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September 14, 2016

Estinzione! terribile catastrofe o opportunità di cambiamento? Una risposta – forse – al MuSe

Francesca Fattinger

Mai pensato alle estinzioni, invece che alle solite catastrofi negative per la vita sulla Terra, come a nuove opportunità di evoluzione?

Al MuSe di Trento è stata da poco aperta al pubblico fino al 26 giugno 2017 la nuova mostra temporanea dedicata proprio al tema delle estinzioni. Il motivo della mostra vuole essere la presa di coscienza da parte della comunità scientifica che ci stiamo inevitabilmente avvicinando alla sesta grande estinzione di massa, una catastrofe di cui noi uomini siamo la causa. Le cinque grandi estinzioni (chiamate anche big-five) hanno trasformato il destino della Terra causando la trasformazione degli ecosistemi e la conseguente scomparsa di milioni di specie.
Quello, però, che vuole mettere in luce questa mostra è che l’estinzione non è altro che il “lato b dell’evoluzione”. È con questa affermazione che si apre la prima sala della mostra in cui sono esposti fossili di vario tipo che ci ricordano animali o vegetali che sono ancora esistenti. A questo si lega anche il falso mito dell’estinzione totale dei dinosauri. Lo sapete che i dinosauri non si sono tutti estinti, vero? I dinosauri aviani, infatti, sono sopravvissuti e sono diventati gli uccelli che conosciamo. Le specie però non sono eterne, il 99% delle specie evolutesi nella storia della Terra si sono estinte, con una vita media pari a 5-10 milioni di anni.

È come se l’estinzione fosse parte integrante dell’evoluzione, a lei necessaria e complementare, sua eterna e fedelissima compagna, nel bene e nel male. Le specie possono estinguersi perché non riescono ad adattarsi ai cambiamenti climatici o ambientali a causa di contingenze sfortunate o di esclusione competitiva per le risorse. La scoperta delle estinzioni di massa non è qualcosa di scontato e si devono aspettare molti anni, quando grazie agli studi di Georges Cuvier (1769-1832), il rivale intellettuale di Charles Darwin, se ne comprende il ruolo fondamentale nella creazione della biodiversità. Infatti, questo scienziato francese esperto di ossa fossili, un giorno ha fatto questa grandissima scoperta trovando delle ossa che sembravano non appartenere a nessun animale esistente. A quel tempo si pensava che la vita fosse stata creata una sola volta e che le specie fossero rimaste immutate dai dinosauri fino a oggi, ma si sbagliano di grosso! “

Grafico interattivoUna conseguenza tira l’altra” si dice comunemente ed è proprio ciò che è accaduto nella storia della Terra; un bel plastico ci permette di causare varie piccole o grandi catastrofi che vanno ad alterare a catena altri aspetti della vita sulla Terra, mostrandoci come tutto sia profondamente legato. Sullo stesso aspetto si può ragionare grazie a un grafico interattivo, in cui sono segnalate le cinque estinzioni di massa, e all’esposizione di animali estinti mummificati che, a causa di cambiamenti climatici ma anche a causa dell’arrivo di competitori a cui non erano abituati, perdono le loro opportunità di sopravvivenza. Un esempio in questa direzione è il leone berbero che è ormai estinto in natura e che si vede come protagonista di una celebre scena di Chaplin: povero leone la sua carriera artistica è finita troppo presto!

Continuando con i luoghi comuni, che hanno però anche valenza scientifica, si sostiene comunemente che ognuno abbia bisogno dei suoi spazi e, infatti, tutte le specie vivono questa stessa contingenza. Anche gli uomini l’hanno vissuta e infatti se attorno a 100 mila anni fa sulla Terra esistevano ben cinque specie diverse di esseri umani, quando l’Homo sapiens intraprese il suo viaggio dall’Africa e occupò territori occupati da altre popolazioni fece sì che in seguito nessuna di esse sopravvisse!

seconda salaA questo si ricollega anche l’ultima parte della mostra in cui si dà spazio a quello che potrebbe causare quella sesta estinzione di massa che già si preannunciava all’inizio dell’esposizione: proprio noi uomini e il nostro comportamento ben poco conscio delle possibili conseguenze che possiamo procurare all’ambiente che ci circonda e quindi a noi stessi e alla nostra vita. Un giochino ci permette di osservare una semplice coltura batterica e ci insegna come sia impossibile crescere all’infinito in un sistema chiuso.

Questo mostra l’insostenibilità del continuo aumento della produzione e del consumo da parte dell’uomo, come messo in luce da una riunione informale romana, organizzata nel 1968 da Aurelio Peccei, imprenditore e manager Fiat, senza però avere mai avuto una seria considerazione. Insomma non possiamo consumare, inquinare e crescere per sempre, bisogna trovare una strada alternativa! Il problema sta proprio nel nostro non renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni e, se la mostra si era aperta con la speranza di vedere l’estinzione come una possibilità, si chiude con l’avvertimento di andare incontro a un’altra estinzione di cui noi soli siamo i responsabili. Estinzioni, quindi, come minacce o nuove possibilità? Ai posteri l’ardua sentenza.

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