Dal 27 giugno all'11 luglio 2026 torna il Pergine Festival di nuovo in viaggio per esplorare l'umano

Cirque Inextremiste Damocles, © Pergine Festival
C'è un filo invisibile che unisce i luoghi alle persone che li abitano e Pergine Festival prova a renderlo visibile attraverso il teatro, trasformando il territorio in una trama di spettacoli, incontri e riflessioni. Dal 27 giugno all'11 luglio 2026, la 51ª edizione del Pergine Festival rilancia questa sua vocazione con un titolo che è già un manifesto Geografie Umane. “Vorremmo che Pergine Festival diventasse davvero un crocevia in grado di trasformare i luoghi e, in qualche modo, anche le persone attraverso l'incontro” spiega Enrico Castellani di Babilonia Teatri che segue la direzione artistica del festival. È da questa convinzione che prende forma un programma che supera il concetto tradizionale di festival per trasformarsi in una rete di esperienze disseminate sul territorio. Non è un caso che gli spettacoli escano sempre più dai teatri per abitare luoghi normalmente estranei alla scena. Accanto agli spazi ormai simbolo della manifestazione, come l'ex Rimessa Carrozze e il Teatro Comunale, il festival coinvolge il Parco Tre Castagni, il Forte delle Benne, il cortile di Palazzo Ippoliti, il Castello e perfino il campanile della chiesa dei Frati. Al Pergine Festival il teatro non aspetta il pubblico, ma lo raggiunge nei luoghi della quotidianità, trasformandoli temporaneamente in spazi di relazione. È un modo diverso di intendere la cultura, che non si limita a occupare edifici dedicati, ma si intreccia con il paesaggio e con la memoria dei territori.


È la stessa logica che anima gli appuntamenti gratuiti del sabato mattina nelle piazze, dove performance e laboratori possono essere incontrati quasi per caso, magari durante una passeggiata o andando al mercato. Forse è proprio questa la sfida più importante che Pergine Festival prova a raccogliere, dimostrare che la cultura non vive soltanto nei luoghi deputati, ma soprattutto nelle relazioni che riesce a generare. Per questo alcune delle esperienze più significative non coincidono necessariamente con uno spettacolo. Salire di notte al Forte delle Benne o attraversare il sentiero di Arte Sella riaperto dopo la tempesta Vaia significa vivere il paesaggio in modo nuovo, facendo del cammino parte stessa dell'opera. Ed è forse questa l'immagine che meglio riassume il senso di Geografie Umane: non limitarsi ad attraversare i luoghi, ma lasciarsi attraversare da essi. Perché un festival può certamente offrire spettacoli, ma quando riesce a modificare, anche solo per una sera, il modo in cui guardiamo una piazza, un bosco o una fortezza, allora sta facendo qualcosa di più, sta costruendo comunità.
