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July 29, 2016

Inside Lottozero. Quando il tessile è materia, suono e spazio

Allegra Baggio Corradi
Sabato, 17 settembre alle ore 21.30 inaugura la mostra tessile multimediale 'Inside Lottozero' (17.09–04.10.2016) presso la Kunsthalle Eurocenter Lana con un Sleep Concert della durata di 12 ore.

Preceduta da un’anteprima a settembre alla Kunsthalle Eurocenter Lana nell’ambito del festival di cultura contemporanea Transart, Inside Lottozero si sposterà successivamente a Prato presso Lottozero Textile Laboratories, dove verranno presentate le opere di tredici artisti internazionali accomunati da un interesse per il tessile. Associazioni e riferimenti culturali si intersecheranno con tematiche sociali e politiche, questioni legate all’identità di genere e tradizioni etnoantropologiche dando vita ad un intreccio narrativo declinato attraverso pittura, installazione, performance, video, fotografia, costume e suono. Della durata di un mese, la mostra sarà visitabile attraverso guide in italiano, inglese, tedesco e cinese; un inno all’inclusività e al plurilinguismo del linguaggio tessile su tutti i fronti. La parola ad Alessandra Tempesti, curatrice del progetto.

Kathrin Stumreich_Fabricmachine_credit_Noid_2013Tessa e Arianna Moroder sono le ideatrici del progetto Lottozero – di cui abbiamo già parlato qui - tuttavia hanno affidato a te la curatela della mostra. Come è nata la vostra collaborazione, quale é stato il tuo ruolo e come si é sviluppato il progetto?

La nostra collaborazione è nata circa un anno fa, quando abbiamo scoperto di avere una serie di interessi condivisi che avevano come comun denominatore il tessile ma spaziavano anche in altre discipline, come la sperimentazione sonora e l’arte contemporanea. Io stessa mi sto attualmente occupando di progetti di sound design (con il moniker Gea Brown), dopo aver studiato storia dell’arte ed aver lavorato per anni presso il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze. E’ stato quindi naturale inserirmi nelle riflessioni che Tessa e Arianna stavano sviluppando attorno alla questione del rapporto tra tessile e arte contemporanea. La mostra si pone infatti come obiettivo primario quello di dare uno spaccato, necessariamente parziale, sulle diverse declinazioni che la materia tessile può assumere nel contesto artistico contemporaneo. Da questa contaminazione tra tessile, arte e suono è nata anche la collaborazione con il Festival Transart.

La mostra ha tra le sue peculiarità quella di rivelare, esplorandola attraverso differenti medium, la versatilità del tessile. Quali sono, nello specifico, le sue potenzialità artistiche e come queste sono messe in risalto attraverso la mostra?

La mostra tende ad evidenziare proprio questa capacità del medium tessile di intersecare i diversi linguaggi artistici, passando attraverso la pittura, la scultura, l’installazione, il video, la fotografia, la performance e il suono, oltre ad avere una evidenza maggiore in quelle opere materialmente fatte di tessuto, come il costume di Marjorie Chau (anche se realizzato con fogli di plastica tessuti e lavorati a maglia), le maschere ad uncinetto di Aldo Lanzini, l’arazzo di Nicole Miltner o Fabricmachine di Kathrin Stumreich (una macchina che attraverso dei sensori luminosi traduce la consistenza del tessuto in suono).
Ci interessava proprio mettere sullo stesso piano lavori in cui l’elemento tessile fosse fisicamente implicato ed opere in cui questa presenza diventasse allusa indirettamente, eppure altrettanto intrisa di significato. Come nella simulazione digitale del collettivo Zeitguised, che rappresenta una coreografia di tessuti che si muovono nello spazio come se fossero esseri animati: la smaterializzazione operata dal medium digitale rispetto alla realtà viene ulteriormente accentuata dal fatto che si tratta di tessuti ricreati attraverso un processo di sintesi per mezzo di complessi processi algoritmici.
Le potenzialità del tessile come medium artistico sembrano risiedere nel suo potere metaforico, dovuto al fatto di essere sempre stato intimamente legato alla storia dell’uomo, sin dall’antichità. Basta pensare alle tante espressioni linguistiche fondate su una terminologia che deriva dalla sfera del tessile: “tessuto sociale”, “esistenze appese ad un filo”, “fibra morale” sono solo alcuni esempi che mi vengono adesso in mente. Il tessuto, nelle sue svariate forme anche non materialmente tessili (in mostra abbiamo sculture in porcellana realizzate intrecciando ad uncinetto un filo di pasta di ceramica, opera del duo Khurtova/Bourlanges) ha il potere di assorbire tutta una serie di valenze simboliche, antropologiche, storiche e sociali, che si vanno ad aggiungere alle proprietà formali del tessile, a loro volta nutrite da un ricco patrimonio di tecniche e tradizioni culturali.Aldo Lanzini_The eyes are there where they see, the things are there where they are seen_2009_2010Per quale ragione credi che il tessile così come la ceramica o l’ebanisteria, sia comunemente considerato una pratica  artigianale piuttosto che artistica? Nonostante esempi del passato come gli arazzi, esposti nei musei più prestigiosi del mondo anche di arte contemporanea, cosa esattamente costituisce un ostacolo al valore pienamente artistico del settore tessile?

