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Performing Arts

Quando il gioco si fa puro

Andrea Cerri racconta la sua prima stagione alla guida del Teatro Stabile di Bolzano

14.10.2026
Maria Quinz
Quando il gioco si fa puro

Andre Cerri, © Ivo Corrà

Andre Cerri, © Ivo Corrà

«Posso prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico vuoto. Un uomo attraversa questo spazio vuoto mentre qualcun altro lo guarda, e questo è tutto ciò di cui ho bisogno perché si inizi un atto teatrale.»
Peter Brook

Una giostra che gira vorticosamente, accesa di luci che riempiono il cielo blu della sera di strisce colorate e magia. Un vortice luminoso che sembra riecheggiare di risate, ma anche di brividi a fior di pelle, pensieri in libertà ed emozioni semplici, eppure viscerali e profonde, come quelle vissute nei giochi dell'infanzia. È un po’ questo ciò che mi evoca la locandina (con il design di Studio Tomomot ) della nuova stagione teatrale 2026/2027 del Teatro Stabile di Bolzano, accompagnata dal titolo Quando il gioco si fa puro.

Un titolo e un’immagine scelti da Walter Zambaldi, a cui Andrea Cerri è succeduto nell’aprile 2026, che il nuovo direttore ha ripreso e approfondito, riconoscendovi un invito — e una sfida — rivolto agli addetti ai lavori, al pubblico e alla cittadinanza: un incoraggiamento a mettersi in gioco, salire tutti insieme sulla giostra e lasciarsi trasportare in quel grande gioco «serio» e condiviso che da sempre è il teatro. Perché il teatro è anche questo: un «facciamo finta che» che, per la durata di uno spettacolo, ci permette di osservare la realtà da un’altra angolazione, di metterci nei panni degli altri e immaginare mondi diversi. È una delle idee da cui parte Andrea Cerri nel raccontare la nuova stagione dello Stabile: il teatro come esperienza che nasce sulla scena e si compie nell’incontro con gli spettatori, ma anche come spazio di relazione, confronto e crescita collettiva, radicato sul territorio e al tempo stesso capace di aprirsi oltre i propri confini culturali.

Classe 1985, Andrea Cerri lavora da oltre quindici anni nel campo dello spettacolo dal vivo, tra produzione, progettazione culturale e direzione artistica. Nel 2006 è tra i fondatori di Scarti, realtà di produzione e ricerca teatrale con sede alla Spezia, di cui dal 2010 assume la direzione artistica e manageriale e che nel 2022 diventa Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione. Nel suo percorso figurano anche collaborazioni con Balletto Civile e Teatro delle Albe, il coordinamento di Per Aspera ad Astra, progetto dedicato al teatro negli istituti penitenziari, la direzione artistica di Estate in Fortezza e la presidenza di AGIS Liguria. Nell’aprile 2026 assume la direzione del Teatro Stabile di Bolzano.

About the authorMaria QuinzDentro di me è piuttosto affollato. C'è quella che scrive, traduce e adora leggere, ritagliandosi attimi di quiete e [...] More
Il titolo della stagione mi ha colpita soprattutto per la scelta della parola «puro», al di là del gioco di parole. Mi è sembrato anche un invito, forse una sfida. Che cosa vorresti suggerire al pubblico?
Il titolo, in effetti, contiene un invito per il pubblico e una scommessa per noi addetti ai lavori: tornare all’essenza più pura del teatro, alle sue radici, semplici ma allo stesso tempo profonde. Alla base c’è la possibilità di vivere una storia insieme agli altri, mettendosi nei panni di qualcun altro. È quello che fa l’attore quando entra in un personaggio, ma anche ciò che viviamo da spettatori quando, per la durata dello spettacolo, ci lasciamo concquistare da una storia e guardiamo il mondo da una prospettiva diversa. Credo che questo esercizio sia l’essenza del teatro e ciò che lo rende così necessario per il presente, allo stesso modo di altre forme d'arte. Mettersi nei panni degli altri può aiutarci a migliorare come persone e come collettività, a costruire una comunità capace di convivere, favorire la solidarietà e l'empatia, resistendo alla prevaricazione e alla legge del più forte.

