Contemporary Culture in the Alps
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Giochi Preziosi

Citius, Altius, Fortius. Che fine ha fatto lo sport?

21.01.2026
Beatrice Citterio
Citius, Altius, Fortius.  Che fine ha fatto lo sport?

© Beatrice Citterio

© Beatrice Citterio

Nel 2021 il Comitato Olimpico Internazionale ha aggiornato il motto olimpico Citius, Altius, Fortius, aggiungendo “Communiter”, ovvero “Insieme”, richiamando – sembra – l’unità necessaria ad affrontare le sfide globali.

Sette anni prima, alle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014, lo slogan “Hot. Cool. Yours” conviveva con costi esorbitanti e corruzione sistemica in una località subtropicale segnata da profondi e storici conflitti, diventando i giochi più costosi di sempre con una spesa pubblica di circa 51 miliardi di dollari. In questo contesto si inserì The Sochi Project, un progetto fotografico ed editoriale realizzato da Rob Hornstra e Arnold van Bruggen, che indagò e denunciò i giochi russi come strumento di potere e propaganda statale. Attraverso anni di lavoro sul campo, fotografie e pubblicazioni, il progetto ha mostrato – e rimane testimonianza – di come l’evento sia stato accompagnato da pratiche diffuse di repressione politica, militarizzazione e controllo del territorio e delle popolazioni, inserendosi violentemente nel contesto sociale e politico della regione caucasica. Dopo i Giochi, Rob e Arnold furono espulsi dal paese.

 

The Sochi Project. From Rob Hornstra's website.

Poco dopo, nel dicembre 2014, il CIO approvò l’Agenda 2020 per integrare la sostenibilità come pilastro strategico e richiedere ai paesi ospitanti di rispettare determinati criteri ambientali, sociali ed economici nella pianificazione e gestione dei Giochi.

Quattro anni dopo, e tre anni prima della modifica del motto olimpico, le Olimpiadi invernali 2018 si svolsero a PyeongChang, in Corea del Sud. Qui, la pista olimpica fu realizzata sacrificando uno dei versanti vergini del Monte Gariwang, con la costruzione di un impianto di risalita e diverse varianti di discesa a danno di una foresta plurisecolare. Il governo, in risposta alle associazioni ambientaliste, aveva precedentemente garantito che al termine dei Giochi la pista sarebbe stata smantellata e l’area completamente ripristinata, procedimento che ad oggi rimane ancora in sospeso. Ben Jackson, nel 2014 su Korea Exposé, titolò: “600 Years vs. 17 days: Pyeongchang Olympic Games' Environmental Cost”, mentre un documentario a più voci raccontò la diatriba ambientale e sociale intorno alla deforestazione di una montagna considerata “sacra”.

 

Photo of Mount Gariwang with the Olympic infrastructure still standing.

Nel 2020 Jules Boykoff – scrittore, giornalista ed ex calciatore olimpico – pubblicò dopo più di dieci anni di attività di ricerca nel campo dei movimenti anti-olimpici il libro “NOlympians: Inside the Fight Against Capitalist Mega-Sports in Los Angeles, Tokyo and Beyond” a testimoniare la criticità politica, sociale ed economica dei Giochi Olimpici, dalle Invernali di Vancouver nel 2010, città che chiama casa, al movimento in critica ai giochi per Los Angeles 2028. Poco dopo, nel 2021, l’Agenda 2020 divenne Agenda 2020+5, rafforzando ulteriormente – su carta – l’importanza di una pianificazione socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibile dei Giochi, pena l’esclusione dai processi di candidatura. 

 

Nolympians. Jules Boykoff, 2020; AntiOlympic Poster Committee, Tokyo 2020

Beijing 2022, tuttavia, si rivelò ancora una volta l’espressione di un governo autoritario, ospitato in un paese noto per la violazione sistematica dei diritti umani e il silenziamento delle voci dissidenti. Nel 2019, l’allora presidente della Federazione Internazionale Sci (FIS) ed ex membro del CIO, Gian-Franco Kasper, dichiarò a un quotidiano tedesco che organizzare le Olimpiadi è “più facile nelle dittature”, riferendosi in particolare all’assegnazione dei Giochi Invernali 2022 alla Cina. La motivazione, secondo lui, sta nel fatto che  “i dittatori possono organizzare eventi come questo senza chiedere il permesso al popolo”. Al di là dell’uso massiccio di innevamento artificiale – ormai comune a tutti i giochi invernali – e di un’ingerenza ambientale ed ecosistemica catastrofica, i giochi e la macchina che li mette in moto si confermarono ancora una volta estranei a qualsiasi etica morale.

 

Manifesto anti-olimpico, AntiOlympic Poster Committee.

Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 si collocano quindi, in linea temporale, dopo Sochi 2014, PyeongChang 2018 e Beijing 2022, in un contesto profondamente diverso, è vero, ma che segue eredità specifiche, accomunate dagli stessi segni di distacco tra il mega-evento e le realtà locali in cui, prepotentemente, si inseriscono. Con l’avvicinarsi dell’evento, a cui mancano poco più di due settimane, ne risultano sempre più evidenti le criticità, e finalmente, purtroppo solo ora, l’opinione pubblica ne sta prendendo atto. 

 

Rimane però da sottolineare che contestualizzare i Giochi Invernali in questi termini non è semplice critica, come spesso si sente dire da voci appartenenti anche alla sfera politica, ma vera e propria creazione di senso: non è una novità che le dimensioni politiche, sociali ed economiche in cui si muovono mega-eventi come le Olimpiadi siano legate a interessi di pochi. Tuttavia, è importante ricordarlo – anche tirando in causa lo storico – per evitare di essere sedotti dalle trappole mediatiche e propagandistiche che promettono a tutti valori di sportività, pace e collaborazione, oltre che un acclamato ritorno economico. D’altronde, questa è la promessa con cui i Giochi sono stati “imposti” al territorio, ma a che costo? Secondo le ultime stime si ipotizzano ricadute sul territorio per circa 5 miliardi di euro, a fronte di una spesa pubblica già superiore di quasi un miliardo, e tuttora in aumento. 

  Cortina d’Ampezzo, lavori di costruzione della stazione di arrivo della nuova cabinovia Apollonio-Socrepes. Dicembre 2026.

Siamo tutti d’accordo sul potere dello sport e delle manifestazioni sportive, e sull’effetto che hanno sulle persone. Non si tratta assolutamente di essere contro le Olimpiadi, o meglio contro lo sport, ma contro tutto ciò che, giustificato da esso, si abbatte sui territori a danno di molti e profitto di pochi. Il termine con cui ci si riferisce a questo fenomeno è sportwashing, e risulta dannoso su più livelli: non solo per la sua dimensione ambientale, sociale ed economica, ma anche per l’inganno in cui viene coinvolta la popolazione, strumentalizzata dalla distorsione dei valori che tutti abbiamo a cuore e condividiamo. La sfiducia nei confronti della classe dirigente e nella capacità di difendere il proprio territorio si nutre anche di questo, oltre che di tutte le richieste e domande che rimangono tuttora senza risposta. 

Lavori di costruzione del nuovo impianto di risalita Apollonio-Socrepes in località Mortisa, più volte rivoltasi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) 

Tornando quindi alla domanda iniziale: di fronte a una costruzione mediatica, sociale e politica come quella olimpica, sia nella sua forma odierna che nelle sue manifestazioni passate, resta da chiedersi: nelle Olimpiadi, che fine ha fatto lo sport? 

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giochi preziosi, olimpiadi
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