Con questa mostra abbiamo in realtà voluto evitare di rimanere ancorati a definizioni e categorie di settore, pensando che possa risultare limitante ritagliare nello scenario artistico contemporaneo una nicchia esclusivamente dedicata al tessile, quando sono gli artisti stessi con la portata delle loro opere e del loro pensiero critico a oltrepassare delimitazioni di genere, pur riconoscendo tutto il valore e il significato di momenti storici che hanno rappresentato delle fasi importanti per l’affermazione e la conoscenza del tessile come medium artistico, dalla stagione del Bauhaus alla storia delle Biennali Internazionali di Losanna, che si sono protratte dagli anni ’60 fino agli inizi degli anni ’90.
Più che ricercare una specificità del tessile di carattere materico, tecnico o formale, riteniamo sia più interessante ampliare la visuale seguendo anche le direttrici emerse nelle principali rassegne di arte contemporanea degli ultimi quindici anni (penso in particolare alla Documenta di Kassel e alle Biennali di Venezia), che hanno registrato insieme al processo di globalizzazione dell’arte contemporanea anche una maggiore diffusione del medium tessile da parte degli artisti, che lo hanno liberamente reinterpretato e plasmato con una ricchezza di associazioni e riferimenti culturali che si intersecano con tematiche sociali e politiche, questioni legate all’identità di genere, tradizioni etnoantropologiche.

Il prossimo 17 settembre in concomitanza della mostra si svolgerà anche uno “Sleep Concert“. Puoi darci qualche informazione in merito?

Lo Sleep Concert è stato concepito come parte integrante della mostra; il pubblico infatti, invitato a rimanere nella sala espositiva per seguire i sei concerti che si protrarranno per tutta la notte, potrà ricavarsi un proprio giaciglio per dormire utilizzando i materiali tessili di una installazione site-specific di Arianna Moroder. Con il termine Sleep Concert si intende proprio un concerto pensato per accompagnare le fasi del sonno del pubblico ed essere quindi fruito sia in uno stato di sonno che in uno stato di veglia cosciente o semi-cosciente.
Ci interessava poter aggiungere alla serie di performance che si susseguiranno nella sera dell’inaugurazione anche questa dimensione esperienziale vissuta in prima persona dal pubblico, performer inconsapevole per un’intera notte.
Il concerto diventa quasi il fulcro della mostra stessa, sia per il risalto che assume nell’allestimento, sia per l’accento che pone su una delle funzionalità più basiche e essenziali del tessile nella nostra vita quotidiana, quella legata appunto alla necessità primaria del sonno.
Infine abbiamo voluto in un certo qual modo rovesciare la fruizione classica e “cosciente” dell’opera d’arte, spostando l’accento sulla possibilità inedita di stare per un tempo eccezionalmente lungo in una condizione di prossimità con le opere, tale da lasciare anche solo “inconsciamente” una traccia più duratura nella memoria dei partecipanti.Marjorie-Chau_Caleuche_2014-2016La selezione degli artisti in mostra è basata su criteri specifici legati al loro coinvolgimento con il tessile oppure si basa su altri canoni? 

