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Graphic Design

The Trentiner, il magazine immaginario che mette il Trentino in copertina

A un secolo dalla sua fondazione, riscopriamo la storia del The New Yorker, il magazine dalle leggendarie copertine illustrate, capace di ispirare creativi di tutto il mondo, tra cui i trentini Katia Montel, Elia Carollo e Silvia Benedetti

28.11.2025
Claudia Gelati
The Trentiner, il magazine immaginario che mette il Trentino in copertina

La prima versione del progetto The Trentiner; © Katia Montel

La prima versione del progetto The Trentiner; © Katia Montel

Oltre ai gloriosi 80 anni di AIAP, [Associazione Italiana Design della Comunicazione] di cui abbiamo parlato qui, c’è un altro anniversario da ricordare. Cento anni fa, nel 1925, Harold Ross e sua moglie Jane Grant fondavano nella città che non dorme mai The New Yorker, una rivista settimanale che voleva essere sì giornalistica e narrativa, ma anche arguta e artistica, dal taglio cosmopolita e sofisticato, “un riflesso in parole e immagini della vita metropolitana”. Un secolo dopo The New Yorker è ancora famoso per la sua capacità di informare e divertire, attraverso reportage e commenti sociali e politici, ma anche recensioni, saggi, vignette, un rigoroso fact-checking e una certa allure snob, che divide e conquista sempre. Tante le menti brillanti che hanno contribuito al successo della rivista satirica. Rea Irvin, ad esempio, ne progettò il logo, il carattere custom, ma anche la “mascotte” Eustace Tilley, ovvero il dandy col cappello che appare sulla copertina del primo numero mentre osserva con il monocolo una farfalla che vola davanti al naso, tutt’ora ricordato nel logo. Tuttavia, oltre ai grandi nomi del giornalismo e della letteratura che si sono alternati nel corso dei decenni (Dorothy Parker, J.D. Salinger, Hannah Arendt, Truman Capote, Jonathan Safran-Foer, Sally Rooney, etc. …), il New Yorker è globalmente famoso per le leggendarie copertine con le illustrazioni a tutta pagina, firmate da illustratori internazionali e capaci, non solo di scandire stagioni e festività, ma anche di raccontare luci e ombre della città e l’attualità sociale e politica. Saul Steinberg firmerà oltre 80 copertine e centinaia di disegni e illustrazioni interne, ma tra i tanti illustratori anche i talenti italiani Lorenzo Mattotti e Olimpia Zagnoli, ma anche Bianca Bagnarelli, che in occasione del capodanno 2024 ha firmato la copertina poi diventata virale, che mostrava una ragazza al lavoro guardare dalla finestra i festeggiamenti per il nuovo anno. Di prossima uscita su Netflix anche il documentario “The New Yorker at 100”, che mostra il lavoro dietro le quinte di giornalisti, editor e creativi. 

Le copertine illustrate e i modi de dir; © The Trentiner
About the authorClaudia GelatiMi chiamo Claudia e sono quella con la frangetta, gli occhiali tondi e le calze a pois. Qualcuno [...] More
Dunque se anche per i libri una copertina non è mai solo una copertina, nel caso del New Yorker questo vale ancora di più, in quanto ogni numero si riconosce proprio da quell’illustrazione, sempre diversa e sempre originale, non necessariamente legata al contenuto delle pagine interne, ma sempre puntuale nel rappresentare lo spirito del periodo o semplicemente un lato iconico o peculiare della grande mela. La copertina come osservatorio speciale sulla città, strumento per fare critica sociale e politica e, non da ultimo, ragionare sull’immagine che consegnamo al mondo. 
E forse è proprio grazie a questo mix di eleganza e simbolismo, se da qualche anno il layout della prima pagina del New Yorker è una delle grafiche più copiate e, dall’Europa all’Asia, è tutto un fiorire di riviste immaginarie, senza contenuti, fatti solo di copertine finemente illustrate, create per raccontare e raccontarsi oltre gli stereotipi. The Montréaler, The Barcelonian, The Tōkyōiter e moltissimi altri. I primi a lanciare questo format nel 2013, però, furono i francesi Aurélie Pollet (illustratrice) e Michael Prigent (designer) con The Parisianer, dedicato alla loro Parigi. Il riferimento era così evidente e così evocativo, che fu subito un successo planetario. 
Le copertine illustrate e i modi de dir; © The Trentiner

