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March 14, 2013

Tutto il mondo è paese #11. Bolzano, 17 giugno 1934

Roberto Tubaro

Django Reinhardt

Ancora problemi per la musica dal vivo nel capoluogo altoatesino. La vicenda avvenuta ieri in Piazza Erbe è un chiaro esempio di dove può arrivare l’intolleranza in un periodo in cui è decisamente sovrana. È chiaro fin da ora che questo sarà l’ultimo articolo pubblicato dal sottoscritto su una testata giornalistica ma purtroppo quando ci vuole, ci vuole. Ieri in mattinata è giunto a Bolzano il grande chitarrista altoatesino Django Reinhardt, di ritorno in Alto Adige dopo anni di concerti con grandi orchestre tenuti in tutta la Francia. Django, all’anagrafe Hans Reinhardt, nasce a Chienes il 23 gennaio 1910 da una famiglia di etnia Sinti. Dopo un lungo girovagare per tutto il Südtirol la sua carovana si ferma nella periferia di Bolzano, città che probabilmente sarebbe stata scenario della sua carriera se non fosse per l’avvento del Fascismo che costringe la sua famiglia a lasciare il paese verso luoghi più civili. La goccia che farà traboccare il vaso è l’arresto di Django (allora quattordicenne suonatore di banjo) avvenuto mentre teneva un piccolo concertino improvvisato in centro a Bolzano davanti ad una piccola folla di cittadini incuriositi. Il commissario prefettizio Antonio Scipione, avvisato dalla milizia fascista mentre era dedito a lustrare la sua collezione di aquile e fasci dorati, non ci pensa due volte, dichiara Django e famiglia fuorilegge e li condanna ai lavori forzati. La notte stessa, approfittando di una distrazione degli ufficiali fascisti, la carovana parte in direzione Parigi dove rimarrà stabilmente. Proprio qui a Parigi avverrà il fatto destinato a cambiare la vita del musicista. Siamo nel 1928 quando, a causa delle gravi ustioni riportate a causa di un grave incendio avvenuto nella sua roulotte, Django perde l’uso della gamba destra e di parte della mano sinistra. A causa di questa menomazione deve abbandonare il banjo, cominciando una carriera da chitarrista che lo porterà a rivoluzionare la storia della chitarra jazz.

Veniamo quindi ora ai fatti di attualità. Django, giunto a Bolzano ieri (sabato 16 giugno) in mattinata, si dirige direttamente in centro storico, si siede davanti alla fontana del Nettuno in Piazza Erbe, tira fuori la chitarra e inizia a suonare. Dopo circa mezz’ora, scavalcando la gran folla di spettatori, la milizia fascista fa smettere Django accusandolo di disturbo alla quiete pubblica. Grazie all’aiuto degli stessi spettatori il chitarrista riesce però a fuggire lasciandoci questa dichiarazione:

“Sono molto deluso del comportamento del bolzanino medio. Che fossi deluso del fascismo è un dato di fatto: mi ha costretto alla fuga dalla mia terra natale con accuse del tutto infondate. Ma è l’abitante che si lamenta per ciò che avviene sotto casa che mi lascia amareggiato. Il problema della vostra città non è l’assenza di musica. Bisogna dire a tal proposito che di eventi ce ne sono e forse anche troppi. Il problema è che spesso gli eventi sono quelli organizzati in teatri, sale e sempre meno nei locali. E quando uno si dà da fare ad organizzare qualcosa, restando nelle regole, viene sempre schiacciato da qualcuno che si lamenta. Cittadini intolleranti che non hanno capito che la città per esistere e funzionare deve essere viva, altrimenti diventa un semplice dormitorio. Tanto varrebbe spostare i negozi dal centro alla periferia, magari raggruppandoli in enormi edifici…ma è chiaro che anche questa è una follia. Il regime fascista di concerti ne organizza, basta pensare che solo questa settimana al teatro si sono esibiti il trio Lescano, Beniamino Gigli, Alberto Rabagliati e Pippo Barzizza. Ma quel che il regime non capisce (assieme a molte, molte, molte altre cose) è che la cultura non si può imporre solo dall’alto ma va alimentata dal basso, dalla strada, dai locali, tra la gente comune che non per forza andrebbe a sentire un concerto organizzato nei saloni da feste. Oggi ho scelto di suonare in piazza, in pieno centro proprio per portare buona musica tra la gente comune.”

E a giudicare dalla folla che in poco tempo si è fermata attorno al musicista, la gente comune ha apprezzato questo gesto. Chi non ha apprezzato, come al solito, è stato il podestà Luciano Miori il quale, richiamato da un gruppo di vicini, ha ordinato alla milizia di effettuare l’arresto del disturbatore. Ha immediatamente dichiarato che “non è tollerabile un uso così irresponsabile del suolo pubblico, recando molestie al vicinato che ha diritto di riposare il sabato mattina. Inoltre la folla intorno al musicista chiaramente intralciava i fruitori del mercato delle erbe i quali delle strimpellate alla chitarra di un gitano ne ha abbastanza.”

 Che sia un caso che a venti metri dalla fontana abitino il senatore Tolomei e il capo delle Camicie Nere Benito Italo Italico? Questa domanda ovviamente rimarrà senza risposta. Nel momento in cui leggerete queste righe io sarò già mandato in esilio.

Auguro comunque a Bolzano un futuro senza questo tipo di problemi, senza regimi totalitari e senza qualsiasi tipo di intolleranza.

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There are 3 comments for this article.
  • Bolzano, 17 giugno 1934 | Rtcj · 

    [...] Ancora problemi per la musica dal vivo nel capoluogo altoatesino. La vicenda avvenuta ieri in Piazza Erbe è un chiaro esempio di dove può arrivare l’intolleranza in un periodo in cui è decisamente sovrana. È chiaro fin da ora che questo sarà l’ultimo articolo pubblicato dal sottoscritto su una testata giornalistica ma purtroppo quando ci vuole, ci vuole. Ieri in mattinata è giunto a Bolzano il grande chitarrista altoatesino Django Reinhardt, di ritorno in Alto Adige dopo anni di concerti con grandi orchestre tenuti in tutta la Francia. Django, all’anagrafe Hans Reinhardt, nasce a Chienes il 23 gennaio 1910 da una famiglia di etnia Sinti. Dopo un lungo girovagare per tutto il Südtirol la sua carovana si ferma nella periferia di Bolzano, città che probabilmente sarebbe stata scenario della sua carriera se non fosse per l’avvento del Fascismo che costringe la sua famiglia a lasciare il paese verso luoghi più civili. (Continua su Franzmagazine) [...]

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