Circa la metà degli artisti presenti in mostra ha costruito con il medium tessile gran parte della propria ricerca, ma questo non è stato il criterio che ci ha guidato nella selezione, lo dimostra appunto l’altra metà degli artisti che ha scelto di lavorare con il tessile solo in determinate occasioni, quando questo era necessario per dare forma ed espressione ad un particolare pensiero, anche se è significativo che quasi mai si tratti di un caso isolato ma piuttosto di ricorrenze, come se la pregnanza del tessile non potesse esaurirsi in un solo incontro. E’ il caso ad esempio del lavoro fotografico di Virginie Rebetez, che documenta un rito ancora praticato in Sud Africa, legato al momento della sepoltura, che consiste nel coprire le stele funerarie con stoffe e coperte appartenute al defunto, per celarne l’identità fino al momento della effettiva cerimonia funebre; l’artista in una serie fotografica realizzata l’anno precedente aveva già indagato l’icasticità dell’indumento, in un lavoro sempre connesso al tema della rappresentazione della morte.
La selezione degli artisti è stata piuttosto determinata dalla volontà di presentare un ampio ventaglio di possibilità espressive di manipolare la materia tessile, o farne solo allusione, cercando poi di costruire in mostra dei dialoghi effettivi tra le opere, tali da articolare riflessioni più ampie.

L’evento di settembre avverrà all’interno della cornice del Festival Transart. Ci sono degli specifici punti di contatto con il tema dell’edizione del festival di quest’anno?

La collaborazione con il Festival Transart è nata soprattutto per una reciproca comunioni d’intenti: il Festival ha consolidato negli anni una sua forte identità legata a un’idea di trans-medialità, di sperimentazione e contaminazione dei linguaggi tra arte contemporanea e ricerca musicale, esplorando nelle diverse edizioni spazi diversi (spesso di natura industriale, come la Kunsthalle Lana in cui avrà luogo la mostra) in cui costruire proposte innovative anche per quel che concerne la fruizione del pubblico. Ci è sembrato quindi la cornice ideale per presentare Inside Lottozero, che si pone principalmente come un evento multimediale in cui non è possibile scindere la mostra e le performance dal concerto, e viceversa. Così come non sarà quasi possibile separare il giorno dalla notte, il sonno dalla veglia, lasciando piena libertà all’interpretazione soggettiva di chi ne farà esperienza. 

Alberto_BoccardiCi saranno delle differenze espositive/concettuali tra la versione altoatesina della mostra e quella pratese?  

Gli artisti e i musicisti coinvolti saranno pressoché i medesimi in entrambe le sedi, così come la formula del concerto notturno dentro la mostra stessa, con inizio intorno alla mezzanotte al termine di una serie di performance. Quello che cambierà sarà l’allestimento nello spazio espositivo, che in entrambe le sedi cercherà di istituire un legame di senso con l’identità del luogo.
A Prato la mostra si terrà nei locali di Lottozero, centro di ricerca sul tessile fondato e gestito da Tessa e Arianna Moroder, costituendone di fatto l’inaugurazione dell’attività. Come suggerito dal titolo, Inside Lottozero, la mostra allude ad un invito ad entrare negli spazi del centro, in senso sia letterale che metaforico, come condivisione di un pensiero sulle potenzialità del tessile, da studiare e sviluppare nella ricerca, artistica e progettuale. Il duplice senso dell’invito a entrare (ma anche a rimanere per l’intera notte), si ripeterà anche a Bolzano, nella Kunsthalle Lana, spazio indipendente per l’arte contemporanea con una programmazione di mostre temporanee di breve durate e interventi site-specific e partner di Lottozero in questo progetto insieme a Transart Festival; nella Kunsthalle ci saranno sostanziali differenze nel modo in cui le opere, e in particolare le performance, abiteranno gli spazi, ma di più non vorrei rivelare…

Foto: Lottozero
Kathrin Stumreich, Fabricmachine, 2013 © Noid
Aldo Lanzini, The eyes are there where they see, the things are there where they are seen, 2009–2010
Marjorie Chau, Caleuche, 2014–2016
Alberto Boccardi

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