Il toy designer e illustratore Luca Boscardin, in dialogo con Anna Quinz, sarà ospite al Parkhotel Mondschein il 1° dicembre 2026 per raccontare il suo universo creativo e il potere del gioco per stimolare immaginazione, curiosità e nuove forme di apprendimento.

© Luca Boscardin
Cosa succede quando il disegno incontra il gioco, la creatività diventa progettazione e un semplice oggetto si trasforma in uno strumento per immaginare, scoprire e crescere? Sarà questa una delle domande al centro del 24esimo Moontalk, il ciclo di incontri curato da franz per Parkhotel Mondschein, che lunedì 1 dicembre alle ore 19 ospiterà Luca Boscardin, toy designer e illustratore di fama internazionale con base a Rovereto.
Il suo lavoro nasce da un'idea tanto semplice quanto potente: lasciare spazio alla fantasia, togliendo tutto ciò che non serve. Un approccio essenziale, in cui forme, colori, materiali e sensazioni tattili si combinano per dare vita a oggetti capaci di coinvolgere bambini e adulti, senza suggerire un unico modo di essere utilizzati. Perché, in fondo, un buon giocattolo non impone regole, ma apre possibilità. E forse è proprio questa la sua funzione più importante: insegnarci a guardare il mondo con curiosità, a sperimentare e a immaginare alternative.
Il percorso di Boscardin attraversa architettura, grafica, illustrazione e design, trovando nel giocattolo una sintesi naturale di queste discipline. Dopo gli studi a Venezia e un'esperienza professionale ad Amsterdam, città in cui ha vissuto e lavorato per diversi anni, è tornato in Italia, portando con sé un bagaglio di incontri, collaborazioni e sperimentazioni. Tra i suoi interlocutori figurano realtà come Magis, Philips, Vitra Design Museum, Triennale Milano e Corraini Edizioni.



Durante il Moontalk, in dialogo con Anna Quinz, Boscardin ripercorrerà alcune delle tappe più significative della sua ricerca, come Cavalcade (2016), una collezione di animali a dondolo nata dall'esperienza dell'autoproduzione e oggi esposta al Vitra Design Museum e alla Triennale di Milano. Un progetto che racconta bene il suo modo di lavorare: partire da un disegno, semplificare le forme e trovare soluzioni progettuali capaci di trasformare un'idea in un oggetto concreto. O Animal Factory (2021), progetto realizzato da Magis in cui il disegno esce dalla carta e assume dimensioni monumentali: animali stilizzati in ferro che diventano elementi di arredo urbano, sculture e, soprattutto, occasioni di gioco e movimento.
Accanto all'attività progettuale, Boscardin conduce laboratori per bambini e studenti e porta avanti un percorso editoriale, anche in collaborazione con la compagna Valentina Raffaelli, con cui ha realizzato diversi libri per Corraini Edizioni. Il dialogo con i più piccoli è anche una parte fondamentale del suo metodo di lavoro: testare un nuovo gioco attraverso le loro domande, osservazioni e reazioni significa lasciarsi sorprendere, mettere in discussione le proprie idee e ricordarsi che un progetto, una volta consegnato a chi lo utilizza, può assumere significati e forme del tutto inaspettati.


È proprio da questa attenzione al gioco come strumento di scoperta e relazione che nasce, per esempio, Siamo tutti pari (2022), selezionato dall'ADI Design Index. Un memory che rielabora le regole del gioco tradizionale per affrontare temi come la diversità, l'uguaglianza e l'accoglienza. Le tessere non sono identiche, ma simili: una scelta progettuale che invita i bambini a riconoscere le differenze e, allo stesso tempo, ciò che ci accomuna. Un esempio significativo di come il design possa diventare uno strumento per trasmettere messaggi importanti, affrontando anche temi complessi con naturalezza, leggerezza e attraverso il piacere del gioco.

Il dialogo con Anna Quinz, direttrice creativa di franzLAB e curatrice della mostra Sciscioré. Il gioco come gesto alpino, ospitata all'ADI Design Museum di Milano, dove Boscardin era presente con la giraffa gigante di Animal Factory e altri oggetti ispirati al mondo dei bambini, sarà l'occasione per esplorare il design attraverso il gioco, ma anche per parlare di infanzia, libertà creativa, educazione e nuovi modi di immaginare il futuro: quello delle nostre case, degli spazi pubblici, delle città e delle relazioni tra generazioni. Perché progettare un gioco, o anche solo un diverso modo di giocare, significa creare occasioni di incontro, scoperta e condivisione. Significa dare ai bambini strumenti per diventare gli adulti di domani, ma anche ricordare agli adulti che dentro ciascuno di noi abita ancora un bambino: quello capace di meravigliarsi, fare domande, inventare mondi e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta.