A Chiusa, per il festival diffuso “Una Boccata d’Arte 2026”, il nuovo progetto di Francesco Alberico curato da Valerio Panella e Valentina Merz

Francesco Alberico © Caterina Cantò
Francesco Alberico © Caterina Cantò
Sono da sempre affascinata dai volatili, dal loro aprire le ali e spiccare il volo, dal loro parlarsi in quella lingua che alle mie orecchie suona fantastica. Quei cinguettii, quel sottofondo che in queste giornate sembra non lasciarci mai. Ogni volta che muovo le scapole, o semplicemente qualcuno le nomina, penso che siano le nostre ali mancate. Dentro di noi abbiamo tutti e tutte un istinto al volo, alla leggerezza, che non è mai superficialità ma piuttosto quel “planare sulle cose dall’alto” di calviniana memoria. Ognuno di noi, se chiude gli occhi (chiudeteli, dai!), ha dentro il petto un uccello pronto a donargli la forza, la leggerezza e la tenerezza necessarie per affrontare ogni passo della vita. Per questo, appena ho saputo del lavoro di Francesco Alberico, “Vogelrat. Il consiglio degli uccelli”, ho sentito immediatamente una vicinanza profonda con questo progetto. Forse, perché parla di uccelli, ma soprattutto perché parla di noi, dei nostri desideri di libertà, di riconoscimento e di possibilità.
L’opera inaugura sabato 20 giugno a Chiusa nell’ambito della settima edizione di “Una Boccata d’Arte”, il progetto diffuso di arte contemporanea promosso da Fondazione Elpis che, dal 2020, porta ogni anno venti artisti e artiste in venti borghi italiani, uno per ciascuna regione. L’iniziativa nasce dall’idea della fondatrice Marina Nissim di creare occasioni di incontro tra arte contemporanea, territori e comunità locali, attraverso interventi site-specific che si sviluppano a partire dall’ascolto e dalla relazione con i luoghi che li accolgono.

Per l’edizione 2026 il Trentino-Alto Adige è rappresentato da Chiusa, borgo della Valle Isarco dal forte carattere storico e culturale, dove Francesco Alberico presenta “Vogelrat. Il consiglio degli uccelli”, progetto curato da Valerio Panella e Valentina Merz. Più che un’installazione, è un processo partecipativo che intreccia ricerca artistica, immaginazione e inclusione sociale. Nato dal dialogo con la comunità locale, il progetto coinvolge la SEEBURG, struttura per persone in situazione di handicap a Bressanone, in un percorso creativo condiviso. Attraverso la lettura di leggende altoatesine e attività di autorappresentazione, i e le partecipanti hanno immaginato e disegnato creature alate poi trasformate collettivamente in manufatti tessili realizzati con materiali di recupero.



Come scrive il curatore Valerio Panella: “l’opera nasce da un processo in cui l’immaginazione diventa spazio di relazione e occasione per il racconto di sé, all’interno di un laboratorio creativo con gruppi e soggettività neurodivergenti. Le creature alate danno forma a identità e desideri, rendendo visibile ciò che spesso resta ai margini”. Panella sottolinea inoltre come il progetto si distingua non soltanto per la sua qualità formale e simbolica, ma anche per la finezza relazionale che ne costituisce il fondamento e, insieme, la più autentica ragion d’essere. Fin dalle prime fasi, infatti, il lavoro ha preso forma attraverso l’ascolto del territorio e la costruzione di rapporti di fiducia con le persone coinvolte.
La figura dell’uccello diventa qui molto più di un elemento iconografico. Secondo il curatore, “essa condensa con grande efficacia un nucleo di significati profondi”: richiama le favole e le leggende alpine ma, allo stesso tempo, dà forma a “un desiderio più intimo e quasi inconscio”, quello di alleggerirsi dal peso della gravità, della fatica e dei limiti imposti dalla quotidianità. Proprio in questa tensione tra immaginazione e realtà emerge la dimensione più potente del progetto: “la figura dell’essere alato diviene un potente dispositivo empatico”, capace di parlare “a quanti affrontano ogni giorno la propria condizione di disabilità - fisica o mentale - confrontandosi con ostacoli che per altri restano invisibili”. L’obiettivo non è tanto rappresentare l’altro, quanto costruire le condizioni perché l’altro possa apparire, esprimersi, essere visto.


L’installazione prenderà forma lungo Via Città Alta, nel cuore del centro storico di Chiusa, dove le figure tessili comporranno una sorta di colonia temporanea di volatili. Un intervento che, trasformerà lo spazio pubblico in “un luogo di passaggio tra esperienza privata e dimensione civica, tra fragilità e presenza, tra invisibilità e condivisione”.
Per l’artista, Francesco Alberico, il processo di lavoro è stato rivelatore. Raccontando l’esperienza con gli utenti della struttura Seeburg, spiega: “Il laboratorio con gli utenti della struttura Seeburg ha avuto sia una componente legata al disegno, attraverso la realizzazione di autoritratti sotto forma di uccelli, che una parte dedicata alla scrittura tramite un questionario con il quale delineare un messaggio da portare simbolicamente in volo sulla città di Chiusa”. La scoperta più significativa è arrivata proprio alla fine del percorso: “È stato sorprendente scoprire che all’ultima domanda del questionario, in cui chiedevo se facesse loro piacere che la propria opera venisse esposta in città, o se, al contrario, fossero contrari ad esporla, tutti i partecipanti hanno risposto positivamente”. Per Alberico questo ha rappresentato “una conferma del fatto che il lavoro realizzato insieme abbia intercettato un desiderio condiviso di visibilità da parte dei partecipanti” e ha reso evidente “il bisogno di uno spazio e di un dialogo che forse difficilmente si riesce a trovare quando si è in una condizione di marginalità”.
Tra tutte le creature immaginate durante il laboratorio, l’artista ne sceglie una come simbolo dell’intero progetto: “sceglierei il pavone che ha disegnato Andreas. Grande, colorato in modo vivace, con le ali spiegate e le piume aperte”. Nel messaggio che accompagnava il disegno, il pavone chiedeva semplicemente questo: “di fargli spazio, perché voleva camminare fiero lungo il corso di Chiusa”. Un’immagine che riassume perfettamente il senso di “Vogelrat. Il consiglio degli uccelli”: rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto, trasformando l’arte in uno spazio di ascolto, riconoscimento e partecipazione.
L’inaugurazione di “Vogelrat. Il consiglio degli uccelli” di Francesco Alberico, progetto curato da Valerio Panella e Valentina Merz nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2026, si terrà sabato 20 giugno 2026 alle ore 10.00 con ritrovo in Piazza Parrocchia a Chiusa (BZ). L’opera sarà visitabile per tutta la durata della manifestazione, dal 20 giugno al 4 ottobre 2026. Un ringraziamento speciale va alla Società Cooperativa Turistica Chiusa, Barbiano, Velturno e Villandro, a SEEBURG – Struttura per persone in situazione di handicap a Bressanone, all’Associazione dei Vigili del fuoco volontari di Chiusa, al Museo Civico di Chiusa, ad Albert del Bar Albert e a tutta la comunità di Chiusa che ha sostenuto il progetto con grande entusiasmo.