Fugitive @ Apocalyppo Now! Oltre il rock, il metal, l’hardcore. L’intervista

19.07.2012
Fugitive @ Apocalyppo Now!  Oltre il rock, il metal, l’hardcore. L’intervista

Fugitive @ Apocalyppo Now! Oltre il rock, il metal, l’hardcore. L’intervista

19.07.2012

Tre musicisti immersi mente e corpo nella scena musicale locale, con alle spalle svariate esperienze e band, si uniscono per comporre musica strumentale. Con un obiettivo preciso: liberare la musica dalle parole, alla scoperta della potenza universale della melodia. Oltre il rock, il metal, l’hardcore. Si chiamano Sean, Maurice, Eric, e sono i Fugitive. Saranno tra i protagonisti di Apocalyppo Now! (venerdì 20 luglio, Parco Hotel Ciclamino di Pietramurata). Abbiamo scambiato due parole con Sean, il chitarrista della band.

Quando come e perchè ha avuto inizio il progetto fugitive?

I Fugitive nascono da un’idea, o meglio da una proposta di Maurice, di suonare insieme in un periodo in cui né lui né io suonavamo in un gruppo. Inizialmente è nato come “duo” e con l’idea di arrangiarsi in due tra loop-stations e sintetizzatori. Ci siamo poi allargati con un basso, suonato però dalla chitarra del nostro amico Izzo, con il quale abbiamo registrato il primo disco.  Tutto questo nell’autunno del 2010.

Chi sono i “3 guys” che compongono, oggi, la band? Da quali esperienze/band/progetti provengono?

La band è composta da Sean (chitarra), Maurice (batteria) e Eric (basso). Io provengo dal metal e ho suonato in gruppi come Execration, Dayshinerising e più recentemente Slowmotion Apocalypse. Maurice e Eric già suonavano insieme, ormai parecchio tempo fa, nei Soul at Zero. Maurice lo conosciamo tutti per la sua attività con Poison for Souls. Eric invece continua a suonare nei Graveworm, band symphonic black che esce per Nuclear Blast.

Come definite la vostra ricerca musicale? E la naturale evoluzione di chi proviene da un background hardcore in cerca di nuovi stimoli creativi?

Devo dire che, nonostante non abbia mai suonato in una band prettamente hardcore, ne condivido perlomeno lo spirito e quella passione viscerale, e comunque ho risentito della sua influenza a vari livelli in tutte le band in cui suonavo prima. Oggi più che mai sono attratto da quella secchezza e quella essenzialità del riff old-school, hardcore, rock, metal o surf che sia (vedi anche deathmetal o grind o qualsiasi tipo di musica dove il riff sia il fulcro della canzone). Vedo il riff come una melodia in un registro basso, senza bisogno di un accompagnamento, indipendente e con una natura propria: alle mie orecchie riesce a raccontare una storia e perciò ne sono da sempre attratto. Forse anche merito di una cassettina che molti anni fa divoravo quotidianamente e a ripetizione continua: avevo 12 anni e sulla cassettina c’era il primo disco dei Gorilla Biscuits. Un altro pasto quotidiano era la cassettina dei No Choice, gruppo hc di Bolzano. Ironia della sorte, proprio il chitarrista dei No Choice ci ha aiutato lo scorso giugno in tour per un paio di date. A testimonianza, visto che di hardcore parliamo, che con gli anni l’esperienza musicale muta, ma la passione rimane invariata. La nostra ricerca musicale non è qualcosa di programmato e studiato a tavolino e, per quanto suoni scontato, cerchiamo di essere spontanei il piu possibile, tanto é vero che parti di nostre canzoni derivano spesso da lunghe jam sessions in saletta. Ovviamente da parte mia c’è una ricerca personale costante (nel senso che suono molto anche da solo) che poi si riflette nella band. La stessa cosa peró vale anche per gli altri membri del gruppo : ognuno di noi é spesso direttamente coinvolto dall’esperienza musicale a vari livelli. Le nostre idee vengono comunque elaborate sempre come band, in saletta, alla vecchia maniera.

Sentite vostra l’etichetta postrock, un contenitore che tiene insieme cose diversissime dai Tortoise ai Mogwai, dagli Stereolab ai Sigur Ros….?

Ho conosciuto i gruppi che citi soltanto a posteriori e li conosco solamente a livello superficiale. Potrà suonare strano ma nel mio background musicale il postrock non ha mai avuto un posto di rilievo. Il modo di arrangiare le idee e i pezzi sono sicuramente influenzati dal postrock ma per quanto mi riguarda non ho mai ascoltato a fondo queste bands. Gli unici che mi hanno completamente folgorato sono i Pelican: anche loro hanno una marcata influenza metal anche se il risultato finale non può essere etichettato come tale.

Musica solo strumentale, non sentite ogni tanto la mancanza di una voce?

Ogni tanto mi verrebbe voglia di cantare ed esprimermi completamente anche con il nostro strumento musicale, intendo la voce. Ma penso di non essere all’altezza artisticamente! A parte gli scherzi non sentiamo l’esigenza di un cantato. Cerchiamo di “cantare” con lo strumento ed avere un approccio melodico anche grazie all’utilizzo di loop di chitarra, nel  limite del possibile. La scelta é comunque voluta e anche motivata: spesso le parole hanno un effetto distorcente sulla melodia. Le parole sono in grado di suscitare emozioni e nella gran parte dei casi un ascoltatore percepisce e si lascia guidare da queste. Approcciare una melodia senza l’influenza delle parole e del loro significato è tutto un altro paio di maniche e la sua potenza è immensa e universale, senza barriere di linguaggio. Sono convinto che la musica sia una lingua a sé e che renda al massimo e in modo più universale possibile quando in condizione di essere percepita in modo naturale. Nonostante questo amo sentire cantare, anche se credo che non si debba per forza cantare delle parole. Un semplice mugolio può essere più sensato a volte ahahaha

Quali band vi hanno maggiormente influenzato nelle scelte stilistiche?

Personalmente mi influenza qualsiasi gruppo o artista alla ricerca di strutture e progressioni musicali, ma non regolari o standard. Sono attratto da sonorità e accordi sospesi, non definiti e ambigui che facilitano quella dimensione dove puoi interpretare. Invece come approccio allo strumento devo dire che sono pesantemente influenzato da un chitarrista manouche di nome Bireli Lagrene, non tanto per il virtuosismo per cui è famoso ma per il modo un po’ fuori dagli schemi di “cercare” le note sulla chitarra. Una direzione, questa, che sto cercando di intraprendere a piccoli passi. Mi piacerebbe molto in futuro improvvisare completamente interi pezzi dei fugitive mantenendone la struttura originale. Sono convinto infatti che la musica cambi di attimo in attimo e che sia una cosa estemporanea, come il pensiero. Succede infatti di pensare qualcosa e cambiare idea pochi istanti dopo. Sono convinto che la musica debba essere interpretata in questa maniera e lavoro a piccoli passi in questo modo.

Fugitive… da che cosa fuggite?

Ognuno deve fuggire dalla proprie prigioni di tanto in tanto, che si tratti di lavoro o famiglia. Io di più, perché devo fuggire anche da me stesso! Fortunatamente trovo sempre un’oasi nella musica.

fugitive1.bandcamp.com

wearetrouble.wordpress.com

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