La fucina MAGmatica dell’Alto Garda

19.03.2013
La fucina MAGmatica dell’Alto Garda

1Oggi forse lo definiremmo un talent scout, il poeta Wolfgang Goethe che, sul finire del Settecento, trasformò e consacrò ad angolo di paradiso quello specchio d’acqua tra “i picchi alpini”- noto già nel secolo XV ai viaggiatori che transitavano sulla strada atesina di Germania e Italia – descrivendolo con immagini poetiche. Goethe annotò, infatti, il 12 settembre 1786 nel suo Viaggio in Italia “Stasera avrei potuto raggiungere Verona, ma mi sarei lasciato sfuggire una meraviglia della natura, uno spettacolo incantevole, il lago di Garda; non ho voluto perderlo, e sono stato magnificamente ricompensato di tale diversione”. Furono lo spazio aperto, la maestosità delle montagne che lo circondavano, la storia antica dei suoi borghi, la gioia del clima mite, dei colori e della frutta “che matura al sole”, a colpirlo e ad infondergli un’ispirazione feconda.

Nei giorni scorsi a Riva del Garda è stato presentato un nuovo progetto museale, o meglio un coraggioso progetto territoriale che affonda le sue radici nel Museo Civico della città. Dopo essere divenuto MAG, Museo dell’Alto Garda, tre anni fa ha intrapreso un processo di maturazione che lo ha portato a divenire “adulto” e pronto a farsi istituzione, con tanto di comitato tecnico e consiglio di amministrazione in arrivo con l’inizio dell’estate. Sì, perché il MAG è lo specchio di quel polo urbano unico che è l’Alto Garda e abbraccia i Comuni di Riva, Arco, Nago, Torbole e Tenno, tutti accomunati dalla volontà di coniugare storia e contemporaneità in un linguaggio che parli ai turisti, agli interessati, ma prima di tutto a chi abita quei posti.
“Il MAG vuole essere espressione della Comunità ed è un progetto culturale unico e trasversale che attinge a ciò che il territorio già possiede per plasmarlo in un’innovativa offerta culturale” così Gianni Pellegrini, Direttore del MAG che dello slogan “fare sistema” ha fatto tenacemente e instancabilmente il suo credo. Come un abile tessitore il responsabile del museo ha utilizzato i fili del patrimonio storico, artistico e archeologico – DNA del Museo Civico di Riva e della Galleria Civica Segantini di Arco – per intrecciare un tessuto prezioso al quale sono stati chiamati a partecipare enti territoriali prestigiosi quali il Mart di Rovereto, il Castello del Buonconsiglio e il Muse, Museo di Scienze, entrambi di Trento. È un tessuto vivo, quello di Pellegrini, che cambia continuamente i suoi intrecci. Le fantasie e i motivi che proporrà saranno infatti declinati a seconda delle proposte artistico culturali che risponderanno al compito di trasformare e rielaborare i luoghi, le sedi museali, i punti d’incontro, di riflessione e ricerca.

2Gianni Pellegrini ha messo cuore e anima nel suo progetto e il suo staff non è stato da meno. Insieme hanno presentato il programma delle iniziative che il 2013 offrirà ad un vasto pubblico e la prima occasione per mettere in scena la sinergia nata tra MAG e Mart sarà la mostra di imminente inaugurazione – il 23 marzo – “Segantini. La memoria delle immagini”, alla Galleria Civica di Arco. Giovanni Segantini lo conosciamo tutti, abbiamo ben in mente quel suo sguardo capace di captare la luce che dà vita alle cose e scomporla in infiniti colorati punti di colore. La sua fama e la bellezza delle sue opere è andata ben oltre i confini territoriali ed è rimasta, al tempo stesso, profondamente legata ai luoghi delle sue origini. Strumento per promuovere e consacrare il talento del nostro artista arcense nel mondo furono proprio quelle cartoline, quelle immagini fotografiche e quelle riproduzioni fotomeccaniche finalizzate a comporre i cataloghi d’arte che, provenienti dei depositi del Mart, diventeranno il corpus espositivo della mostra, assieme alle tre opere di Segantini “Il campanaro”, “Vacca” e “All’arcolaio” sempre di provenienza roveretana.

La rocca che ospita il Museo Civico di Riva, proporrà invece, dal 14 aprile, una ricchissima selezione di immagini inedite scattate dal fotografo Alois Beer di fine ‘800, ora custodite presso il Kriegsarchiv di Vienna, nelle quali vedute panoramiche e urbane ci riportano alla mente quella contemplazione estatica del paesaggio tipicamente goethiana. “Da sempre la fotografia è strettamente legata al territorio gardesano – nell’800 a Riva c’erano diversi alberghi attrezzati al loro interno con una camera oscura – e la tradizione storica di questa arte ha portato a realizzare progetti volti a restituire la memoria del nostro territorio, quali ad esempio la rassegna “Sguardi gardesani”. Il Tavolo di lavoro sul contemporaneo, gruppo di lavoro istituito dal MAG, si muove costantemente su di uno sfondo che si compone di ragioni storiche e di un’attenta indagine del territorio. Non solo la fotografia, ma anche lo studio degli estimi con il ricorso al patrimonio cartografico, ci ha permesso di disvelare un paesaggio di cui non eravamo o eravamo scarsamente a conoscenza”. In questo percorso di scoperta e conoscenza territoriale che non deve mai sottrarsi ad un dialogo con il presente, il MAG ha pensato bene di coinvolgere dei giovani artisti contemporanei, incaricati di rielaborare alcune testimonianze pittoriche dell’Ottocento e restituirle secondo il loro linguaggio artistico e la loro percezione. La loro interpretazione del legame che unisce uomo e territorio diverrà oggetto di una mostra collettiva prevista in autunno ad Arco.

Luce, pigmenti di colore, impressioni fotografiche, fusione di passato e presente, scoperta e riscoperta, valorizzazione e interpretazione: il MAG è un bel fermento di iniziative e proposte che hanno tutta l’aria di voler aprire la strada ad un corso che scorrerà in futuro sempre più copioso e ramificato. Mi piace poter pensare che l’impronta marcatamente e matericamente cromatica dei dipinti del pittore romano Claudio Oliveri – che a giugno, con la sua mostra “Il colore disvelato”, esporrà alla Pinacoteca del Museo di Riva – possa essere un’audace, ma perfetta sintesi tra gli strati della memoria storica e artistica e le nuove interpretazioni contemporanee del territorio gardesano. Ed anche, perché no, una trasposizione in saturo colore di quel coraggio che i protagonisti del MAG hanno dimostrato dando vita al loro innovativo progetto.

http://www.museoaltogarda.it/it/

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