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August 24, 2017

Laura Manfredi: fragilità, tra ripetizione e memoria

Mauro Sp
Dal 31 agosto al 7 ottobre 2017, la fortezza di Burg Hasegg ospita "Fragile", mostra personale di Laura Manfredi.

Le solide mura del castello di Hasegg, ad Hall, nel Tirolo austriaco, ospitano una collezione di antichi reperti archeologici, oggetti che persa la loro utilità diventano testimonianze di tempi ed esistenze remote. Stimolata da questi “ricordi tangibili”, Laura Manfredi, artista milanese di nascita, ma austriaca d’adozione, ha realizzato una serie di opere che trovano accanto alla loro fonte d’ispirazione il posto ideale per venire presentate. Dell’imminente esposizione e del ricordare parliamo con Laura.

Fragile: di quale fragilità parlano le tue opere? Può la fragilità farsi virtù?

Il titolo “Fragile” è nato da una telefonata con la curatrice Julia Sparber, quando ci stavamo dedicando alla programmazione della mostra. Julia mi ha detto che sarebbe stato il titolo giusto perché, secondo lei, i miei lavori sono sempre molto delicati.

Cercando in un dizionario etimologico si può leggere che “fragile” significa facile a rompersi, poco resistente, caduco e, in senso morale, si riferisce a chi è soggetto a cadere in fallo. Parente della parola “fragile” è la parola ‘frammento’.

Questo è stato il punto di partenza della mia riflessione. Il punto di arrivo è stata l’ambiguità della definizione di ciò che è la fragilità.

Laura Manfredi_Fragile10p

Che rapporto sussiste tra i lavori che presenterai e Burg Hasegg, lo spazio in cui verranno esposti?

Il rapporto è molto stretto. Ho realizzato i lavori ad hoc per la mostra dopo aver visto lo spazio, che è un museo del conio della moneta ed ha una parte dedicata ai ritrovamenti archeologici fatti in zona. Proprio nella sezione archeologica sono esposti piccoli coltelli, frammenti di bicchieri e vasi di vetro, ossa e piccoli manufatti. Questi antichi oggetti della quotidianità, a pezzi o consumati fino ad essere solo una parvenza di quello che erano, sono stati l’ispirazione per i lavori che presenterò. Si tratta di oggetti “danneggiati” e quindi estremamente fragili, ma allo stesso tempo taglienti e pericolosi. La domanda di fondo su cui ho voluto riflettere è stata dunque: sono questi frammenti di vetro ad essere fragili o siamo noi ad esserlo, perché potremmo ferirci toccandoli?

LauraManfredi_Fragile02

Credi che le tue collaborazioni passate con il mondo del teatro abbiano influenza sul tuo lavoro attuale?

Certamente. Quando concepisco una mostra parto dallo spazio che la ospiterà. Non espongo opere una accanto all’altra, ma cerco di creare un “sistema” in cui le mie opere su carta e le mie installazioni dialoghino una con l’altra. Mi piace costruire un “piccolo mondo”, delle stanze che rimandino a certe sensazioni e che facciano sorgere dei pensieri o delle riflessioni. Sono quindi, in un certo senso, una sorta di scenografia.

Come intendi la tua professione rispetto alle vicende storiche e attuali? Come impegno concreto? In senso “solo” descrittivo?

Il mio lavoro artistico non ha il compito di esprimersi sulle vicende storiche o attuali, quanto piuttosto di riflettere sul quotidiano. Quello che mi interessa sono le sensazioni, i meccanismi mentali, i pensieri che accomunano molte persone. In questo senso cerco con il mio lavoro di evocare e risvegliare sensazioni e pensieri che già ci appartengono.

laura_manfredi_Foto Thomas Boehmp

I dettagli presenti nei tuoi lavori offrono stimoli rievocativi a chi li osserva. Che rapporto hai con il ricordare e/o più in generale con il passato?

Lavoro sui temi della ripetizione e della memoria. Il ripetersi di elementi simili, ma sempre un poco diversi, rimanda alla quotidianità, al ripetersi delle stesse azioni che ogni giorno compiamo sempre uguali, ma sempre con qualche piccolo dettaglio che le differenzia.

La ripetizione ha un forte legame con la memoria. Salviamo tra i nostri ricordi ciò che ci è famigliare (e che quindi abbiamo ripetutamente visto o fatto) e l’eccezionale, che ci ha colpito, impressionato o emozionato. La stratificazione di questi elementi nella nostra memoria e soprattutto l’arbitrarietà apparente con cui questi elementi vengono salvati e associati, mi interessa molto. In questo senso quindi il mio lavoro ha uno stretto rapporto con il ricordare e con il passato.

Foto: ©1, 2, 3 Laura Manfredi; 4 Thomas Böhm

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