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December 18, 2020

Le Metamorfosi – podcast di storie e di esseri umani

Francesca Fattinger

Ore 8 sveglia. Tazza di tè nel silenzio della casa. Pioggia che batte sulle finestre. Ore 8.30 rifaccio il letto e comincio a prepararmi. Ore 9 sono pronta. Esco. Vado verso l’Ufficio Postale più vicino a casa mia. Sono stanca. Oggi sono proprio stanca. Lo ammetto mi sento pure un bel po’ sola. Ore 9:45 entro nell’Ufficio Postale. Ok, oggi mi sono alzata con il piede storto. Ma vedere una fila così lunga mi sprofonda nel totale sconforto. Ore 9:50, dopo cinque minuti di “resto, non resto”, ci provo, mi metto in fila. 0re 9:51 prendo la decisione di farmi accompagnare in questa attesa da un podcast. Me l’ero segnato su una nota del cellulare, eccolo, l’ho ritrovato. Me l’ha consigliato un’amica molto cara, una di quelle persone che ti conoscono profondamente nelle tue ombre e nelle tue luci e che sanno davvero cosa può piacerti e cosa no. 

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Si chiama “Le Metamorfosi – podcast di storie e di esseri umani”. Attacco le cuffiette, le inserisco nelle orecchie. Bene sono pronta, sono nella mia bolla. Clicco sul primo podcast: “Libera strega”. I suoni, la musica e la voce calda della narratrice mi avvolgono completamente. Conosco, minuto per minuto, un pochino meglio la protagonista. È Martha Silbernagel, conosciuta come la strega Martha. Sento la pelle d’oca, non me la so spiegare, ma è come se la sua storia, le sue parole, accarezzate dalla musica, entrassero in risonanza con il mio corpo, con le emozioni che ho provato, i pensieri che ho pensato, le paure che mi sono rimbombate in testa.
La storia di Martha è ambientata a mille metri di altitudine, alle pendici dello Sciliar in Alto Adige, nel paese di Castel Rotto. Le immagino le vette delle montagne, i prati, lo immagino il paese come una cartolina perfetta. Chiudo gli occhi per immaginarla meglio. Il signore dietro di me in fila, attentissimo che nessuno gli rubi il posto, mi guarda storto. Ma io continuo il mio viaggio.
La vedo di nuovo la montagna con il suo altro volto, oscuro e misterioso.
Lo vedo il diavolo che taglia le orecchie ai bambini e alle bambine se non fanno i bravi e le brave.
La vedo Martha che si tira le coperte fin sopra le orecchie per coprirle.
La vedo e sento la sua paura, che diventa di colpo anche la mia.
Il mio viaggio continua nelle parole di Martha, che racconta la sua Storia.
È nata da una famiglia di macellai e commercianti ed è conosciuta come la strega del paese. 
Mi racconta così tanto di sé, mi racconta di momenti difficili, mi racconta di non riuscire a farsi quadrare con la cosiddetta normalità. Mi racconta del dolore che le ha provocato e della gioia che adesso sente per non essersi adeguata a quella regola.
Lei è una strega sì, ma lo è perché una volta le donne libere erano definite tali e lei sì, ne è orgogliosa, è una donna libera, con cuore e mente liberi. Gli altri vedono in lei la strega, ma lei non ne è interessata, lei è Martha punto.
È così bello seguire la sua voce fino al deserto, e di nuovo chiudo gli occhi. Sono sdraiata sulla sabbia finissima e guardo il cielo, ci sono così tante stelle che fanno paura, me lo dice Martha, lì ti senti invisibile, ti senti meno di una piccola parte della sabbia. Ti prende il fiato, potresti morire se hai il cuore debole.
Mi racconta storie tra l’occulto, la magia, la razionalità e l’irrazionale, che comunque compone ognuna delle nostre vite. Mi racconta la sua storia e la ricerca di un suo equilibrio in tutto questo.
Mi scende una lacrima.
Il signore dietro di me, sempre lo stesso, mi riguarda storto. Non capisce che strada tortuosa e meravigliosa sto percorrendo.
Per un secondo sono tentata di dirglielo, ma poi la foga di voler ascoltare Martha, mi riporta in viaggio, sono dentro e fuori di me al contempo, salto da una dimensione all’altra emozionata.
Adesso lo so, sono un po’ strega anche io e ne sono felice. 