È un’idea che sento particolarmente vicina alla missione di un teatro pubblico. Penso alla visione pionieristica di Paolo Grassi e Giorgio Strehler, che hanno contribuito a fondare l’idea del teatro come servizio per la collettività. Il finanziamento pubblico serve proprio a questo: a garantire a più persone il diritto a un'esperienza così importante e costruttiva, che aiuta a crescere e vivere meglio con sé stessi e con gli altri.

Nel costruire il cartellone, come hai lavorato per avvicinare un pubblico ampio e variegato?
Una parte importante del lavoro riguarda naturalmente la scelta degli spettacoli e delle produzioni. Quest'anno saranno presenti nella stagione grandi autori della letteratura, come Calvino, Goldoni e Brecht, ma anche lavori che affrontano temi vicini al nostro presente. I classici, pur raccontando epoche lontane, possono parlarci con grande chiarezza di quello che accade intorno a noi. Abbiamo cercato di costruire una programmazione di qualità, capace di coinvolgere pubblici diversi, da quelli più esigenti fino alle nuove generazioni. Anche la diffusione sul territorio è importante: oltre a Bolzano, la stagione raggiungerà centri come Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno, insieme alla Bassa Atesina.

La Stagione Regionale Contemporanea coinvolgerà inoltre Trento e Rovereto. È un modo per portare il teatro più vicino alle persone e mantenere un dialogo con le realtà culturali del territorio. Avere un pubblico numeroso è importante. Ma i numeri, da soli, non bastano. Mi interessa non soltanto quante persone entrino a teatro, ma anche come ne escano. L’obiettivo è che, dopo uno spettacolo, si sentano in qualche modo cambiate, o almeno arricchite da nuovi spunti di dialogo e riflessione.

Come si apre il cartellone a Bolzano?
La stagione si apre il 20 ottobre con Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht, nella rilettura di Leo Muscato e con Lunetta Savino protagonista: un grande classico del Novecento, ambientato durante la guerra dei Trent’anni che tocca tematiche tristemente attuali. La protagonista del dramma riesce a sopravvivere economicamente vendendo le proprie merci ai due eserciti contrapposti, ma la guerra, mentre le dà da vivere, le porta via ciò che ha di più caro: i tre figli. Questa contraddizione tra economia di guerra e distruzione è un tema che, purtroppo, sentiamo vicino anche oggi.

Un’altra linea importante è quella della contemporaneità, con artisti che stanno reinventando le forme della scena. Un teatro stabile, oltre a custodire una tradizione, deve essere anche il luogo in cui immaginare un teatro che ancora non esiste, che non conosciamo. Penso, per esempio, al lavoro di Licia Lanera, che porterà in scena Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli: un romanzo del 1980 che racconta una generazione inquieta e marginale e che, attraverso la potenza della lingua e l’energia scenica, continua a parlare anche alle nuove generazioni.