In Italia il capostipite è stato The Milaneser, nato nel 2020 da Lara Aldeghi e Stefano Joker Lionetti, rispettivamente copywriter e art director dello studio creativo Zetalab. Milan l’è un gran Milan e attraverso questo formato iconico la New York lombarda si racconta come una metropoli fatta di monumenti celebri e scorci sconosciuti, frenesia e meraviglie inaspettate, simboli, eventi e personaggi di ogni tipo. The Bologneser, The Turineser, The Veroneser, The Mantovaner, The Palermitaner, The Genoeser e, sicuramente, moltissimi altri sparsi per lo stivale. Un esercizio di stile in cui, per qualcuno che si già arenato, tanti continuano a cimentarsi, raccontando per immagini un’Italia fatta di grandi di città e sconfinata provincia, ponendo l’accendo sulle meraviglie del quotidiano e mettendo in luce i tanti bravi illustratori, grafici e creativi di casa nostra. 

Anche in Trentino Alto Adige non poteva mancare un tributo grafico al New Yorker e quindi ecco spuntare tra le cime anche The Trentiner , originariamente nato come progetto di tesi di Katia Montel, giovane designer trentina, la quale nei mesi del lockdown realizzò 12 poster illustrati per riscoprire le valli del suo territorio d’origine, con le loro differenze iconografiche, paesaggistiche e culturali. Oggi quel piccolo progetto è cresciuto e si è evoluto: nel 2024 si sono aggiunti anche Elia Carollo e Silvia Benedetti ed è nata la pagina Instagram, dove nel feed si alternano copertine illustrate e “modi de dir” in dialetto trentino. A differenza del lontano parente oltreoceano e delle varie declinazioni, però, The Trentiner ha l’arduo compito di raccontare attraverso l’illustrazione non il capoluogo Trento, ma un intero territorio. Ogni illustratore sceglie liberamente se raccontare un luogo, un paesaggio, un edificio, un usanza particolare o un dettaglio del Trentino che ritiene significativo per rappresentare la variegata provincia montana, fatta di città come Trento e Rovereto, ma anche di cime e pendii, paesi, pascoli, boschi & co., mettendo così in luce i tanti lati della vita e della cultura del territorio, e tanti giovani illustratori. Ad oggi, hanno firmato le copertine del magazine immaginario  Francesca Di Vito, Ilaria Gasperotti, Daniele Vanzo, Silvia Benedetti, Camilla Granero, Stefano Dorigo, Chiara Moranduzzo, Oscar De Bertoldi, Francesco Bonvecchio, Elia Carollo, Matilde Pavani, Ilaria Bee, Laura Baroni, Caterina Stella, Michela Nanut, Stefano Gaio, Davide Comai, Katia Montel. Per chi volesse acquistare una delle belle copertine d’autore, al momento The Trentiner non ha uno shop online attivo, ma si impegna a mettere in contatto illustratori ed acquirenti tramite questo link tree.

Le copertine illustrate e i modi de dir; © The Trentiner

Certo che a pensarci bene, cento anni sono un traguardo importante per una rivista e per qualsiasi altra attività imprenditoriale. Chissà se Harold, Jane, Rea e i tanti altri si immaginavano un tale successo e longevità nei ruggenti anni venti, in una redazione caotica e fumosa (mi piace immaginarla così).  Da qualche parte sul web ho letto un’articolo che, parafrasando un’opera letteraria, titolava così: “New Yorker, cent’anni di snobbitudine”. Certo The New Yorker sarà anche un nonnetto snob ma, consentitemi di dire, che nell’epoca di creatività e testi realizzati con l’intelligenza artificiale dalla deficienza umana… chapeau! alla rivista che resiste alle mode e, anzi, le detta, piazzando ancora illustrazioni disegnate da persone vere in copertina. 
A quando la versione altoatesina del New Yorker? Certo, tra bilinguismo e polemica sarebbe un bel problema trovare il nome alla testata: The Bolzaniner, The Boznerin/inen, The Altoatesiner, The Südtiroleser…

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editoria, The Trentiner, The New Yorker, trentino
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