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October 22, 2019

Karoline Comarella: storie di palcoscenici, doppiaggi, romanità e canederli

Abram Tomasi

Karoline Comarella è un’attrice bolzanina che vive a Roma ma anche un pò ovunque, con la valigia sempre pronta per seguire il lavoro o l’intrigante sapore della novità. A 13 anni ha conosciuto il palcoscenico e da allora non ha mai smesso di recitare: nella terza stagione di “Un passo dal cielo”, in tantissimi spettacoli teatrali in tutta Europa, e ha pure doppiato diversi ruoli in importanti film, tra i quali “Magic in the Moonlight” di Woody Allen.
Approfitto delle mie vacanze romane, per contattarla e chiederle di raccontami la sua storia.

-       Ciao Karoline, scusa per il poco preavviso.
-       Le cose o si fanno quando è necessario o non si fanno proprio. A domani!

Ci incontriamo al Bistrot La Fiorentina, nel quartiere Prati. Sono le 11.30 e c’è il sole. Ci sediamo a un tavolo all’aperto che dà sul traffico di Via Doria e ordiniamo delle spremute d’arancia. Inziamo subito a chiacchierare, in modo molto spontaneo e rilassato. Rimango colpito dal suo sorriso aperto, che sin dall’inzio mi fa sentire  a casa, e dalla sua energia propulsiva, che mi travolge in fiumi di parole e tanta, tantissima voglia di fare.  

Partiamo dall’inizio, chi è Karoline Comarella? 
Una giovane donna di Bolzano che a un certo punto ha incontrato il palcoscenico e non l’ha più mollato, per fortuna. Sono un Capricorno: determinata, testarda e aggiungici tutti i luoghi comuni del segno. Poi c’è l’ascendente, Gemelli, che distrugge tutto quel che di buono fa il Capricorno. Scherzo, il Gemelli è il mio lato artistico, le mie due facce. Mi chiamo Karoline, che in italiano sembra al plurale. Quando mi sono trasferita a Roma e mi presentavo con: “Piacere, Karoline”. Mi rispondevano: “Perché, quante siete”? Ci ho fatto pace, siamo almeno più di una qua dentro e a turno viene fuori una o l’altra, dipende dalla stagione. Adesso c’è la Karoline post-influenza, con tanta voglia di raccogliere il sole.

Quando hai sognato per la prima volta di fare l’attrice?
ll mio sogno non è mai stato quello di fare l’attrice. Verso i 13 anni ho iniziato a fare Musical alla Musical School di Bolzano. Lì ho incontrato il palcoscenico e ho capito che quello era un luogo che mi piaceva e mi dava modo di comprendermi e capire il mondo. Io ero timidissima. Da bambina quando arrivavano gli amici di famiglia a casa, mi nascondevo sotto i mobili, come un gatto. Il teatro mi ha fatto bene.

Perché ti sei trasferita a Roma? 
Breve riassunto del mio percorso: ho fatto la Musical School e ho continuato a recitare in Alto Adige, sempre in tedesco. La cosa più logica sarebbe stato andare in un paese tedescofono. Dopo il diploma, ero in Germania e mi stavo preparando per il provino in una famosa scuola di recitazione di Berlino, ma sentivo che non era la cosa che volevo. Mi è venuto il magone e quando mi viene il magone vuol dire che qualcosa non va. Sono tornata a Bolzano, ho fatto una lavatrice, preparato la valigia e sono andata a Roma. Qui ho subito cercato casa perché nella mia testa avevo già deciso che avrei frequentato l’Accademia Sivio D’Amico. È andata bene. Per fortuna, perché non mi ero data alternative. 

E la Città Eterna, ti piace? 
Roma un po’ la ami, un po’ la odi. Al momento la odio. Roma sei bella, ma sei stupida. Ma non quello stupido, da dire: Roma nun fa’ la stupida stasera. Proprio imbecille. A parte questo la amo. È casa, per certi versi, per molti versi, per quasi tutti i versi. Ma non a lungo, a breve mi trasferirò.  

Karoline Comarella 6E di Bolzano cosa ti manca? 
I canederli. Scherzo, li faccio anche qua. Sono la regina di Roma dei canederli. Da quando non vivo più a Bolzano, ne apprezzo di più i luoghi e le tradizioni. Ogni volta che torno, dirndl e via. Sono cambiata anche io nel frattempo. A 19 anni morivo dalla voglia di stare in una grande città, ora apprezzo la cittadina più organizzata, più a misura d’uomo e i rapporti sono inevitabilmente diversi. Poi, forse anche questo è legato all’età, ora apprezzo il bello. A Bolzano è tutto bello. Vai in giro e ci sono fiori ovunque. Ogni volta mi viene il dubbio: ma sono veri o finti? 

Teatro o cinema?
Amo tutti e due allo stesso modo. Quando le cose sono fatte bene, è sempre bello farle. Come attrice nasco in teatro. Ho lavorato per tanti anni allo Stabile di Bolzano. Cinema, doppiaggio e televisione li faccio, ma siccome richiedono tempistiche diverse tra loro, spesso è difficile mettere tutto insieme.

Come ti sei avvicinata al doppiaggio?
Ho imparato facendolo. Ho avuto la fortuna di entrare a gamba tesa in serie A facendo i personaggi con accenti tedeschi. Mi sono sempre fatta furba e ogni volta che avevo un turno, chiedevo di rimanere per quello dopo per ascoltare i doppiatori più esperti. Rubavo sempre un po’ il mestiere. Il mio primissimo turno di doppiaggio era su “Synecdoche, New York”. Ma vi immaginate? La prima scena e subito con Philipp Seymour Hoffman! 

Progetti in corso?
Per un po’ lascio Roma e vado all’estero. Per formazione, per lavoro e per confrontarmi con realtà diverse. Non si finisce mai di imparare. Il mio strumento è il mio corpo, la mia voce e la mia mente. Tutte queste cose vanno nutrite. C’è sempre bisogno di novità, per non sedersi mai. Sento sempre il bisogno di rinnovare le energie, andare a sbirciare da altre parti. Non ci si può sedere, c’è troppa roba da fare e cose da vedere.

Consigli per le mie vacanze romane? 
Dimentica cartine turistiche, vai in centro e passeggia con lo sguardo verso l’alto. Tutto quello che vedi è meraviglioso. Io giro con il motorino e sfreccio per le strade, ma a volte lo lascio da qualche parte e cammino guardando il cielo. 

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