per la Coesione Sociale e Fondazione Franco Demarchi. I testi e il coordinamento editoriale sono stati affidati alla poliedrica Giulia Mirandola, docente e autrice roveretana, impegnata nel mondo dell’educazione visiva e della progettazione culturale; le illustrazioni sono di Valentina Gottardi della casa editrice/studio creativo di Rovereto Cocai Design; mentre il progetto grafico è di Veronica Martini e Manuela Dasser di MarameoLab, studio/collettivo bolzanino di illustratrici e designer dallo stile inconfondibile, che indaga spesso il legame tra design ed educazione. 

FUORI – IL CONTENITORE
“Radici Narranti. Zigzagando in Alpe Cimbra e Vigolana” è grande quanto la metà di un foglio A4, copertina morbida e dorso di circa un centimetro. È un librino piccino che però tra le sua pagine nasconde un territorio intero, circoscritto eppure sconfinato: quello dell’Alpe Cimbra e della Vigolana, tra le montagne del trentino. E lo si capisce già dalla copertina curiosa: accanto al titolo, posizionato a ridosso del margine in alto a sinistra, una lista di alcune delle cose che troveremo all’interno, intervallata solo da piccole illustrazioni, un po’ come un rebus tutto da decifrare. Una copertina che è un manifesto, che anticipa senza svelare troppo. Già qui, poi, troviamo due elementi che faranno da filo conduttore pagina dopo pagina: l’uso del colore arancione rosa fluo e la tipografia, che alterna un carattere graziato a uno che replica la scrittura a mano.

Radici Narranti; © MarameoLab

DENTRO – IL CONTENUTO 

About the authorClaudia GelatiMi chiamo Claudia e sono quella con la frangetta, gli occhiali tondi e le calze a pois. Qualcuno [...] More
Ma di cosa si tratta? Sfogliandolo e leggendo di qui e di là, ho scoperto che “Radici Narranti” è una non-guida rivolta principalmente ai locals, ovvero alla famiglie, i bambini e i giovani, gli anziani e i nuovi cittadini che vivono questi luoghi ogni giorno. Un vero e proprio invito ad esplorare e riscoprire con occhi curiosi e cuore aperto un territorio profondamente radicato nella sua storia ma proiettato al futuro, con la volontà di riconnettersi con la memoria collettiva e quei simboli che contribuiscono a forgiare identità e senso di appartenenza. Tra questo pagine si possono trovare oltre 100 parole, raccolte in un abbecedario variegato e multilingue  [A come Andiamo, B come Baumkuchen, C come Corriera e via dicendo],ma anche  21 illustrazioni di fiori di montagna; 8 fotografie e 4 ampie illustrazioni che raccontano l’alternarsi delle stagioni. E ancora 8 rubriche tematiche per saperne di più sulle fontane tradizionali, su come si fa il miele o per (ri)conoscere alcune delle personalità legate per un motivo o per un altro questi territori: maestre e docenti, architetti e scultori, religiosi, e sì, anche celebrities. Non mancano anche due interviste inedite a Marisa Corradi, allevatrice e presidente del Caseificio degli Altipiani e del Vezzena, e Angela Tognolini, autrice bolognese ma trentina d’adozione. E non è finita: c’è ancora un po’ di spazio per un glossario cimbro, dialetto trentino e italiano e due doppie pagine tutte da colorare ispirate al genio di Fortunato Depero. “Radici Narranti” è un caleidoscopio colorato di mondi ed emozioni, tra storie e tradizioni, tra antico e moderno. Per la sua capacità di immortalare i tanti lati di questo territorio con agilità e sguardo attendo, questo libro mi ha ricordato quella macchina fotografica giocattolo, acquistata in un negozietto nella piazza dove all’epoca era posizionata la panchina più lunga al mondo ricavata da un tronco di legno. Ti bastava guardare dentro il finto mirino, schiacciare il pulsante e come per magia potevi vedere quei paesaggi resi ancora più idilliaci dalla sfocatura e dai ricordi di bambina. Click. La montagna. Click. Venezia. Click. Il mare.
Radici Narranti; © MarameoLab

DENTRO – LA FORMA 
La vivacità e la varietà dei contenuti di “Radici Narranti” si riflette anche nell’impaginazione. Non uno unico, ma tanti layout diversi a seconda del contenuto, che ritornano pagina dopo pagina dando ritmo alla lettura. L’abbecedario ha un trattamento grafico diverso dalle interviste o dalle rubriche tematiche. Questo, infatti, non è un libro semplice da raccontare graficamente: è un caos perfettamente ordinato, dove tutto si contraddice eppure ha perfettamente senso. Testi, illustrazioni vettoriali, illustrazioni al tratto, altro testo, close-up foto dal trattamento bitmap, fotomontaggi e altre illustrazioni ancora: c’è tanto di tutto, eppure sembra non essere abbastanza. E questo caos ordinato credo rispecchi in pieno la volontà di contenere senza comprimere le bellezze e le peculiarità di un territorio piccolo eppure vasto, fatto di località simili ma diverse. 
In particolare mi è piaciuto vedere come i blocchi di testo, sempre allineati bandiera a sinistra, interagiscano con altri blocchi di testo con caratteri più grandi o anche illustrazioni, seguendo linee diagonali o, talvolta anche ondulate, arrivando persino a ruotare di 90°. Scelte ardite, che danno movimento e carattere alle pagine. Curiosamente anche la numerazione della pagine ogni tanto si sposta, si gira, saltella da un angolo all’altro della pagina. Come dicevamo, altro elemento ampiamente usato è il colore, talvolta per i testi, ma con effetto gradiente per delimitare alcune pagine. Un’altro aspetto del libro che mi è piaciuto è il suo essere rivolto ad un target di lettori vastissimo. Radici Narranti si può sfogliare e leggere, soffermandosi solo su una parte, improvvisando sfida all’ultimo dialetto o leggendo tutto dalla prima all’ultima pagina. Ma si può anche scrivere, colorare e ritagliare, il che lo rende perfetto anche per i lettori più piccoli. Tanti sono gli aspetti che danno forma a questa non-guida dell’Alpe Cimbra, ma se ve li svelo tutti poi dove sta il divertimento e lo stupore nel girare la pagina? 

Radici Narranti; © MarameoLab

“Radici Narranti. Zigzagando in Alpe Cimbra e Vigolana” è la dimostrazione che quando gli interessi delle amministrazioni e la capacità progettuale di designer e creativi convergono, non solo nascono libri graficamente belli (cosa a volte rara sull’editoria locale, diciamolo dai!) ma sopratutto capaci di parlare a un grande pubblico, locals e turisti. Pur raccontando di tradizioni e pecularità tavolta già note, queste radici narranti sicuramente faranno aprire gli occhi sulla bellezza, la storia e le tradizioni delle aree che  abitiamo e che troppo spesso diamo per scontate. Sicuramente un sforzo progettuale e amministrativo notevole, da prendere come da esempio.

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