Bozner Filmtage Special #02. Federico Campana e le sue “Stimmen Voci Ujes”

Bozner Filmtage Special #02. Federico Campana e le sue “Stimmen Voci Ujes”
Intervista a Federico Campana autore del film “Stimmen Voci Ujes” in in proiezione ai Bozner Filmtage (filmclub) il 17/4/2013 alle ore 19.30.
Il film che hai realizzato insieme ad Alessandro Bandinelli è un bellissimo lavoro di montaggio di materiali di repertorio di cineamatori altoatesini sul quale si innestano riflessioni sull’Alto Adige e sull’autonomia. Nonostante sia un film di montaggio è tutt’altro che freddo, dai vari personaggi emerge infatti un’umanità nascosta ed autentica. Cosa ti ha insegnato sull’Alto Adige e sull’autonomia questo tuo lavoro d’indagine?
Durante la realizzazione di questo film, avevamo la sensazione che prima d’ora nessuno avesse fatto un’operazione simile. Questo nostro lavoro, più antropologico che filmico, ci ha permesso di osservare alcuni degli effetti diretti dell’autonomia sulle persone che la vivono ogni giorno sulla propria pelle.
Per esempio, durante il nostro viaggio per l’Alto Adige (mia e di Alessandro) è subito emersa una cura quasi maniacale del territorio, resa possibile, a mio giudizio, dalla grande vicinanza fra chi governa ed il territorio stesso e che, in base alla mia esperienza, non ha eguali nelle altre regioni d’Italia.
Per contro, questo quasi ossessivo interesse per il proprio territorio porta talvolta ad una chiusura verso l’esterno che, soprattutto nelle zone più periferiche, sfocia in un inconsapevole isolamento, probabilmente coadiuvato anche dalla tradizionale cultura montana ed alpina.
Cosa ci puoi dire sul materiale che hai utilizzato?
La prima cosa che abbiamo fatto è stato immergersi in centinaia di ore di materiale girato in super 8. Le pellicole, provenienti dall’archivio “bewegtes Leben“, coprono un arco di tempo molto vasto, che va dagli anni ’30 fino ai primi anni ’90. Il materiale è di straordinario valore per la sua autenticità e freschezza, tanto che abbiamo dovuto togliere dal montato alcune inquadrature realizzate da professionisti perché risultavano false ed artificiali in confronto alla verità intrinseca che queste immagini private sprigionavano.
Le scelte fatte rispetto al montaggio delle interviste e degli spezzoni dei materiali di repertorio permettono di entrare in una dimensione umana autentica, mai banale o inutilmente individualistica e, cosa di non poco conto, in posizione di autonomia rispetto alla politica. Come sei riuscito a realizzare questo piccolo miracolo?
Il nostro desiderio era di far parlare direttamente il territorio e le persone che lo vivono.
Da un lato attraverso i materiali d’archivio che sono documenti privati e spesso molto intimi. L’altro canale comunicativo di questo film invece era costituito da interviste raccolte recentemente su tutto il territorio dell’Alto Adige. L’idea era quella di raccogliere direttamente dalla viva voce delle persone la loro percezione della storia dell’autonomia, ma anche più in generale del concetto di autonomia interiorizzato negli anni. Abbiamo cercato di bypassare le versioni ufficiali per vedere veramente quello che la gente sapeva a proposito dell’autonomia.
Questo metodo di indagine, quasi pasoliniano (comizi d’amore) ci ha costretti a viaggiare per l’Alto Adige dal Brennero fino a Salorno; un viaggio un po’ stancante ma affascinante.
Il tuo nome compare in diverse fasi della produzione e realizzazione di quest’opera. Per esempio oltre che regista e montatore sei anche compositore delle musiche originali. Ritieni che questa scelta di avere un approccio autoriale e totale all’opera sia un passo, che potrà dare il via ad un nuovo cinema o ritieni invece che tali scelte dipendano solo da questioni di tipo economico?
Con le tecnologie digitali si realizza il sogno di tanti registi ed autori del passato: poter realizzare un film con la stessa facilità tecnica con cui uno scrittore riempie di storie un foglio di carta.
D’altro canto la rivoluzione digitale è anche un’illusione poiché, abbassandosi i costi di produzione ed aumentando a dismisura l’offerta di prodotti di bassa qualità, il singolo film perde di valore e con esso il suo potenziale pubblico. In questo film l’atto creativo era costituito principalmente dal montaggio e quindi mi sono potuto permettere il lusso di seguire personalmente tutte le fasi della produzione, ma ritengo illusorio che occuparsi personalmente di ogni singola fase possa portare a realizzare un buon film. L’energia del singolo è sempre limitata. Come giustamente diceva Fritz Lang: il cinema è come l’architettura. Anche se a ideare il progetto è l’architetto, a realizzare fisicamente l’edificio (o il film) sono le decine, a volte le centinaia di maestranze coinvolte che danno il proprio contributo personale alla realizzazione collettiva di un’opera che magicamente risulta unitaria e coerente.