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January 3, 2019

Verknüpfungszwang #10: Liberi abitanti della Magna

Allegra Baggio Corradi

Firenze, 1507. L’accordo tra Francia e Germania sembra sottendere la minaccia di un’invasione dell’esercito di Massimiliano I d’Asburgo in Italia. Per proteggere i propri interessi e territori, Firenze invia Niccolò Machiavelli, allora segretario della Repubblica, in Tirolo con l’obbiettivo di “coniecturare le cose dell’Imperatore”.

Tra le responsive inviate ai Dieci di Balìa scopriamo che Machiavelli si riferisce agli abitanti tirolesi come ‘popoli d’Alemagna’. Consapevole dei legami e delle continuità culturali esistenti tra gli odierni Trentino, Alto Adige e Svizzera, Machiavelli decide di soggiornare in più luoghi possibili per comprendere le ragioni politiche alla base della strenua difesa della libertà che contraddistingue gli abitanti di queste regioni.

Quando fa ritorno a Firenze, Machiavelli redige i Ritracti delle cose della Magna (1512) nei quali è possibile reperire interessanti informazioni sui nostri antenati altoatesini.

“Le fanterie sono bonissime, et uomini di bella statura; al contrario de’ svizeri, che sono piccoli et non puliti, né belli personaggi; ma non si armono, o pochi, con altro che colla picca o daga, per essere più dextri, espediti e legieri”.

“Sono optime gente in campagna a far giornata, ma per expugnare terre non vagliono, et poco nel defenderle; et universalmente, dove non possono tenere l’ordine loro della militia, e’ non vagliono.”

“Perchè li popoli in privato sieno ricchi, la ragione è questa, che vivono come poveri; non edificano, non vestono, e non hanno masseri­zie in casa. Basta loro lo abbondare di pane, di carne, ed avere una stufa, dove rifuggire il freddo: e chi non ha dell’altre cose fa senza esse, e non le cerca.”

“Godono questa loro rozza vita e libertà e per questa causa non vogliano ire alla guerra, se non soprappagati; e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunitadi. E però bisogna ad un Imperatore molto più danari che ad un altro principe, perchè quanto meglio stanno gli uomini, peggio volentieri escono alla guerra.”

Secondo il ritratto degli occhi e della penna di Machiavelli noi, forestiero popolo della Magna, siamo di statura alta, esteticamente piacevoli, pessimi guerrieri, buoni contadini, restii alla guerra, fondamentalmente rozzi perché privi di ambizioni che vadano oltre al possedere una casa e del cibo, troppo benestanti per abbassarci a diventare mercenari e infine liberi.

Lasciando a voi l’onere di stabilire se Machiavelli avesse ragione o torto vorrei spostare la vostra attenzione sul concetto di libertà. Machiavelli si stupisce che i popoli della Magna non desiderino muovere guerra alcuna e si convince che la mancanza di mire espansionistiche e il disinteresse per il guadagno determinino la rozzezza degli altoatesini e la loro inspiegabile soddisfazione per la loro condizione di libertà. Trovo l’incredulità venata di jingoismo di Machiavelli, nonostante tutto, meravigliosa perché mette in luce la sua incapacità di capire le ragioni politiche della libertà altoatesina. Sarà forse che le cause non sono politiche, ma biologiche? Sarà forse che gli altoatesini derivano la propria libertà dai vincoli della natura piuttosto che della cultura? Sarà forse che la libertà non è una conquista diplomatica o militare, ma uno statuto antropologico, addirittura ontologico?

Il coraggio di essere liberi senza peccare di hybris ci avrà forse ridotto ad essere rozzi e frugali, ma è grazie al nostro consapevole disinteresse per la guerra che abbiamo ancora oggi il privilegio di essere autonomi. Da figlia della Magna vi incito a perpetrare questa pluricentenaria causa! La nostra libertà è la coerenza.

Alla prossima connessione! Alla prossima compulsione! La conclusione.

Immagine: Allegra Baggio Corradi/franzmagazine

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