
Ho un dolorino qui, Collettivo l’Oort, FUTURA FESTIVAL 2026 © Giulia Palaia
Che se ne dica, il teatro vive. Vive nel nostro territorio, vive nei teatri, nelle sgangherate sale prove e, soprattutto, tra le giovani generazioni. È tra le discipline artistiche più complesse, energiche, coinvolgenti e sfidanti che ci si possa concedere di amare. E, oltre ogni cosa, continua a essere uno spazio necessario per interrogarsi sul presente, sperimentare nuovi linguaggi e immaginare il futuro.
In un mondo in cui il settore culturale vive e si nutre di connessioni, c’è una realtà che ha fatto del futuro non soltanto il proprio nome, ma la propria missione. Un luogo di incontro e condivisione artistica, in cui coltivare e far fiorire nuove idee. Futura Festival, giunto quest'anno alla sua quinta edizione, nasce proprio con questo intento. Sotto la direzione artistica di Paolo Grossi (Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt, Bolzano) e Denis Fontanari (Ariateatro, Pergine Valsugana), il festival si configura come un progetto dedicato al sostegno e alla crescita della scena teatrale under 35 del Trentino-Alto Adige. Attraverso un bando rivolto a compagnie, gruppi informali e singoli artisti under 35 attivi sul territorio, seleziona ogni anno una proposta teatrale da accompagnare in un percorso di sviluppo, produzione e residenza artistica, fino al debutto.
Non un semplice concorso teatrale, ma una realtà che si propone come incubatore culturale per le nuove generazioni: un contesto in cui le idee possano trovare il tempo e le condizioni per diventare progetti, e i giovani artisti possano incontrarsi, confrontarsi e costruire una propria identità artistica e professionale. Questo intento si traduce in un'opportunità concreta per i vincitori: avere a disposizione il Teatro Comunale di Gries, uno spazio culturale storico della città di Bolzano, che diventa così luogo di ricerca, sperimentazione e produzione. Non si tratta soltanto di concedere un palco, ma di offrire un sostegno economico, una settimana di residenza in un teatro professionale e la possibilità di confrontarsi con esperti del settore, dando forma a un progetto ancora in divenire. Un'opportunità tutt'altro che scontata, soprattutto in un panorama in cui gli spazi dedicati alla ricerca, alla produzione indipendente e all'espressione di una voce personale sono spesso limitati.

È qui che si inserisce anche il ruolo fondamentale del Teatro La Ribalta, realtà promotrice e organizzatrice del festival, la cui missione culturale trova espressione, anche attraverso la rassegna “Corpi Eretici”, proprio nella volontà di fare da incubatrice a nuovi progetti. Uno degli aspetti più significativi dell'evoluzione di Futura riguarda il suo progressivo passaggio dalla dimensione comunale a quella regionale. Cinque anni fa, quando il progetto è nato, era inizialmente rivolto ai giovani e ai collettivi della città di Bolzano. La scelta di aprire successivamente il bando a tutto il Trentino-Alto Adige ha rappresentato un cambiamento sostanziale nella sua identità e nelle sue prospettive. In questo passaggio si inserisce la collaborazione con Aria Teatro di Pergine Valsugana, diretta da Denis Fontanari, che da due anni affianca il Teatro La Ribalta nella direzione artistica e nello sviluppo del progetto.
In un territorio come il nostro, dove le iniziative culturali tendono ancora spesso a svilupparsi all'interno di confini provinciali, questa apertura assume un significato fondamentale. Siamo abituati a pensare all'Alto Adige e al Trentino come a realtà separate, circoscritte ai propri circuiti culturali e alle proprie comunità. Futura dimostra invece che è possibile provare a superare questa frammentazione. E quale mezzo migliore dell'arte?
Personalmente, la considero una piccola rivoluzione culturale. Saper riconoscere le differenze e fare in modo che non diventino motivo di divisione, ma piuttosto occasione di unione, culturale e non, è forse una delle lezioni più preziose che possiamo trarre da questo esperimento ben riuscito. Accanto alla sua importante missione produttiva, Futura Festival si apre sempre più alla cittadinanza anche attraverso le masterclass, un'importante novità introdotta proprio nell'edizione 2026. Quest'anno sono stati proposti tre appuntamenti gratuiti, rivolti agli under 35 del territorio e dedicati all'approfondimento di differenti linguaggi e pratiche performative. Gli incontri hanno affrontato ambiti distinti e complementari e sono stati condotti dalla compagnia milanese Teatro dei Gordi, dal regista bolzanino Andrea Bernard e dalla danzatrice e coreografa Valentina Dal Mas. Un'aggiunta significativa, che amplia e arricchisce il festival.

Ma quindi, questo sabato, cosa vedremo a teatro? A rappresentare questa quinta edizione è il progetto vincitore del bando 2026, “Ho un dolorino qui” del Collettivo l’Oort, realtà emergente nata a Trento e composta da Giulio Macrì (autore e attore), Beatrice Elena Festi (attrice, regista e drammaturga), Luca Porcelluzzi (musicista e sound designer) ed Elisa Galter (organizzatrice).
Lo spettacolo esplora il paradosso di un ragazzo come tanti che, schiacciato dall'impotenza e dall'ipocrisia di una politica che bombarda in nome della pace, scopre dentro di sé una rabbia primordiale. Una rabbia che lo porta a immaginare atti di ferocia inaudita, per poi sprofondare nella vergogna di essersi scoperto identico a ciò che odia. Un'opera inedita e spaventosamente contemporanea, che affronta le contraddizioni del presente attraverso un linguaggio teatrale sperimentale, in cui parola, musica e suono si fondono.

Il collettivo ha iniziato la propria residenza artistica al Teatro Comunale di Gries il 2 novembre, in vista del debutto di questo sabato 7 novembre alle ore 21. Il percorso proseguirà poi con una replica il 4 marzo 2027 al Teatro Comunale di Pergine, grazie alla collaborazione ormai consolidata con Aria Teatro.

Il percorso di questa quinta edizione di Futura Festival dimostra quanto sia importante offrire spazi e opportunità e racconta la vitalità e la fame della scena teatrale regionale. L'arte ha bisogno di luoghi, risorse, tempo e, soprattutto, di persone disposte a riconoscerne il valore. Futura ci ricorda che le idee crescono quando trovano terreno fertile, che gli incontri possono generare possibilità inaspettate e che superare i confini, in fondo, non fa così paura.
Il futuro del teatro non si aspetta: si costruisce, si sperimenta e, soprattutto, si mette in scena.