Contemporary Culture in the Alps
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Visual Arts

Lo spirito del bosco si posa sulla seta

09.07.2026
Francesca Fattinger

 

“Potremmo passare il resto della nostra vita a osservare una sola foglia.” Basta questa frase di Michaela Pircher per capire che “Prati di seta. Lo spirito del bosco in un foulard” non è semplicemente una mostra tessile, è un invito a cambiare sguardo. Perché una foglia non è mai soltanto una foglia: in primavera, in estate o in autunno cambia, restando però sempre materia per la tintura e per la stampa, qualcosa da osservare e trasformare con attenzione. Cambia colore, consistenza, racconta il tempo. Forse siamo solo noi ad aver smesso di guardarla.

Da questa pratica di attenzione nasce il progetto firmato da Michaela Pircher e Herman Kühebacher, entrambi di Villabassa, in Alta Pusteria. Più di duecento foulard di seta tessuti a mano e stampati con foglie, fiori e piante raccolti nei prati, nei boschi e nei giardini del paese trasformano un accessorio in una geografia sentimentale del territorio. La mostra trova casa negli spazi della Casa Wassermann, edificio storico che oggi ospita il Museo del Turismo dell'Alta Pusteria, ma soprattutto restituisce al paese un racconto che nasce proprio da lì, dai suoi sentieri, dai suoi alberi e dalle persone che li abitano.

© Michaela Pircher, Giuseppe Mariani

La storia, però, non nasce da un'idea improvvisa. Michaela sorride quando racconta che la “scintilla” in realtà è arrivata molti decenni fa, quando da ragazzina ha scoperto il mondo della tessitura. Da allora sono arrivati anni di studio, ricerca, tintura naturale, filatura, didattica. Lei e Herman si definiscono prima di tutto artigiani, persone che continuano a imparare ogni giorno un mestiere antico, più che artisti. Poi, quasi per gioco, osservando una mostra allestita nel piccolo museo di Villabassa, si sono detti: “anche i nostri tessuti possono essere quadri”. Da quella battuta è nato tutto.

La cosa più bella è che il progetto ha smesso subito di appartenere soltanto a loro. “Coinvolgiamo tutto il paese”, si sono detti. E così è successo davvero. Le persone hanno raccolto fiori dai propri giardini, hanno portato foglie, piante, materiali. Villabassa è entrata dentro ogni foulard senza quasi accorgersene. Non come semplice sfondo, ma come autrice silenziosa di un'opera collettiva. Ogni foulard è irripetibile, non per una scelta estetica, ma perché la natura non replica mai se stessa. Una foglia cambia a seconda della stagione, della pioggia, del sole, dei tannini, del terreno, e anche conoscendo perfettamente la tecnica, arriva sempre un momento in cui bisogna lasciare spazio a qualcosa che non si controlla.

© Michaela Pircher

È forse questa la lezione più preziosa della tintura naturale. Michaela racconta che lavorare con i colori vegetali le ha insegnato proprio questo: “accettare ciò che sfugge al controllo”. Prima viene la competenza – conoscere tempi, fissaggi, antiche ricette, materiali – poi arriva la natura, che completa il lavoro seguendo regole proprie. Non esiste la copia perfetta, esiste solo un dialogo continuo e incessante.

In un tempo che richiede incessantemente velocità, disponibilità continua e produzioni seriali, “Prati di seta” procede invece al ritmo delle stagioni. Non si decide di tingere quando lo dice il calendario degli impegni. Si tinge quando la pianta è pronta. L'iperico arriva a giugno, le foglie d'autunno hanno il loro momento, l'inverno invita alla filatura e al lavoro al caldo. “Bisogna sottomettersi”, racconta Michaela. Non come rinuncia, ma come modo per ritrovare un tempo che il corpo conosce ancora, anche se abbiamo smesso di ascoltarlo.

© Michaela Pircher

E forse è proprio questa riconciliazione con il tempo naturale che attraversa tutta la mostra. Dietro ogni foulard non c'è soltanto una composizione botanica, c'è la memoria del luogo in cui è stata raccolta una foglia, la storia di un giardino, una passeggiata nel bosco, una stagione vissuta fino in fondo. Persino gli “intrusi”, come qualche ramo di eucalipto recuperato prima di diventare uno scarto, raccontano una filosofia che non spreca e che continua a cercare valore nelle cose apparentemente marginali.

Il progetto parla anche di seta, naturalmente. Una seta prodotta, osservata da vicino, studiata, raccontata, rispettata. Accanto ai foulard in mostra trovano spazio anche i bachi da seta allevati dai due tessitori, simbolo di una ricerca che intreccia storia, biodiversità e cultura materiale. Un modo per ricordare quanto sapere si nasconda dietro un filo apparentemente leggerissimo. Questo il messaggio per me più forte che rimane parlando della mostra: la consapevolezza che intorno a noi esiste un patrimonio di conoscenze che rischia di scomparire se nessuno continua a praticarlo e raccontarlo. “È importante, se no va tutto dimenticato”, dice Michaela quasi alla fine della conversazione. Una frase semplice che sembra riassumere il senso dell'intero progetto e che ha continuato a riecheggiare in me per molto tempo.

© Michaela Pircher

La mostra rimarrà visitabile per tutta l'estate, fino al 4 ottobre. Dopo l'inaugurazione, il programma proseguirà con due incontri dedicati alla storia della seta in Tirolo, condotti dal presidente dell'Accademia Tessile Europea, Richard Vill, studioso capace di coniugare rigore della ricerca storica e autentica passione per il tessile (lo avevamo intervistato qui). Il suo lavoro non si limita a conservare il sapere, ma lo rimette in circolo, rendendolo accessibile e attuale. Sarà lui a guidare il pubblico alla scoperta di una tradizione che attraversa secoli e territori, mostrando come la seta abbia lasciato un'impronta significativa anche nel Tirolo. Gli incontri si terranno il 10 luglio, in lingua tedesca, e il 12 agosto, in lingua italiana: due occasioni per approfondire una storia che, proprio come le foglie e i fiori impressi sui foulard, continua a raccontare un territorio con discrezione, senza fare rumore.

© Michaela Pircher
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Tags

piante, Herman Kühebacher, Weber, seta, villabassa, tintura, Michaela Pircher, Niederdorf, Handweber
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