Stasera Big Sir al Vintola 18, abbiamo intervistato Juan Alderete

Stasera Big Sir al Vintola 18, abbiamo intervistato Juan Alderete
Pulsante progetto con base a Los Angeles, Big Sir è il prodotto dell’incontro tra Juan Alderete e Lisa Papineau. Il primo è il bassista dei Mars Volta, l’esplosiva rock-prog-psych-free-metal-band di El Paso che cita Fellini e Pasolini come influenze, accanto a Led Zeppelin e Mahavishnu Orchestra, vincitrice nel 2009 di un Grammy Award. La seconda è un’artista dalle biografia intensa, vocalist eclettica, attiva accanto a band come Air, M83 e the Rentals. Il risultato è un pop dalle forti tinte elettroniche e dal sound denso, con tocchi di jazz e rock sperimentale. Trip hop e oltre. In prossimità della data bolzanina del gruppo, abbiamo scambiato due parole con Juan che per l’occasione terrà in città anche un workshop di basso (per info e iscrizioni vanja.zappetti@gmail.com).
R&B, jazz-fusion e hip hop… Come definiresti la musica dei Big Sir?
Direi che la definizione migliore è “hip hop che incontra la new wave anni Ottanta”. Quanto all’influenza del jazz non saprei dire, non ascolto tanto quel genere. L’R&B è molto cool, sono cresciuto con la musica della Motown, adoro quel sound.
Ad ogni modo Big Sir è un progetto molto lontano da quello con i Mars Volta. Come è nato e come si è sviluppato nel tempo?
Il progetto Big Sir è nato dall’incontro tra Tim Commerford (bassista dei Rage Against The Machine), Bruce Bouillet (chitarrista dei Racer X) ed io. Poi si è unita Lisa. Dopo aver registrato parte del primo disco, i Tim e Bruce lasciarono la band e lo finimmo io e Lisa. Col tempo Big Sir è diventato un progetto sempre più divertente e appagante, Lisa ed io oggi abbiamo un ottimo rapporto e amiamo fare musica insieme.
Le canzoni del vostro ultimo album (Before Gardens After Gardens, 2012) sembrano avere un’inflessione più elettronica rispetto al passato, sei d’accordo?
Questo dipende da Logic, il software che abbiamo utilizzato. Ma in realtà il nostro primo disco è quello più elettronico, con ritmiche e loops generati da una drum machine MPC 60 e da una drum machine SP-1200. Penso comunque che l’elettronica abbia sempre avuto un peso importante nella nostra musica per il fatto che il nostro desiderio è di fare musica che suona come Dr Dre e Warren G.
Il rap della West Coast dunque…
Sì certo. Ma potrei citarti come influenze anche DJ Premier dei Gangstarr e i produttori dei dischi dei Public Enemy, the Bomb Squad. I miei gusti musicali si sono sempre mossi in questo ambito, tra R&B, funk e hip hop.
Un colore fondamentale del vostro sound è certamente quello dato dal tuo basso. Chi consideri tuo maestro nel suonare lo strumento?
Steve Evans, il mio vecchio insegnante di basso… and Jaco of course. Entrambi hanno un tocco molto funk/R&B, quello che io adoro e che cerco di trasmettere con la mia musica.
In occasione del concerto, terrai a Bolzano un workshop di basso. In cosa consiste?
Spero che arriveranno tante persone a godersi il suono del basso, col suo timbro profondo e unico. Questo è il mio primo obiettivo come bassista, far conoscere ed apprezzare l’unicità di questo strumento, la sua essenza. Poi io sono sempre alla ricerca di suoni innovativi, quindi sarà anche un’occasione di ricerca e sperimentazione.