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Ore 8 sveglia. Tazza di tè nel silenzio della casa. Sole che sbuca timido tra le nuvole. Ore 8.45 rifaccio il letto e comincio a prepararmi. Ore 9:30 sono pronta. Esco. Ho voglia di camminare. Oggi sono un po’ meno stanca di ieri. Ho voglia di emozionarmi e stare all’aperto per un po’. Sono pronta alla seconda storia. 
Martine De Biasi, film-maker e autrice di “Becoming me”, racconta non solo di come è stato realizzato il film, ma soprattutto del suo accompagnamento di Marian nel suo percorso di transizione di genere, da biologicamente femmina a maschio. Martine mi mette davanti a domande. Domande forti. Domande difficili. Domande importanti. 
Martine racconta tanto di sé, di nuovo, come con Martha, mi sento invitata a entrare in punta di piedi nelle emozioni, nei contrasti, nelle paure di un altro essere umano che entra in risonanza con me. Ognuno di noi vuole essere accettato o accettata. La storia di Marian innanzitutto mette in gioco questa dinamica. Mi pone davanti a un’altra questione molto difficile: se voglio bene a qualcuno sono in grado di lasciarlo cambiare, di lasciare andare qualcosa che amo in lui o lei, sapendo che questo la renderà più felice. L’intenzione di Martine è che le persone che guardano il suo film non soffochino le emozioni negative che potrebbero emergere, ma le sappiano far arrivare a un punto in cui è la felicità, lo stare bene con se stessi e con gli altri, l’unica cosa che conta davvero.
Martine mi racconta la storia di Marian con dolcezza e sincerità.
Mi racconta che non lo sa se il suo si possa chiamare attivismo, perché ne andava della sua vita. Di sicuro non è stato un attivismo, nel senso di rivendicazione contrastante, combattiva e antagonista di un diritto, ma nel senso del prendere atto che come persona lui era così e che questa era l’idea che aveva di sé e che voleva realizzare. Partito da questo presupposto ha dato alle persone attorno a lui, familiari, amici, persone che lavoravano e vivevano nella sua stessa comunità, la possibilità di lavorare con lui per accettarlo. 
Marian ha fatto vedere la sua vulnerabilità alle persone ed è proprio per quell’umanità e per il suo coraggio di esporsi che le persone accanto a lui l’hanno sostenuto. Un esempio fantastico, ancora di più se pensato nel contesto di un paesino dell’Alto Adige.
Le domande che mi accompagnano nella mia passeggiata e risuonano ancora forti dopo la fine dell’ascolto del podcast sono: “che donna voglio essere?”, “cosa vuol dire per me accettazione?”, “come e dove sono felice?”. E con queste domande me ne torno a casa, un po’ più arricchita, un po’ meno sola. 

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Le Metamorfosi sono un progetto, tra i tre vincitori del bando 2020 di WS Call a sostegno della produzione e della realizzazione di progetti creativi e culturali in Alto Adige, è prodotto da Weigh Station con il sostegno dell’Ufficio Politiche Giovanili del comune di Bolzano ed è stato presentato lo scorso 28 ottobre a Casa della Pesa a Bolzano nei bellissimi nuovi spazi di Weigh Station. 

È un progetto ideato e curato dalle documentariste Beatrice Segolini e Gabriella Cosmo e dal compositore Joachim Planer. Sono una serie di audiodocumentari, per il momento due sono stati pubblicati, il primo l’11 novembre, e gli altri lo seguono con una cadenza di due settimane. Si possono scaricare e ascoltare in qualsiasi momento su tutte le maggiori piattaforme di podcasting: Spotify, Apple podcasts, Google podcast, Deezer, ecc., oppure direttamente sul sito. Aggiornamenti sui podcast sui canali sociali: instagram e facebook.
Dopo i primi quattro podcast il progetto vuole continuare, dovrà cercare una sostenibilità finanziaria, ma le storie da raccontare sono davvero tante, magari proprio tu che stai leggendo ne hai una? Contatta Le Metamorfosi all’email: storie@metamorfosipodcast.com

Sono sicura che tessendo insieme le nostre storie con la esse minuscola creeremo una Storia più umana, reale, concreta; le nostre storie ci cambiano e cambiandoci cambiano la società in cui viviamo. 
Le storie hanno un potenziale grandissimo. 
Viva le storie! 
Viva Le Metamorfosi che sanno dare loro voce così bene!

 

Foto di gruppo da sinistra Beatrice Segolini, Joachim Planer e Gabriela Cosmo, foto di Claudia Corrent, Weigh Station
Grafiche del primo e del secondo podcast  del Le Metamorfosi

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