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December 12, 2012

People I Know. Barbara Elias da Rocha porta qui il sole del Brasile

Anna Quinz

In grigie giornate invernali altoatesine, ascoltare la voce morbida di Barbara Elias da Rocha porta subito il pensiero a luoghi caldi, soleggiati, lontani. I luoghi dai quali arriva, lei che è nata 33 anni fa a Rio de Janeiro, in Brasile. Giovane donna dai tratti e dai gesti sinuosi, dal sorriso pieno tipico di chi con il sole è nato e cresciuto, Barbara vive da 2 mesi a Bolzano, sposata con un altoatesino che, dice “equilibra con la sua razionalità la mia passionalità ed emozionalità”. Barbara ha studiato ingegneria in Brasile, è poi andata in Erasmus un anno in Francia e lì ha capito che c’era molto altro rispetto al piccolo grande universo brasiliano. Così ha deciso di viaggiare per un po’. Ha lavorato negli USA e lì ha scoperto il suo lato estetico (la mamma è arredatrice di interni) e ha deciso di partire per Milano, per studiare design di interni. A Milano ha frequentato poi un master in innovazione sociale, collegato con il Grameen Creative Lab, fondato da Muhammad Yunus, premio nobel per la pace e creatore del microcredito e del modello del social business. Da qui la voglia di Barbara di mettere insieme le sue conoscenze – di designer e ingegnere – per pensare, creare e realizzare servizi e soluzioni innovative per la società. “Perché”, dice Barbara, “i nostri governi non sono in grado, da soli, di proporre iniziative volte al bene comune, serve che anche noi cittadini ci attiviamo in prima persona, per migliorare la società che ci circonda e la nostra vita quotidiana”. Un cuore caldo, trasportato nel freddo Alto Adige (“climaticamente, perché poi in realtà la gente qui è capace di grandi sentimenti e di legami forti e veri”, racconta Barbara), per portare anche qui, un po’ di sole brasiliano.

Barbara, come e perché a Bolzano?

Con mio marito, altoatesino conosciuto a Milano, siamo venuti a vivere qui per la voglia di stare in un luogo dove mi sembrava che le cose funzionassero abbastanza bene, dove vedevo un raro orgoglio dei cittadini verso la loro terra. Mi piaceva il fatto che l’Alto Adige fosse un luogo molto legato alle sue tradizioni. Oggi siamo un po’ sconvolti dal capitalismo, dal consumismo, dallo slegamento delle radici e qui invece la gente cerca di mantenere vivi i valori del passato. Volevo vedere come tutto questo succede, perché a livello sociale vedo l’Alto Adige come un caso vincente. Mi sembrava una buona occasione per imparare modelli positivi da replicare altrove.

Da qui il Brasile sembra lontanissimo e siamo pieni di preconcetti su questa terra, considerata spesso pericolosa. Oggi però il Brasile è in forte crescita, anche in vista di Olimpiadi e Mondiali di calcio. Come vedi, e vivi, questo cambiamento?

Per 20 anni, stando sempre lì, sentivo di vivere in un luogo senza speranze, dove “corruzione” era una delle parole più usate. Ero demotivata, e venire in Europa era un modo per cercare un luogo più giusto per me. Poi, da lontano, seguendo da spettatrice i cambiamenti del Brasile, ho capito che comunque è un paese dove la gente comune ha voglia di cambiamento e lotta costantemente per questo, senza mai perdere il senso di gioia che caratterizza in modo forte la vita quotidiana. E questo modo di vivere gioioso, che è anche uno scudo contro gli orrori, è una cosa bellissima del nostro popolo. Credo che i grandi valori dei brasiliani siano l’umiltà, la creatività (con poco riescono a fare tanto) e appunto quella gioia di vivere che non ho mai trovato altrove.

E i cambiamenti di Rio, la tua città?

Rio è una delle più belle città al mondo secondo me. Vedo che sta migliorando molto, e spero che questo sia fatto per durare e non solo per i grandi eventi come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio. Quando ero giovane svevo paura, mi erano capitate situazioni di pericolo e volevo andare via, ma tornando noto di anno in anno cambiamenti notevoli e riesco a vivere la mia città in modo più rilassato. Le unità di protezione nelle favelas, ad esempio, hanno diminuito molto il traffico di droga, dando più tranquillità alla popolazione. Oggi la gente va nelle favelas, dove ci sono le feste e le cose più nuove e interessanti. E questo ha permesso anche a noi di conoscere luoghi che prima erano inavvicinabili.

È notizia di questi giorni la morte del maestro dell’architettura Oscar Niemeyer, che ha realizzato in Brasile le sue opere più famose. Da brasiliana, un pensiero su questo personaggio?

Niemeyer ha fatto da zero la nostra capitale, Brasilia, segnando un marchio storico nella sua carriera e nella storia del Brasile, e questo ha fatto sì che diventasse grande simbolo nazionale. Il suo modo di interpretare l’architettura era così legato alla personalità del Brasile: anche se aveva studiato con Le Corbusier, si è staccato del tutto dal maestro, passando da linee rette a curve che rappresentano la sensualità del nostro popolo. Spesso diceva che si ispirava alle donne e alla geografia del Brasile, per i suoi lavori. Ha cambiato definitivamente lo scenario estetico del Brasile. Questo è stato molto importante, perché ha aumentato l’orgoglio che la gente ha per la propria nazione.

Pubblicato su Corriere dell’Alto Adige del 9 dicembre 2012
Nella seconda foto, Barbara è con il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus
 

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