Andrea Cerri © Ivo Corrà

La stagione non si esaurisce negli spettacoli. Avete pensato anche a iniziative per rendere il teatro un luogo più accessibile e accogliente?
Sì, è un aspetto che ci sta molto a cuore. Vogliamo che il teatro sia un luogo in cui si possa stare, incontrarsi e scambiare opinioni, anche al di là dello spettacolo. Per questo abbiamo pensato ad agorà, un insieme di iniziative che favoriscano la partecipazione e accompagnino il pubblico nell’esperienza teatrale. Tra queste si terrà il Wednesday Theater Club, un ciclo di incontri informali il mercoledì, guidati da un giornalista della rivista Stratagemmi – Prospettive Teatrali, per parlare degli spettacoli, mettere in relazione i percorsi artistici, le tematiche e i linguaggi utilizzati. L’idea è offrire uno spazio di confronto, in cui l’esperienza individuale possa diventare anche un’occasione di dialogo con gli altri. Sono inoltre in programma una serie di iniziative rivolte ai giovani, come gli appuntamenti universitari, pensati per creare una comunità di spettatori che possa andare a teatro insieme, confrontarsi bevendo una bibita in compagnia, prima o dopo lo spettacolo e visitare anche il backstage. E percorsi più laboratoriali, come GEN-C, il progetto di critica teatrale rivolto agli studenti delle scuole superiori e condotto sempre da Stratagemmi: qui i ragazzi lavoreranno come una redazione, scrivendo recensioni, interviste e approfondimenti che confluiranno in una rivista cartacea.

Un altro progetto guarda ai giovani e alla scena europea. Che cosa prevede NGE - Nuova Generazione Europa?
NGE è un altro progetto a cui teniamo molto, ideato congiuntamente dal Teatro Stabile di Bolzano e dall’Assessorato all’Integrazione europea della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, e realizzato in collaborazione con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Dal 9 al 16 maggio 2027, Bolzano ospiterà una rassegna internazionale dedicata alla nuova scena europea, con spettacoli di giovani artisti italiani ed europei under 35, incontri e momenti di confronto.

Parte del progetto è anche GEN-T, un laboratorio gratuito rivolto a venti ragazze e ragazzi tra i 16 e i 21 anni, che partirà a fine ottobre 2026 e si concluderà a maggio 2027. Con la direzione artistica della compagnia barcellonese Agrupación Señor Serrano - tra le realtà più innovative della scena europea contemporanea - e la drammaturgia di Francesco Alberici, il percorso porterà alla creazione di un lavoro teatrale sull’identità europea contemporanea e futura, che diventerà uno spettacolo in scena il 14 e 15 maggio 2027, nell’ambito della rassegna. L’obiettivo è mettere in relazione giovani del territorio e artisti italiani e internazionali, attraverso un’esperienza di formazione e creazione teatrale che apra uno spazio di confronto su che cosa significhi oggi essere europei e su come immaginiamo il nostro futuro.

Che cosa hai trovato a Bolzano con questo nuovo incarico?
Ho trovato una bella città, un ambiente molto vivace e attento, con un pubblico che esprime un affetto particolare nei confronti del Teatro Stabile. Ho incontrato anche un territorio ricco di istituzioni e di associazioni che lavorano dal basso, contribuendo a un’offerta culturale plurale e di qualità. Nella mia esperienza ho sempre cercato di fare rete con le altre istituzioni, le associazioni e le realtà culturali e artistiche del territorio. Credo che anche un’istituzione importante come il Teatro Stabile abbia bisogno di un tessuto culturale vivo intorno a sé. Mi interessa che possa collaborare con queste realtà, nel rispetto delle diverse funzioni e dell’autonomia di ciascuna, ma anche che sappia ascoltarle e accogliere gli stimoli che arrivano dal territorio e da differenti discipline, linguaggi e forme d’arte. È uno scambio che può contribuire a rinnovare l’istituzione stessa.

Ti mancherà il mare, da ligure?
Un po’ sì! Abbiamo questa nomea in comune, noi liguri e qui in Alto Adige, di essere un po’ chiusi. In realtà qui ho trovato molta apertura e affetto. Sia io sia la mia famiglia siamo stati accolti con grande calore. Per noi è stato un ottimo inizio. Il mare manca, ma lì rimane e ogni tanto lo vado a trovare.

Quando vai a teatro riesci a non pensare al lavoro?
Sì e no. Dipende dallo spettacolo. Quando è capace di non farmi pensare al lavoro, vuol dire che è veramente riuscito.

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Teatro Stabile Bolzano, Andrea Cerri, stagione teatrale 2026/2027, teatro pubblico
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