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April 4, 2014

Festival Studentesco: esercizio di comunità

Anna Quinz
Torna anche quest'anno, come ogni anno, l'appuntamento più atteso dagli studenti altoatesini: il Festival Studentesco. Quattro serate tra discipline classiche e moderne, produzioni online, arti visive, sport. Per non farsi mancare nulla e per mettersi alla prova con i propri talenti. Singoli e collettivi. Un esercizio di comunità utile per il futuro professionale di migliaia di giovani.

Anche quest’anno, come ogni anno, un po’ prima o un po’ dopo Pasqua, arrivano i due cruciali week end del Festival Studentesco. In questo preciso momento, migliaia di studenti altoatesini si stanno preparando, stanno provando, stanno mettendo a punto le loro esibizioni, i costumi di scena, le note che suoneranno i passi che danzeranno. In questo preciso momento, migliaia di studenti altoatesini stanno vivendo emozioni forti, che hanno a che fare da un lato con la paura del palcoscenico, luogo magico che affascina e terrorizza allo stesso tempo; e dall’altro con il senso forte di comunità, che grazie al Festival senza piani precisi o strategie, si crea e inizia a diventare parte integrante della vita di questi giovani che saranno presto adulti.
Questo forse è uno degli aspetti più interessanti del Festival Studentesco, evento annuale che smuove scuole intere e intere generazioni in una gara che ha molto a che fare con la competizione, ma soprattutto con la relazione. Comunità, relazioni, squadra. Queste sono le tre parole e i tre concetti che io – assidua partecipante al Festival – a 15 anni di distanza vedo come cruciali in questo favoloso baraccone che nasce e muore ogni anno, nell’arco di 2 settimane o poco più.
La sfida con se stessi, con gli altri e con i propri talenti contano, e contano molto. Ma molto di più contano in queste settimane e in tutte quelle precedenti di duro lavoro di preparazione la capacità di creare relazioni, necessarie per portare a casa il risultato.
Anche se sul palco del Festival si sale da soli, dietro c’è e deve esserci una squadra. Una squadra forte e coesa, capace non solo di organizzare, ma anche e soprattutto di sostenere. Lo spirito comunitario che crea la competizione tra istituti, il senso dell’appartenenza a un mondo (che è la propria scuola) piuttosto che a un altro, il bisogno di fare fronte comune per essere più forti, incisivi, rumorosi mentre si tifa a squarciagola al palazzetto dello sport, sono elementi fondamentali, per i giorni di Festival e per tutto quello che verrà dopo.
Imparare a convivere e conciliare le proprie idee con quelle degli altri, inseguendo un obiettivo comune. Fare compromessi necessari per raggiungere uno scopo prefissato. Unire le proprie forze e mettere a disposizione del gruppo ognuno le proprie capacità e competenze specifiche. Non risparmiare forze ed energie per ottenere un bene che sia collettivo e non solo personale. Tutto questo è qualcosa che durante il Festival si fa inconsciamente (non che i malumori non ci siano, le liti, i problemi, ma sono sempre d’impatto minore rispetto agli slanci positivi e propositivi), lo si fa perché altrimenti il meccanismo si inceppa e la vittoria si allontana sempre più. Però, una volta fatto e introiettato il meccanismo comunitario, relazionale, di squadra, entra come bene acquisito nella lista di capacità che ogni ragazzo può mettere nel proprio “pacchetto talenti”. Diventa un punto importante nella propria definizione personale e nella propria capacità professionale. Tutto questo, a tutti i ragazzi del festival, tornerà molto utile, quando si immetteranno nel non facile mondo del lavoro contemporaneo. Tornerà utile perché imparato senza corsi di formazione o lunghe ore di studio, ma “sul campo”, facendo senza farsi domande, facendo perché solo così si può fare, per portare a casa il miglior Festival Studentesco della propria vita.

Io dal Festival tutto questo l’ho portato via con me, e ora, se ripenso a quelle emozionanti serata della mia adolescenza, ricordo di certo il palco, i fari puntati, la felicità per la vittoria. Ma soprattutto ricordo l’abbraccio devastante (davvero, mi ha buttato per terra) di Ilaria esultante per la vittoria; la gomitata di Gloria durante le prove di un balletto; le facce prima terrorizzate e poi elettrizzate di Giovanna, Verena e Stefania che mai prima erano salite su un palco ma che con la forza del gruppo l’hanno fatto, e bene; i sorrisi felici di Natalia, Nicola, Irene, quando ci si trovava sulle passeggiate per provare e i sofficini mangiati insieme prima di correre al palasport per prepararsi; i visi concentrati di tanti amici mentre si discute del prossimo progetto da portare in scena; le strette di mano degli organizzatori, a fine kermesse…
Insomma, io ricordo prima di tutto persone e gesti che ci hanno legato e unito. In quel momento certo, ma che momento. Ricordo amicizie create e altre cementate, ricordo appunti e progetti fatti insieme, ricordo sostegno reciproci dietro le quinte e la gioia condivisa quando tutto andava bene. E queste cose, oltre alle amicizie rimaste, sono state una palestra preziosa, per l’oggi, per quella che sono, per quello che faccio. Come individuo e come professionista. E allora, ancora una volta, grazie Festival e in bocca al lupo a tutti quelli che lo stanno vivendo, ora e per i prossimi mille anni.  

Le serate classiche del Festival si svolgeranno al Teatro Cristallo oggi venerdì 4 e domani 5 aprile. Quelle moderne l’11 e 12 al Palasport. Nel frattempo le opere di arti visive sono visibili nella torre del Cristallo.

E nel video qui sopra, il documentario fresco di realizzazione, che il Festival lo racconta per immagini e per emozioni.

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