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November 24, 2015

33° Torino Film Festival – Primi assaggi

Cristina Vezzaro
Dal 33° Torino Film Festival, Cristina Vezzaro ci racconta i film, i protagonisti, le storie

Inauguriamo questa rassegna sul 33° Torino Film Festival con un ottimo film francese che potrebbe aggiudicarsi qualche premio. Si tratta di Coup de chaud, di Raphaël Jacoulot, un colpo di caldo per un’estate caldissima nella provincia francese colpita da siccità. I pochi abitanti di un villaggio si riuniscono per far fronte ai problemi contingenti, tra cui la gestione di un ragazzo ritardato del posto cui vengono addebitati furtarelli e fastidi vari. L’afa soffocante fa perdere la testa a tutti, i rapporti si fanno più tesi e le aggressioni da verbali si fanno fisiche fino a culminare in una tragedia.

Improntato sulla traccia di Cronaca di una morte annunciata, il film ha l’indubbio pregio di una trama solida e di una suspense costruita ad arte. Josef (Karim Leklou), il giovane ragazzo disadattato, si stordisce al suono della tecno-house sparata a palla come già il protagonista di Frastuono, di Davide Maldi, in concorso lo scorso anno, ma a differenza di lui ha l’aggravante di essere di origini gitane che ancora più lo alienano dalla ristretta società cui tenta di appartenere. L’impossibilità di farlo lo esaspera, ed esaspera soprattutto chi, attorno a lui, combatte altre battaglie private contro le difficoltà economiche, le tensioni familiari o la definizione della propria identità. Spiccano per la loro assenza quelle istituzioni che la società si è data per contenere questi disagi, e l’iniziativa, lasciata troppo in mani benevole ma inesperte, finisce per soccombere. Emblematica in questo senso è la figura del sindaco, uomo di buon senso che non può spingersi oltre gli strumenti civili di cui dispone. È nel vuoto tra privato e istituzioni che si consuma la tragedia annunciata.

Oltre a Jean-Pierre Darroussin, da qualche anno pressoché onnipresente nel cinema francese di qualità, il pubblico italiano riconoscerà nella madre di Josef, Serra Yilmaz, la Serra di Le fate ignoranti di Ozpetek.

Agli antipodi troviamo Les loups, della canadese Sophie Deraspe, un film che all’afa di Coup de chaud contrappone i ghiacci dell’Atlantico settentrionale, dove la giovane Elie (Evelyne Brochu) sbarca fuori stagione inserendosi in una comunità piccola che si dedica alla caccia delle foche ed è oggetto di continui attacchi da parte degli animalisti. Forse per questo sulla difensiva, gli abitanti del luogo guardano storto Elie e non ne comprendono le intenzioni, prendendola per una giornalista, un’attivista o altro, ma comunque un’intrusa. Le ragioni che portano lì la ragazza sono in realtà due, una probabilmente la conseguenza dell’altra, ed è quando emergono che l’elemento estraneo, la ragazza “di città”, inizia a rompere il ghiaccio e trovare una sua collocazione. L’ossatura del film è buona, forse con una coda non necessaria, poiché la vera protagonista qui sembra essere quella dell’inquadratura iniziale, la natura che domina sovrana certe terre, che determina la vita e la morte e contro cui poco si può.

 

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