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February 6, 2013

È carnevale, vestitevi da Krampus!

Anna Quinz

Carnevale, tempo di maschere. Carnevale tempo di trasgressione. Carnevale tempo di essere qualcun altro da sé, almeno per un momento. Carnevale tempo di Krampus!

Questo venerdì, 8 febbraio, proprio nel vivo dei festeggiamenti carnevaleschi, arriva un pomeriggio/sera tutto dedicato al tanto amato/temuto Krampus, con il suo costume peloso, i suoi campanacci, la sua maschera paurosa, il suo incedere pesante e il suo esprimersi con versi che sembrano arrivare da un altro luogo e da un altro tempo.

Al Museo Civico e alla Galleria Civica, lì dove ben due mostre raccontano della storia e della tradizione del diavolo nostrano, tante le proposte più o meno leggere, per bambini mamme e papà. E anche per tutti gli altri, ovviamente.

Le proposte per i bimbi sono varie e all’insegna del divertimento: dalla truccatrice che creerà sulle faccine dei piccoli dei veri e propri make up a tema (14.00) alla cantastorie Heike Figl che racconterà avventure di Krampus (alle 15.30 in tedesco alle 17.00 in italiano), passando per il tradizionale krapfen di carnevale da gustare tutti insieme.

Per i più grandi, invece, oltre a una visita guidata all’incredibile mostra di cartoline “Gruss vom Krampus” (18.15), il programma prevede la visione di un interessante documentario breve dal titolo “Il corteo di San Nicolò o del Krampus. Una tradizione in evoluzione”, realizzato dall’Associazione Antropologica Alto Adige EVAA. A seguito della proiezione, sarà inoltre possibile discutere con due rappresentanti delle associazioni di Krampus coinvolte nella realizzazione del documentario, Stefan Klammsteiner (Latscher Tuifl)  e Meinhard Fauster (Foir Toifl Tobla)

Proprio di questo piccolo ma curioso film, abbiamo parlato con Sarah Trevisiol, una delle socie fondatrici dell’associazione, che ha realizzato il documentario, per capire, in anteprima, i come i dove e i perché.

Sarah, di preciso di cosa si occupa EVAA?

L’associazione EVAA cerca di promuovere metodi e risultati delle ricerche antropologiche al grande pubblico. In questo caso proponiamo il metodo etnografico, cercando di far risaltare quanto sia versatile e utilizzabile in tanti campi diversi.

Com’è nato il progetto del documentario?

I servizi museali ci hanno chiesto di fare un approfondimento storico sui cortei dei Krampus e di San Nicolò. Volevamo concentrarci sull’attualità, sulla natura del corteo oggi, non solo sullo sviluppo della tradizione. Per questo abbiamo scelto di analizzare 2 paesi, Laces e Dobbiaco, diversi, sia per affluenza all’evento che per costituzione del paese stesso. Dobbiaco infatti è meta fortemente turistica, mentre Laces è un centro piccolo e isolato. Ci piaceva vedere come la tradizione si fosse sviluppata nel tempo e come fosse accolta oggi, viste appunto le differenze dei due luoghi. Per il lavoro, abbiamo coinvolto da subito associazioni locali di Krampus e abbiamo cercato di fare un parallelismo tra le 2 realtà.

In che modo avete lavorato? Su quali focus vi siete concentrati?

Ci siamo concentrati su quattro elementi. 1. Evoluzione della tradizione. Ci siamo chiesti quali differenze di percezione ci fossero tra anziani (protagonisti di una volta) e giovani. 2. La figura femminile. Le donne fanno parte del corteo o il Krampus è ancora simbolo virile (e qui la risposta è stata netta: sì, oggi le donne partecipano attivamente)? 3. Ruolo della maschera. Cosa significa per le persone, come sviluppa il senso di gruppo e di solidarietà? 4. Impatto del turismo. Eravamo convinti che a Dobiacco ci fosse una forte presenza turistica e invece abbiamo scoperto di no, l’evento risulta fatto soprattutto per i “local”.

Un altro aspetto che ci ha incuriosito era quello del rapporto tra questo fenomeno e gli stranieri o nuovi cittadini. Cosa riescono a capire di questa tradizione che non conoscono e che sta vivendo in questi anni un forte revival? Abbiamo capito, che proprio questo ritorno di fiamma per la tradizione del Krampus (oltre ad andare in scia al revival già precedentemente avvenuto in Austria) è dovuto proprio  forti flussi migratori sul territorio altoatesino. L’arrivo di nuovi cittadini, ha portato infatti al rifiorire di molte tradizioni “autentiche”, per evidenziare la propria identità regionale e locale.

I giovani, che rapporto hanno con questo “antico” fenomeno?

È interessante perché i giovani sono particolarmente entusiasti. Questo evento risveglia un forte orgoglio ma soprattutto, dà il diritto di trasgredire per qualche giorno. Si stanno formando nuovi gruppi di Krampus, nei quali ci sono anche bambini (soprattutto a Laces), e questa è un’assoluta novità rispetto al passato. Questo mi ha colpito molto. I bambini mi hanno fatto ridere, sono travestiti, ma si spaventano di loro stessi, poi tolgono la maschera e capiscono di essere solo un personaggio. È un fenomeno curioso.

Ma perché funziona ancora così il Krampus e tutto ciò che ne consegue?

È un forte momento di aggregazione del paese e di ricerca delle proprie origini. Anche se evidentemente si tratta di una tradizione in evoluzione. Le cose non sono immutate e immutabili, le tradizioni cambiano nel tempo, in base alle esigenze degli attori e dei contesti sociali in cui si sviluppano. Oggi appunto, prendono parte al corteo anche donne, bambini e stranieri cosa impensabile prima. Dunque, il corteo rimane qualcosa di autentico, soprattutto per le simbologie, ma anch’esso come ogni cosa, muta costantemente. Qualcuno degli intervistati mi ha detto: “per un giorno sei a-sociale, sei per un attimo quello che nella vita normale non puoi essere. E questo credo racchiuda tutto il senso della cosa.

 

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